Dora, la seconda moglie

Oggi, nella festività dell’8 marzo, ho scelto di parlarvi di tre femministe, e non nel senso spregiativo del termine. Tre modelli. Donne che amano le donne, e che hanno lottato e, in due casi, continuano a farlo. Un pensiero per “festeggiare” la festa della donna, una festa che ha il sapore del premio di consolazione per una categoria inferiore.

Parliamo di donne eccezionali, dunque, partendo con Mrs Bertrand Russell, nata Dora Black e diventata la seconda moglie del filosofo Russell nel 1921, dopo aver rifiutato la prima proposta di matrimonio nel 1916, a causa dei suoi ideali fortemente improntati alla libertà sessuale delle donne. «Marriage, laws, the police, armies and navies are the mark of human incompetence.» Come altre grandi scrittrici e pensatrici del passato (Harriet Taylor ne è un altro fulgido esempio: seconda moglie di John Stuart Mill, ha aiutato il marito nella stesura del suo saggio The Subjection of Women, 1869), la figura di Dora Black viene ricordata quasi esclusivamente in relazione all’uomo di cui per un periodo è stata compagna. Ipazia e la guerra tra i sessi (2012), infatti, è il primo pamphlet di questa abilissima e arguta scrittrice a giungere in Italia, pubblicato originariamente nel 1925 con il titolo Hypatia; or, Woman and Knowledge. Un plauso alla casa editrice La Tartaruga per la scelta. E spero che l’editore decida anche di tradurre la sua autobiografia in tre volumi.

Le donne si propongono di emulare e di vivere esse stesse secondo i codici sessuali maschili? Non hanno un modo migliore per dare il proprio contributo, dall’ispirazione della propria psiche fino all’amore umano e alla società umana?

Dora Black è stata una pioniera di territori inesplorati, all’interno del partito socialista britannico tra le due guerre, come scrisse Geoff Eley. Una giovane donna, all’inizio del ‘900, che non ha avuto paura di battersi per i propri ideali pacifisti; instancabile fu la sua lotta per i diritti delle donne e per una maggiore libertà sessuale (legata a una maggiore consapevolezza e informazione) che non inibisse il femminile, com’era sempre stato fino ad allora.

A parte qualche svista in fase di correzione di bozze, il saggio di Mrs Russell è stato trattato con estrema cura dall’editore italiano, che ha anche inserito una nota introduttiva e una postfazione a cura di Marina Calloni, che impreziosisce la pubblicazione e cerca di diradare parte della nebbia che avvolge la figura di Dora. Lo scritto è limpido, intenso; in poche pagine Dora riassume una visione profondamente anticonformista della donna, che anche al giorno d’oggi non si può che apprezzare. Un saggio da leggere e rileggere, e da conservare con cura. Che fa apparire un sorriso alle labbra di chi condivide i pensieri espressi, e al contempo pensare che, dopo tanti decenni, la situazione e la percezione del femminile non sono mutati così tanto.

Uomini o donne, siamo innanzitutto esseri umani. C’è molto lavoro da fare nella società, e possiamo farlo con uguale abilità se a ciascuno vengono date uguali opportunità e istruzione.

Un capitolo è dedicato alle Madri Femministe, nel quale si sviscera il rapporto tra donne moderne e maternità. Un tema attualissimo, quello della maternità, che è il fulcro dell’ultimo saggio di Loredana Lipperini, Di mamma ce n’è più d’una (Feltrinelli, 2013), giornalista e conduttrice radiofonica da seguire assolutamente su www.lipperatura.it. Lipperini si è sempre interessata, infatti, con passione a temi di attualità e tematiche riguardanti la concezione odierna del femminile, dibattendo sul web e fuori con competenza e professionalità. Altra pubblicazione che voglio segnalare è La fine del maschio e l’ascesa delle donne di Hanna Rosin (Cavallo di Ferro), co-fondatrice di Slate’s Double X , disponibile da oggi in tutte le librerie italiane. Saggio che non vedo l’ora di leggere, e che sosta sul mio comodino ormai da troppi giorni a causa di impegni di forza maggiore.

Per concludere in bellezza, dopo avervi consigliato caldamente la lettura del pamphlet della Russell, che ribadisco essere una scrittrice acuta, sarcastica e dannatamente intelligente (l’ho adorata dopo poche righe), vi lascio alla traduzione di un articolo apparso nel 1981.

Una conversazione con Dora Russell
di W.R. Valentine

Di recente ho visitato l’Inghilterra per lavorare sugli aspetti internazionali della mia tesi di laurea in telecomunicazioni. Una mattina lessi un articolo sul Guardian a proposito della signora Dora Russell e il secondo volume della sua autobiografia, intitolata Tamerice 2. Ho sempre ammirato l’opera della signora Russell così come quella di colui che fu suo marito, Bertrand Russell. Poi iniziai ad interessarmi all’idea di avere un colloquio con questa donna eccezionale. Pensai a molte domande che le avrei fatto se fossi stata un cronista del giornale. Contattai la redazione, ma oltre a suggerirmi di contattare il suo agente non vollero darmi molte informazioni. Lo feci, ma mi dissero che la signora Russell non concedeva molte interviste, e che forse, se avessi fatto domanda per iscritto…

Una visita alla sua casa editrice, la Virago Press, portò a risultati ancora più scarsi. Il latino fatto a scuola avrebbe dovuto mettermi sull’avviso, perché le donne di questo piccolo ufficio in uno stabile senza ascensore vicino a Piccadilly Circus sembrarono infastidite dalla mia stessa presenza. Infine chiesi aiuto alla biblioteca civica. Incontrai il successo nella sezione degli elenchi telefonici di tutta la nazione. Non ero certa di trovare un numero in elenco finché non individuai una voce relativa alla signora Dora Russell a St. Buryan. Dopo aver determinato il prefisso necessario per una chiamata a lunga distanza da Londra alla Cornovaglia, ero pronta a fare un tentativo.

Mi ero preparata delle scuse introduttive per la segretaria o il maggiordomo che avrebbe probabilmente risposto. Basandomi sulla mia esperienza londinese, mi aspettavo una replica negativa preconfezionata. Con mia estrema sorpresa, la signora Russell rispose al telefono personalmente. Dopo aver farfugliato qualcosa ed essermi sciolta la lingua, fui capace di ottenere un’intervista. Ella disse che non era solita in quel periodo venire spesso a Londra, ma avrebbe volentieri parlato con me se io fossi andata in Cornovaglia.

Sul treno notturno per Penzance, mi tornò alla mente un episodio che Dora Russell aveva riportato nel primo volume della sua autobiografia, L’albero di tamerice. Esso riguardava un altro visitatore americano che lei e Russell avevano ricevuto nel 1919. Avevano trovato questo gentiluomo una piccola seccatura. Mi chiesi che impressione le avrei fatto io. Una volta a Penzance, bisogna continuare in autobus fino a St. Buryan e infine a piedi fino alla sua casa di campagna a Carn Voel. La distanza è solo di otto miglia, ma le strade sono strette e molto collinose. L’area è ricca di antichi monumenti eretti dai druidi e dai Cristiani dell’età buia. La famosa piccola cittadina di Land’s End è vicina alla costa della Cornovaglia. I sentieri che la attraversano sono sotto la tutela del National Trust. Queste strade furono sempre tra le passeggiate preferite di Bertrand Russell, così come di Merlino al tempo di Re Artù.

Quando raggiunsi la casa, fui accolta dalla signora Russell e da sua nipote Sarah. Anche il figlio maggiore di Dora e Bertrand, John Russell, vive lì. La casa contiene molti oggetti che provengono dalla scuola, così come ricordi dei suoi viaggi in Cina, in Russia, in America e in Europa. Fui lieta di apprendere che la vedevamo allo stesso modo a proposito dell’articolo sul Guardian. Ella pensava che la giornalista l’avesse trattata come un vecchio pezzo da museo e che si fosse soffermata soprattutto sul suo rapporto personale con Russell.

La signora Russell era ansiosa di discutere un’idea che andava maturando da diversi anni. Ella intende scrivere un libro sull’età delle macchine e il suo impatto sulla civiltà. Mi resi conto che la sua conoscenza e la sua esperienza avrebbero fatto di questo un discorso molto coinvolgente e insistetti a lungo sull’argomento. La materia era stata un motivo di contrasto tra Dora e Bertrand. Lei faceva riferimento a molte opere, come Il mito della macchina di Lewis Mumford, La macchina medievale di Jean Gimpel, Disintegrazione di Elain Morgan, e citava tranquillamente Shakespeare. Molti anni fa, la signora Russell aveva discusso di questo con H.G. Wells e l’aveva trovato molto incoraggiante a proposito del libro. La sua idea è quella di dare al libro il titolo La religione della macchina. L’argomento è stato un catalizzatore dei suoi pensieri sin dal 1919, dopo che lei aveva deciso di visitare la Russia per vedere quali fossero i cambiamenti apportati dalla Rivoluzione. Vedeva le macchine come divinità create dagli uomini. Secondo la signora Russell, l’essere femminile è fondamentalmente eretico rispetto all’età delle macchine, perché le donne hanno una concezione più biologica ed ecologica del mondo. La signora Russell, allora Dora Black, viaggiò fino all’Unione Sovietica da sola, dopo che i progetti di accompagnare Bertrand Russell dovettero essere cancellati. La delegazione ufficiale laburista con cui Russell era coinvolto non intendeva ammettere che i due viaggiassero insieme. Dora e Bertrand tornarono in Inghilterra con diverse impressioni della Russia, che ella riportò nel primo volume della sua autobiografia e che egli inserì nel secondo volume delle sue memorie.

La scuola a Beacon Hill fu il centro della vita di Dora per più di vent’anni. Ella lavorò con Russell e continuò dopo il matrimonio a gestire la scuola fino al momento in cui le incertezze legate al conflitto ne chiusero le porte definitivamente. Il secondo volume della sua autobiografia copre questo periodo. La scuola offriva un approccio sperimentale all’istruzione. Alcune parti di esso sopravvivono tuttora, pur nei cambiamenti che hanno interessato l’istruzione moderna. La signora Russell conosceva Margaret McMillan, responsabile di aver sviluppato quel concetto che oggi viene chiamato pedagogia. I primi due figli di Dora frequentarono l’asilo di McMillan. A Beacon Hill ai bambini era concessa ampia libertà di pensiero e d’azione. Questo approccio diede a qualcuno l’impressione che esso fosse un luogo dove “succede di tutto”. Molti libri e articoli su quella scuola hanno dimostrato che questa era una conclusione sbagliata. Ciò che lì si intendeva fare era che gli adulti facilitassero il processo di apprendimento, ma che consentissero anche ai bambini di partecipare pienamente alla propria istruzione. Per esempio, gli studenti, tutti sotto i dodici anni, scrivevano, producevano e dirigevano commedie scolastiche. Gli adulti presenziavano per dare consigli sulla forma e sulla scelta degli argomenti, ma gli allievi facevano tutto il resto. Un libro dal titolo Pensare di fronte a te stesso è una collezione di drammi scritti dagli studenti della Scuola di Beacon Hill. Le storie di questo libro dimostrano una straordinaria capacità di comprendere quei giorni turbolenti. La signora Russell descrive nel dettaglio molti dei problemi e dei piaceri insiti nella gestione della scuola nel suo L’albero di tamerice 2: la mia scuola e gli anni della guerra. Fu ammonita da qualcuno che asseriva che le scuole non dovrebbero lasciarsi coinvolgere dalla politica, la religione e i rapporti di genere, ma lei replicò usando l’opinione di un membro del personale: “Che altro c’è?”

Parlammo della sua vita con Russell, che lei chiamava affettuosamente Bertie. Aveva recensito la biografia di Ronald Clark, La vita di Bertrand Russell (1975) per il Freethinker nel dicembre del 1975. Dora raccontò che si sentì di avere le mani legate quando fu il momento di replicare ad alcune delle questioni accennate nel libro di Clark. Russell aveva posto un embargo sulle proprie lettere a e da Dora, Peter Spence, Ottoline Morrell e Colette O’Niel, fino a cinque anni dal momento in cui queste donne fossero morte. (Le corrispondenze con Morrell e Malleson non sono più secretate). In linea generale, Dora non approvava l’approccio adottato dal signor Clark. Scrisse che l’autore “manca della necessaria fantasia ed empatia, oppure è politicamente troppo di destra per rendere giustizia alle campagne di Russell.” L’enfasi del libro sulle relazioni di Russell con diverse donne può essere riassunta nel seguente commento di sua moglie: “Andare a caccia di ogni singolo dettaglio della vita sessuale dei personaggi celebri è il passaporto per grandi vendite e richiama l’attenzione dei recensori”.

Dora Russell disse che l’atteggiamento di Bertrand nei confronti delle donne rientrava nella tradizione della maggior parte degli inglesi, che consisteva nel separare il genere femminile in due categorie: le mogli, per allevare i figli e per i lavori domestici, e tutte le altre, per gli incontri romantici. D’altro canto, ella sentiva che il dono che Bertie aveva fatto a lei, come a qualunque altra persona intelligente che stimava, era di quello di ispirare equilibrio e autostima, che sgorgano nel momento in cui si scopre il talento innato. La posizione che Dora assumeva nei confronti delle donne aveva la forma di due domande; “Le donne si propongono di emulare e di vivere esse stesse secondo i codici sessuali maschili? Non hanno un modo migliore per dare il proprio contributo, dall’ispirazione della propria psiche fino all’amore umano e alla società umana?”

Nel corso della nostra intervista parlammo anche di attualità. Dora considera disastroso lo stato presente delle relazioni fra gli Stati Uniti e la Cina. Disse che Mao Tse-Tung tentava di riunire insieme gli intellettuali e i contadini, ma è evidente che la situazione è completamente opposta. Dora parla con una certa autorità, avendo trascorso del tempo in Cina (con Russell), dov’era conosciuta come la “intellettualissima Miss Black”. Quando incontrò per la prima volta Mao, egli era un bibliotecario di Pechino. Mi disse di essere “tremendamente antimarxista, ma anche una decisa socialista”. Quando le chiesi di considerare l’immediato futuro della civiltà, mi rispose che vedeva il mondo procedere o nettamente verso su o precipitosamente verso giù. Aggiunse: “l’individualismo egoista dell’Occidente è molto peggiore di quand’io ero giovane. Penso che l’età delle macchine sia giunta alla fine.”

Il pomeriggio passò in fretta, e poiché non desideravo abusare della sua ospitalità, mi preparai ad andarmene mentre il tardo sole estivo svaniva dietro le nuvole basse, gonfie di pioggia. Ci abbracciammo per un momento sui gradini della vecchia fattoria e quando l’affabile decana mi salutò con la mano, sembrò chiamare con un cenno l’incipiente nubifragio. Nonostante la pioggia torrenziale, per tornare a Penzance scelsi la strada che attraversava la campagna. Molti pensieri mi accompagnarono mentre mi spostavo oltre le Merry Maidens, lungo la costa vicino a Mousehole. La nebbia fitta sembrava avvolgere e nascondere ai miei occhi il mondo draconiano, in un senso di fratellanza con i secoli della presenza umana a Land’s End. L’ultimo commento di Dora riecheggiava nella mia mente: “Ho il sogno di tentare di dare una qualche forma alla vita su questa terra.” Ed ebbi la sensazione che il suo sogno si fosse avverato.

Eaton Rapids, Michigan

Traduzione di Mara Barbuni

the author

Alessandra Zengo corregge storie (degli altri) per lavoro e studia filosofia per hobby. Dal 2009 si interessa di editoria. www.alessandrazengo.com

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