Filit –  Festival internazionale letteratura e traduzione a Iaşi

Lo scorso 23 – 27 ottobre si è tenuta a Iaşi, piccola cittadina a nord est della Romania, al confine con la Moldavia, la prima edizione del Filit, Festival internazionale della letteratura e traduzione.

Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare e la primissima cosa che ho notato è stato il nome dato alla rassegna: con esso la traduzione trova una sua collocazione specifica. Scelta a mio avviso indovinata perché è in questa distinzione che le caratteristiche di scrittura e traduzione trovano esaltazione, specifica connotazione, evitando così anche una ormai ben superata subordinazione dell’una all’altra.

L’intera cittadina di Iaşi si è vista coinvolta nei diversi eventi del Festival. Prima di tutto i dibattiti e le conferenze hanno avuto luogo in molteplici spazi nei vari punti della città, dagli istituti di cultura, ai cinema, al teatro cittadino, fino alle sale della biblioteca centrale e dell’università. Una selezione trasversale che ha altresì rispecchiato lo spirito del Festival stesso, coinvolgendo addetti ai lavori, esperti, studenti, lettori, appassionati come la sottoscritta.

Malgrado Filit avvenisse contemporaneamente al BookFest (salone del libro inteso in senso classico, dedicato all’esposizione e vendita di libri), era ben più che evidente come Filit non avesse l’intento di vendere libri, che non si trattasse di un evento creato esclusivamente per incrementare le vendite delle case editrici e strumentale alle operazioni di marketing degli autori, come invece, purtroppo, avviene oggigiorno in alcuni festival culturali e letterari italiani.

Filit è stata un’occasione per discutere e confrontarsi, per rendere chiaro che, in un momento di crisi economica e intellettuale, si debba puntare sulla cultura, sulla letteratura e sulla traduzione, da intendersi, appunto, come veicolo di internazionalizzazione in Europa.

Palatul_culturii_iasi

La Romania, dunque, paese spesso oggetto di invettive e critiche da parte dell’Europa “ricca e benestante” (che ormai non lo è più, ma che ancora s’illude di esserlo) ha intrapreso una strada differente, alternativa. Ha scommesso su un Festival investendo risorse e denaro, dimostrando che la cultura porta benessere, che con la cultura si possa crescere e distinguersi. È un paese a noi vicino, il romeno è una lingua romanza altrettanto familiare all’italiano quanto il francese e lo spagnolo. Eppure, da noi, è percepito come lontano, è mal giudicato, è tenuto a distanza. E in questo periodo in cui si discute d’immigrazione, di clandestinità, in cui lo spirito nazionalista della peggior specie sembra prendere il sopravvento per poi lasciar spazio solo alla commiserazione, si potrebbe anche smettere di adoperare le sempre uguali prospettive sul mondo e iniziare a usare classificazioni diverse, o perché no, anche smettere di usarle.

Allora, impariamo dalla Romania, puntiamo su quello che davvero abbiamo di buono, facciamo crescere anche il nostro paese in una certa direzione, non facciamoci conoscere per gli scandali, abbattiamo le élite culturali, eliminiamo le tariffe di partecipazione ai festival, creiamo eventi culturali che non servino solo a far scrivere articoletti e utili per dirette radiofoniche e televisive compiaciute. Parliamo di letteratura, parliamo di autori che scrivono non solo per vendere un libro l’anno, creiamo occasioni per parlare di traduzione da chi sa farla e per chi vuole farla, coinvolgendo la società civile e non solo gli intellettuali e coloro che si vantano di esserlo. Svecchiamo il nostro paese e iniziamo a considerare la cultura non una merce, ma un terreno comune e comunitario.

the author

Nata a Napoli nel 1983, nel 2010 si è laureata in lingue all’Università di Helsinki. Lavora come traduttrice editoriale e free-lance dal finlandese e dall'inglese e come lettrice esterna per diverse case editrici italiane. La letteratura, la lettura, i libri, le storie, la traduzione sono il suo lavoro, la sua passione, la fibra delle sue giornate. Ama i gatti e in particolare la sua gattina Nené, la pizza, i film in costume, Schubert e Leonard Cohen. Il suo romanzo preferito è senza dubbio Guerra e Pace di Tolstoj.

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