Ebine Yamaji. Kiriko Nananan. Takako Shimura. Questi i nomi delle più rinomate, almeno in Occidente, autrici di josei (fumetti giapponesi destinati a un pubblico femminile adulto) che trattano l’amore tra donne. Scorrendo i titoli delle edizioni francesi delle loro opere più famose, è inevitabile che salti agli occhi un dettaglio: Fleurs bleues (autrice: Takako Shimura), Blue  (Kiriko Nananan), Indigo Blue  (Ebine Yamaji). Tra queste autrici, solo una risulta edita in Italia: Ebine Yamaji, di cui tre opere sono state pubblicate da Kappa Edizioni a partire dal 2005, mentre Takako Shimura è nei progetti annunciati dalla casa editrice Renbooks. In Francia i lavori di tutte e tre sono reperibili dal 2004. Resta ancora da stupirsi pertanto se nel 2010, in quel di Lille, proprio il blu è diventato un colore caldo?

coverilblucolorecaldoIl graphic novel Le bleu est une couleur chaude, edito da Glénat nel 2010, racconta di un amore che sboccia, cresce tra tante insicurezze e difficoltà, matura, per venire poi troncato dalla malattia e dalla morte. Il lettore è invitato a partecipare all’azione attraverso gli occhi della giovane artista Emma, allorquando riceve una lettera dalla donna amata, Clémentine, con cui per diversi anni ha convissuto. È un congedo sereno dall’esistenza e, insieme, un messaggio di speranza e di consapevolezza che tutto, della vita e dell’amore, ha un valore, anche se la vita o l’amore finiscono. Dopo questo prologo, viene adottato il punto di vista dell’altra donna, attraverso l’espediente narrativo del diario: Emma legge il diario di Clémentine e rivive in questo modo tutta la loro travolgente storia con i suoi occhi.

Clémentine ha quindici anni e prova le abituali insicurezze di chi si affaccia, da adolescente, sulla soglia di un passaggio obbligato. Nuovi territori da esplorare, nuovi sentimenti da gestire. Il primo appuntamento con un ragazzo e i tentativi di costruire un’intimità con lui, però, la mettono sull’avviso… un dubbio che diventa certezza quando conosce Emma dai capelli blu, di qualche anno più grande e già con le idee chiare circa la sua identità e il suo futuro. Inevitabile il conflitto scaturito dalla progressiva presa di coscienza della propria diversità, con annessi dubbi morali. Che sia giusto seguire la propria natura? È una continua epifania per Clémentine: la scoperta di cosa significa amare, come donarsi, come ferire, ferirsi e guarire. Il rito di passaggio la consegnerà, adulta, a un rapporto che finisce col logorarsi a causa dell’intrinseca diversità delle due, fino al subentrare della malattia e della morte. Neanche la morte, però, sa scrivere la parola fine, perché “forse l’amore non è eterno, ma ci rende eterni”.

EmmaLa giovane Julie Maroh ha impiegato anni nella realizzazione dell’opera che, si intuisce, è cresciuta con lei e l’ha accompagnata nutrendosi delle sue esperienze, scoperte, vita vissuta. Chi legge tra le pagine ha veramente l’impressione di trovarsi di fronte a una tranche de vie, seppur con qualche concessione al patetismo e alla letteratura. Nonostante qua e là emerga l’incertezza da opera prima o qualche imprecisione grafica, il sapore autentico rende il volume godibile e meritevole della pioggia di premi e riconoscimenti raccolti dalla sua pubblicazione. D’altro canto, nemmeno l’autrice avrebbe mai potuto immaginare che il suo lavoro un giorno avrebbe ispirato il film vincitore della Palma d’Oro a Cannes. Abdellatif Kechiche, regista di La Vie d’Adèle, ha rielaborato la storia presente nel graphic novel, focalizzandone lo stesso tema (la perdita dell’amore), prendendolo però in esame da un diverso punto di vista.

L’azione del film non muove dal 1994 come nell’opera cartacea, ma è ambientata ai nostri giorni e il nome della protagonista non è Clémentine, bensì Adèle, come l’attrice che la impersona, la bella Adèle Exarchopoulos. Nonostante ciò, nella prima metà del lungometraggio gli avvenimenti del fumetto sono a grandi linee rispettati. Poi, nella seconda metà, la pellicola sviluppa una direzione differente, regalando alla protagonista un destino uguale e diverso rispetto al suo corrispettivo cartaceo. Adèle, in confronto a Clémentine, ha una voglia e un desiderio di donarsi superiore, un campo sensoriale orientato prevalentemente sul gusto, come vogliono ribadire gli insistenti riferimenti al cibo. Viene inoltre sottolineata la sua predisposizione all’insegnamento e la sua attenzione ai bambini e alla scuola, campo in cui si realizzerà nel mondo del lavoro. La letteratura la affascina e l’autore da cui tutto muove è ovviamente l’autore-feticcio del regista: Marivaux.

Elementi importanti nel graphic novel, quali il dissenso interiore, l’accettazione della propria diversità, il conflitto con i genitori, la presenza di una rivale come ostacolo iniziale alla relazione tra le due protagoniste, nella versione in celluloide non esistono. Il film vive in modo perfettamente autonomo rispetto al libro cui si ispira, il regista ha ripensato e rivissuto la storia dandone un’angolazione personale e, per forza di cose, lontana da quella della Maroh.

adelemovieCiò che interessa ad Abdellatif Kechiche è la crescita di Adèle da ragazza a donna, la sua parabola di essere umano carico di sofferenza e amore, la tesi e l’antitesi priva della sintesi liberatoria. Non stupisce dunque che la Maroh, dal suo blog, pur dichiarandosi onorata di aver ispirato una Palma d’Oro, mostri il proprio sconcerto non tanto di fronte alla visione del regista, quanto riguardo alle scene di sesso tra le due protagoniste. Tali sequenze, pur durando pochi minuti, sembrano lunghissime, eccessive e ridicole, al punto che in sala risuonano puntualmente le risatine di chi non le comprende. L’ottica del fumetto è tutta dall’interno, battendosi per esprimere il disagio di chi si sente criminalizzato solo perché diverso.

Il regista ha invece indagato dall’esterno, seguendo da vicino la sua Adèle, incollandole addosso la telecamera, decontestualizzando la storia d’amore dal suo orientamento e dandole un carattere più universale, meno tragico e disperato e più drammatico e possibilista; non a caso, al titolo La vie d’Adèle è stato aggiunto chapitres 1 & 2. Entrambe le opere risultano simili in apparenza, diverse nel profondo. Due prodotti pregevoli e giustamente blasonati, che nascono con differenti motivazioni e soprattutto con diversi intenti, pertanto non sovrapponibili.

Blog ufficiale dell’autrice (in francese) 

Titolo: Il blu è un colore caldo
Titolo originale: Le bleu est une couleur chaude
Autore: Julie Maroh
Casa Editrice: Rizzoli Lizard
Anno: Ottobre 2013
Genere: drammatico
Costo: 16 Euro
Pagine: 160,  colore

the author

Nata a Cosenza, vive tra Roma e Bologna. Collabora dagli anni Novanta a fanzine e prozine sui fumetti, sceneggia l’albo "Korea 2145", disegnato da Enzo Troiano, vincendo nel 2005 il premio Carlo Boscarato, categoria miglior esordio. Scrive di Tezuka Osamu per www.osamushi.it e cogestisce il sito Shoujo Manga Outline (www.shoujo-manga.net). Insegna nei licei e collabora come sceneggiatrice per Kleiner Flug. Diversi suoi racconti sono raccolti in antologie (Delos Books, Alcheringa, Plesio). Ciò che fa e non le basta mai: viaggiare, scrivere, stupirsi.

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