Su Twitter mi è stato cinguettato, tra le varie proposte librarie delle case editrici da me seguite, l’ultimo libro di Giuseppe Culicchia E così vorresti fare lo scrittore, edito da Laterza. Data la mia inclinazione a scrivere, e la mia onnivora curiosità, non ho potuto fare a meno di leggerlo.

In questa sede non trovo rilevante esprimere lodi o stroncature sperticate, ma devo dire che Culicchia argomenta molto bene le parecchie verità che si riflettono nel “dorato” mondo delle Lettere sulle quali, tuttavia, non voglio dilungarmi. Fondamentalmente descrive gli impegni e le frustrazioni che il Giovane Scrittore si trova ad affrontare in seguito alla pubblicazione del suo primo libro: presentazioni, incontri con l’autore, le solite domande, le recensioni positive o le stroncature e i rapporti con l’ufficio stampa della casa editrice. Parla di come, una volta superato il primo step identificabile nella categoria Brillante Promessa si entra nella categoria Solito Stronzo, la quale prevede gli stessi impegni precedenti accompagnati da molteplici omaggi letterari, di carattere storico, dispensati nei luoghi in cui l’autore propone la sua ultima fatica, le solite domande e le richieste di lettura di opere di aspiranti scrittori non ancora pubblicati che sperano di essere a loro volta lanciati nel dorato mondo delle Lettere. Terza categoria, quella del Venerabile Maestro che, a quanto pare, non sembra raggiungibile se non post mortem.

Lo stile di scrittura è semplice e conciso ma ricco di ripetizioni, sicuramente volute e non a caso metodicamente inserite da un capitolo all’altro, le quali più di una volta mi hanno spazientito fino ad arrivare a considerarle tediose. Questo intoppo, però, non mi ha fatto desistere e, dopo aver preso atto che l’autore si era trovato a leggere una recensione in rete su un suo libro, definito una “cagata galattica”, ho continuato a scorrere con gli occhi le sue pagine, ritenendo giusto e doveroso esprimere il mio pensiero nel pieno rispetto di chi scrive e di chi, con serietà, recensisce.

Dal basso della mia ignoranza non mi sento di inscrivere Culicchia nella categoria, da lui definita, dei Soliti Stronzi. Mi è parsa una persona intelligente e non ho potuto fare a meno di identificarmi in lui quando raccontava le sue considerazioni, le quali sono basate anche su una decennale esperienza come commesso di libreria. Per quattro anni, io stessa, ho svolto quel lavoro e forse questo, mi ha messo nella condizione di valutare il testo con un po’ di cognizione di causa.

Al di là delle ripetizioni segnalate, in E così vorresti fare lo scrittore ci sono lampi di piacevolissima ironia e di buone capacità di “marketing di se stessi” che mi hanno indotto a non tenere in disparte questo autore, portandomi a segnare i suoi titoli, precedentemente pubblicati, nella mia personale lista di libri da leggere.

Ammetto di essere piuttosto parca nella stesura di questo articolo e posso solo aggiungere che, per quello che vale, l’autore si è meritato non poca stima anche solo per aver inserito un pezzo, pertinente, tratto da Charles Bukowski. Per questo gli auguro un’eventuale apparizione da Fabio Fazio o, almeno, dalla Bignardi.

Autore: Giuseppe Culicchia
Titolo: E così vorresti fare lo scrittore
Casa Editrice: Editori Laterza
Anno di pubblicazione: settembre 2013
Pagine: 150
Prezzo: € 14

the author

Laureata in Lettere e Filosofia con magistrale in Scienze del Testo e del Libro presso la Facoltà di Udine. Ex libraria, articolista, scrittrice di brevi racconti per hobby, Rita recensisce seguendo le sue inclinazioni. Curiosa e portata al dialogo intravede nella lettura l'opportunità di una continua crescita intellettuale mentre la scrittura è, a suo parere, un dono attraverso il quale esprimere e condividere idee, emozioni e intuizioni.

1 Readers Commented

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  1. rita on 18 Gennaio 2014

    Grazie Federica, faró attenzione! 🙂

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