Pare che l’idillio (ma era stato poi davvero tale?) che ha legato la Gems alla Fazi, casa editrice romana (sua la colpa/merito di aver portato in Italia Stephenie Meyer e molte delle sue epigone) sia terminato.

La settimana scorsa è stata ratificata la separazione tra la Fazi e il gruppo Mauri Spagnol, dopo tre anni e mezzo di convivenza travagliata. In questo periodo, la crisi del settore editoriale si è sovrapposta a quella interna alla casa editrice romana, ben più pesante, che ha portato all’azzeramento della redazione della narrativa straniera e a una drastica riduzione del personale. Allo stato dei fatti, la Fazi può contare su pochissime persone tra editor e ufficio stampa, e in alcuni casi si avvale di servizi editoriali esterni per la revisione dei testi.

La casa editrice è in attivo, ma ha subito nel corso dei tre anni una fortissima contrazione dei ricavi, dovuti a scelte editoriali infelici e alla pubblicazione di volumi che si sono rivelati poi clamorosi flop (un nome per tutti: Amanda Hocking). Accanto a pochi volumi di valore nella collana Lain, come Tanit di Lara Manni o la serie Black Friars di Virginia De Winter, si sono trovati testi risibili, che hanno generato disamore e una perdita di fiducia e credibilità da parte dei lettori e tra chi vi lavorava.

Da parte della Gems si è sottolineata la mancanza di collaborazione e di adesione alle linee guida del gruppo, elemento fondamentale per una buona sinergia. Rumors parlano anche di una difficile compatibilità personale tra i vertici delle due aziende, che alla fine hanno scelto di proseguire la propria strada su binari diversi.

La Gems continuerà a essere una delle major del mercato mentre la Fazi, attraverso il suo blog, rivendica con decisione la propria volontà di ritornare ad essere una casa editrice indipendente. Eppure, le perplessità rimangono, e sono molte. Nonostante le dichiarazioni ottimistiche di Alice Di Stefano, moglie del proprietario della Fazi nonché responsabile della nuova collana “Le meraviglie”, (nonché editor, nonché autrice), la situazione appare confusa, se non precaria.

La quota di mercato della Fazi ha subito un netto decremento (che spiegherebbe la facilità con cui la Gems ha rescisso il contratto), anche a causa dei cambiamenti di gusti del pubblico, e dunque non è più un soggetto molto appetibile da un punto di vista prettamente economico ed editoriale.

 

Solo i prossimi mesi diranno se la scelta della casa editrice romana è stata intelligente o meno. Tuttavia, un dato di fatto rimane immutato: per alcuni anni la Fazi, grazie all’exploit dello young adult, appannaggio della consociata Lain, è stata ammessa nel novero delle case editrici medio grandi, e come tale ha agito. Ma, a differenza delle major, ha fatto passi azzardati; ha tagliato sulle risorse umane in maniera selvaggia, seguendo un meccanismo già visto in quel di Segrate.

In redazione – o ciò che ne rimane – si punta molto sul volume che la stessa Alice De Stefano dovrebbe pubblicare in estate per portare un po’ di ossigeno alle casse. Publisher dovrebbe descrivere le dinamiche che muovono la redazione di una casa editrice indipendente e, più in generale, raccontare vizi e virtù del mondo dell’editoria. Un assaggio si può avere dalla rubrica “Cronache di una casa editrice indipendente” pubblicato su Le Meraviglie, attraverso cui la c.e. ha dato la notizia della “riacquistata libertà.” La scelta di pubblicare questo libro è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso nei rapporti già tesi con il gruppo Gems, il quale ha temuto di subire conseguenze negative dal testo, tanto da scoraggiarne la pubblicazione, come ammesso da Elido Fazi in persona in un’intervista su Affari Italiani. Che questa notizia sia fondata o meno, non è dato saperlo.

Sarà vera gloria, o un’ennesima trovata pubblicitaria per solleticare il voyerismo tipico dell’ambiente editoriale italiano?

6 Readers Commented

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  1. Anonymous on 16 Maggio 2013

    ciò che mi stupisce di questo post molto articolato è il flop di Amanda Hocking salutata al suo esordio come una rivelazione enorme, era uscita con un self publishing se non sbaglio, per un po’ si è fatto un gran parlare di lei e poi + niente. Credo che non si coltivino + gli autori all’interno delle case editrici, ma si cerchi sempre il grosso nome capace di fare cassa. La crisi è grossa certo, ma anche gestita molto male. Fazi ha fatto qualche bel libro di cui si è parlato abbastanza, ed ora si è ridotta a fare grossi tagli, terziarizzare il lavoro non è mai, secondo me, una buona scelta perchè viene meno il senso di appartenenza all’azienda, il lavoro di squadra. Ho paura che finiremo per trovare solo Mauri Spagnol, Mondadori RCS e basta. baci sandra

  2. Andrea Storti on 16 Maggio 2013

    La Fazi deve darsi una bella svegliata, a parer mio!
    Il successo editoriale alla Twilight ci sta, DEVE esserci, ma poi non puoi improntare la tua intera linea editoriale sulla ricerca di una cosa trita e insulsa ma sbanca botteghini. Non funziona proprio così. In fondo, all’epoca Twilight era una novità. Perché non cerchi cose interessanti? O cose originali?
    Perché vai a pubblicre una tipa di cui si parla solo perché ha fatto grandi numeri su Amazon? Se vendo un libro a dieci centesimi, forse anch’io faccio numeri…
    Bisogna che si ritorni, e questo è un consiglio a tutte, alla ricerca di testi buoni e di lavoratori capaci. Ovvio che non devono esserci solo premi nobel, ma se mi pubblichi sempre la stessa roba, beh…

  3. Anonymous on 16 Maggio 2013

    Con le loro logiche di grandi aziende e nomi da tradurre, possono ragionare solo i grandi gruppi, le piccole casette sono brave a fiutare e curare i propri autori. La loro forza è la flessibilità. Mettere insieme due mentalità direzionali quasi opposte è difficile in un campo creativo e di profitto; Fazi tornerà a essere forte credendo nei propri autori, promuovendoli e facendo scouting vero tra gli italiani, cosa che i grandi marchi non fanno, proponendo solo prodotti stranieri.

  4. Anonymous on 16 Maggio 2013

    Quoto Andrea.
    Adagiarsi sugli allori è facile, ma non si può dare per scontato che un certo tipo di pubblicazione venderà sempre e in eterno, anzi, è una formula che si rivela controproducente visto che praticamente tutti cercano di adottarla per fare il colpaccio. Peccato che riescano a sopravvivere appunto soltanto le major, perché le medio-piccole ci perdono e basta, con questo metodo.
    Se le CE si sforzassero di cercare la qualità e l’originalità piuttosto che puntare sulla banalità già vista che “tira” (ma che come abbiamo visto non rende) di sicuro sarebbero premiati.
    Mi dispiace perché la Fazi è un marchio che aveva una certa fama, ma se si impuntano con le stupidaggini si può dire che se la sono cercata.

  5. radiolinablu on 16 Maggio 2013

    Sono d’accordo che le scelte editoriali della Fazi non siano sempre ottime, io per prima mi sentii offesa quando fu pubblicata la serie della Hocking portata in Italia non per merito ma per clamore, ma se si considera il settore YA la LAIN è in assoluto la collana per giovani adulti che vanta i titoli più originali e più di buona qualità.
    Poi non discuto sul modo di lavorare, sui tagli al personale e sulle collaborazioni esterne, dato che non ne so nulla, ma se si guarda al prodotto finale a me pare molto buono per cui non ho dubbi che la CE andrà avanti bene anche da sola.
    Di sicuro deve puntare tutto sul riconquistare la fiducia dei suoi lettori, sono ancora indignata per l’interruzione della serie “Alterra” di Maxime Chattam e temo che la serie “Dark life” di Kat Falls farà la stessa fine… A mio parere una CE seria e attenta ai suoi lettori non dovrebbe comportarsi così.
    Ciao
    Fede

  6. Chiara Gallese on 17 Maggio 2013

    “la facilità con cui la Gems ha rescisso il contratto”

    Il contratto non è stato affatto rescisso, sarebbe gravissimo! La Gems casomai ha receduto dal contratto, che è ben diverso.

    Comunque ben gli sta: così imparano a pubblicare e assumere solo parenti e amici oppure spazzatura commerciale.

    Non ci si improvvisa autori, editor, direttori editoriali, valutatori di manoscritti.

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