Il dibattito sull’editoria digitale è quanto mai vivo. Gli e-book hanno il potenziale di rivoluzionare il mercato e il cambiamento riguarda non solo gli addetti ai lavori ma anche i lettori e gli aspiranti scrittori. In questa ridda di opinioni, paure e cambiamenti, l’Italia si è assicurata un ruolo da protagonista con la conferma di Cristina Mussinelli nel board dell’International digital publishing forum, meglio conosciuto come IDPF.

L’IDPF è la più importante organizzazione internazionale di categoria ed è stato istituito per stabilire uno standard affidabile e completo per la pubblicazione di e-book. Il compito dell’organizzazione è quello di stabilire le regole per i contenuti, il formato (l’EPUB è stato sviluppato proprio dall’IDPF), l’hardware degli e-reader e anche per la commercializzazione.

Il board dell’International digital publishing forum è composto da sette elementi scelti, tramite elezione, tra i membri delle organizzazioni associate a IDPF da Asia, Europa, Nord America, e includono editori, fornitori di servizi e produttori di sistemi di lettura. Nelle recenti votazioni, la presenza europea all’interno del board si è rafforzata con la già annunciata conferma di Cristina Mussinelli (responsabile del settore editoria digitale dell’Associazione Italiana Editori) e l’elezione di Mark Bide di EditEUR (il cui presidente è l’italiana Paola Mazzucchi, sempre di AIE) e Pierre Danet di Hachette Livre.

In merito a queste elezioni è intervenuto Marco Polillo, presidente dell’AIE: “Queste elezioni sono la risposta più evidente a chi accusa l’editoria italiana di essere retrograda e di fare resistenza all’innovazione. Siamo orgogliosi di come l’estero riconosca il nostro valore. L’augurio è che anche le Istituzioni italiane possano cogliere completamente le opportunità che il nostro mondo sta offrendo loro.” Personalmente non credo basti un rappresentante in un’organizzazione internazionale per poter affermare che l’editoria italiana è aperta al cambiamento, soprattutto considerando il fatto che i prezzi di vendita degli e-book indicano chiaramente il contrario. Essere seduti in uno dei principali tavoli delle decisioni è importante, ma non basta scaldare una poltrona per testimoniare il buono stato dell’editoria nostrana. Bisogna lavorare, e anche molto.

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