Nei giorni scorsi hanno fatto scalpore le dichiarazioni fatte da Marco Ferrario, co-fondatore di Bookrepublic. Appena tornato dalla manifestazione “BiB” (“Books in Browser”), svoltasi a San Francisco, Ferrario ha rilasciato un’interessante intervista ad Affaritaliani.it in cui ha dichiarato che «le società emergenti dell’industria del libro sono create e gestite molto più spesso da ingegneri che da editoriali».

«Ci sono molte start-up che stanno lavorando sia sul lato autore (esperienza di scrittura e publishing) sia sul lato lettore (esperienza di lettura), proponendo in entrambi i casi soluzioni tecnologiche che modificano, o meglio ampliano, le possibilità di approccio alla scrittura e alla lettura

«La nuova generazione di aziende editoriali (post-Amazon, Apple e Google) che sta nascendo tra Los Angeles e Seattle è fortemente tecnologica ed è plausibile supporre che tra queste ce ne sia qualcuna destinata a diventare un big player del settore; Inkling ne è un esempio. Si tratta di un ulteriore cambiamento strutturale che dobbiamo mettere in conto.» Ferrario ha poi concluso dicendo: «Questa è una fase di trasformazione e a guidarla è la tecnologia; per questo le nuove aziende sono fondate e gestite da ingegneri. Ciò non vuol dire che gli editoriali non servano più, sarebbe paradossale; ma non sono loro i protagonisti del cambiamento.»

Affermazioni molto discutibili che è bene analizzare con attenzione. Innanzi tutto bisognerebbe smetterla di portare avanti questo inutile antagonismo tra ingegneri e umanisti. Viviamo nel 2012, non nel 1800, ed è assurdo continuare a pensare che un ingegnere non possa scrivere o gestire al meglio una casa editrice, o che un laureato in lettere non possa conoscere i linguaggi di programmazione o creare database efficienti. Un umanista non può costruire una casa, siamo tutti d’accordo, ma neanche tutti gli ingegneri possono farlo, nonostante quello che pensano in molti. Nell’era di internet la cultura è diffusa e disponibile, e bisognerebbe smetterla di considerare la laurea come un’etichetta per classificare le potenzialità del laureato.

Oltre a questo, poi, c’è il problema di questa malefica rivoluzione digitale. Già, perché gli e-book sono un’invenzione del demonio, giusto? No. Sbagliato. Gli e-book sono solo una conseguenza del progresso e un’evoluzione del concetto di libro. Il digitale è solo un formato diverso su cui leggere. Dire che nel prossimo futuro gli ingegneri domineranno l’editoria è come dire che fino a oggi il mondo dei libri è stato dominato dai tipografi o dai produttori di carta.

Il lavoro degli editori non cambierà, così come non è cambiato il lavoro dei discografici con l’avvento degli mp3. Gli editori dovranno sempre produrre libri e grazie alla digitalizzazione potranno anche fornire ai lettori delle esperienze più complete. Dovranno sforzarsi di pensare in maniera trans-multimediale, questo sì, e dovranno collaborare con studi informatici, invece delle vecchie tipografie, ma questo non significa trasformare l’editoria, né tantomeno cedere il potere a quel cattivone illetterato dell’ingegnere. Il progresso avanza e bisogna essere abili ad adattarsi al cambiamento, e questo vale per tutti, siano essi umanisti o ingegneri.

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  1. Anonymous on 26 Novembre 2012

    Totalmente d’accordo!
    Manu

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