Per concludere i festeggiamenti in onore del Bicentenario dalla pubblicazione di Pride and Prejudice, la BBC ha mandato in onda a fine dicembre 2013 una produzione che ha suscitato pareri contrastanti. Dopo la meravigliosa trasposizione del 1995 con Colin Firth e Jennifer Ehle e il film di Joe Wright del 2005 con  Matthew Macfadyen e Keira Knightley – due ottimi prodotti che sarà difficile dimenticare ancora per un po’ di anni – la BBC ha cercato di realizzare qualcosa che fosse vicino a Jane Austen e, contemporaneamente, se ne discostasse. Cosa c’era di meglio, dunque, del sequel a sfondo giallo nato dalla penna di una delle maestre del genere, P.D. James?

death comes to pemberley bbcIl giallo della James, Death Comes to Pemberley (Morte a Pemberley, Mondadori 2013), si discosta dalla produzione dell’autrice, che ha cercato di mantenere una certa continuità con il romanzo di Jane Austen e con i suoi personaggi, penalizzando così il fattore mystery, che arriva a essere banale. La soluzione del giallo è alquanto scontata nell’arco della lettura, in quanto Dame James, che già stava facendo un grande sforzo nel delineare Darcy & Co più fedeli possibile agli originali, ha introdotto ben pochi personaggi di suo pugno.

La storia si apre sei anni dopo la conclusione di Orgoglio e pregiudizio, e Fitzwilliam ed Elizabeth Darcy sembrano una coppia inattaccabile ma, alla vigilia di un importante ballo, una carrozza arriva a rotta di collo lungo il sentiero che porta a Pemberley. La carrozza porta un’isterica Lydia Bennet Wickham che parla di un omicidio. Da qui si snodano le indagini per appurare chi abbia ucciso il capitano Denny, il miglior amico di Wickham che aveva appena litigato con lui e aveva abbandonato la carrozza nei boschi di Pemberley, seguito subito dopo dallo scapestrato marito di Lydia nonché amico di gioventù di Darcy.

Death Comes to PemberleyIniziamo subito con l’analizzare il cast. Matthew Rhys nei panni di Darcy è una scelta eccellente. Nel romanzo della James l’uomo, che aveva smussato i lati spigolosi del suo carattere grazie all’amore di Elizabeth Bennet, ritorna a essere brusco e orgoglioso a causa delle circostanze. Rhys interpreta perfettamente il ruolo, senza scimmiottare i suoi esimi predecessori che, del resto, recitavano in una trasposizione di Orgoglio e pregiudizio. Quello che non dobbiamo dimenticare mai nel guardare Death Comes to Pemberley, infatti, è che il romanzo da cui è tratto non è quello di Jane Austen, ma un suo sequel. I personaggi sono diversi, sia perché delineati da un’altra penna, sia perché in sei anni di tempo le persone subiscono dei naturali cambiamenti.

La scelta di Anne Maxwell-Martin nei panni di Elizabeth Bennet Darcy è la più discutibile. L’attrice è troppo dolce, i suoi occhi sono poco vivaci e non fanno pensare ai fine eyes  dall’espressione birichina che dovrebbero essere una caratteristica di Lizzy. Nel romanzo della James il ruolo di Elizabeth è alquanto secondario, mentre nella sceneggiatura della trasposizione esso acquisisce più importanza, con scene che avrebbero dovuto essere appannaggio di Darcy e non sue. Inoltre la crisi matrimoniale tra i coniugi Darcy diventa uno dei temi fondamentali dell’adattamento. Darcy sente il peso di aver consentito a Wickham di entrare a far parte della famiglia e nel corso dello svolgimento di Death Comes to Pemberley arriverà, seppur inconsciamente, a darne la colpa proprio al suo amore per Elizabeth, che rivive con sentimenti contrastanti rispetto a quelli provati in Orgoglio e pregiudizio.

LizzyBellissimi sono questi piccoli cammei, dei quadretti tratti dalla storia di Jane Austen, in cui si rivivono l’incontro con Wickham, le sue bugie e la prima dichiarazione di Darcy. Grazie a essi guardiamo questi attori, questi personaggi della James, nelle scene già note che acquistano così un fascino tutto particolare. Chi guarda avrebbe voglia di vedere quei personaggi nella trasposizione del romanzo di Jane Austen da cui sono tratte quelle scene. Che, ahimè, durano troppo poco.

Il personaggio di Wickham in Death Comes to Pemberley è quasi un co-protagonista e la scelta di Matthew Goode è eccellente. Wickham dovrebbe essere affascinante e ambiguo, bello e sfuggente. Finora, nelle trasposizioni televisive e cinematografiche, nessun attore è stato all’altezza del ruolo, a mio modesto parere, a parte Hugh Grant che, vestendo i panni di Daniel Cleaver ne Il diario di Bridget Jones e Che pasticcio, Bridget Jones!, ha impersonato la sua versione moderna. Goode sembra essere un Wickham perfetto. Il suo viso angelico nasconde magistralmente la giusta ambiguità che serve a impersonare il villain per eccellenza di Jane Austen, che in Death Comes to Pemberley  è ancora una volta un villain, ma con forti manifestazioni di umanità che lo rendono simpatico agli spettatori, nonostante tutto.

Un po’ deludente l’interpretazione di James Norton nei panni di Mr. Alveston, un ruolo fondamentale nel romanzo di P.D. James, che nello sceneggiato sembra un po’ dimesso, lontano dal paladino delle donne che pronuncia con veemenza:

“Perdonatemi, signore, ma sento di dover parlare. Voi trattate ciò che Miss Darcy dovrebbe fare come se fosse una bambina. Siamo entrati nel diciannovesimo secolo; non è necessario essere discepoli di Mrs. Wollstonecraft per renderci conto che alle donne non dovrebbe venir negata una voce in questioni che le riguardano. Sono già passati alcuni secoli, ormai, da quando abbiamo ammesso che la donna ha un’anima. Non sarebbe il momento di ammettere che essa ha anche un cervello?”

Se anche qui Henry Alveston difende Miss Darcy, lo fa molto timidamente, rendendo opaco quello che è il personaggio più splendente di Morte a Pemberley.

Eleanor Tomlinson è un bellissima Georgiana, ma non priva di pecche. Il suo viso leggiadro da perfetta England’s rose e la sua altezza non comune non giustificano un’andatura dinoccolata, talvolta ingobbita, più adatta a una figlia del XXI secolo che a una signorina a modo del XIX, che prendeva lezioni di portamento e di danza, e dunque era più aggraziata.

death-comes-to-pemberley-wickhamAlexandra Moen nei panni di Jane Bennet è insipida, non è certamente la più graziosa delle tre sorelle Bennet presenti nell’adattamento, come dovrebbe essere, stando a Jane Austen. Jenna Coleman è non soltanto la più bella delle tre sorelle, ma anche la più adatta al ruolo che interpreta, quello di una Lydia isterica, superficiale e prepotente, che alla fine della storia subisce una maturazione notevole. A lei e al suo marito della fiction vanno certamente i premi di migliori attori della trasposizione.

Ottima l’interpretazione di Tom Ward, un colonnello Fitzwilliam che, grazie alla sceneggiatura di Juliette Towhidi, sembra essere più umano e meno odioso dell’arrogante Visconte Hartlep in cui l’ha trasformato P.D. James. Un personaggio irriconoscibile rispetto a Orgoglio e pregiudizio ma, del resto, qualcuno dei vecchi amici doveva pur fare il lavoro sporco, no? E, del resto, il Fitzwilliam della James difende la famiglia, l’esercito e il Regno tutto, proteggendo a modo suo Georgiana e Wickham.

L’atteggiamento rassegnato di Elizabeth sembra riprendere vivacità e un pizzico d’ironia proprio laddove in Orgoglio e pregiudizio ha la sua massima espressione, nell’incontro con Lady Catherine de Bourgh, segno evidente che è proprio il suo personaggio a essere un catalizzatore per la satira, qualunque sia lo scrittore che ne redige l’incontro.

ChatsworthLa fotografia è impeccabile, piena di scene dai colori vividi che rendono onore al paesaggio inglese; le location sono fastose, come si addice ai Darcy di Pemberley. Del resto, Chatsworth House, in cui sono stati girati gli esterni di Pemberley, è la dimora che, con tutta probabilità, ispirò Jane Austen.

Per chi ha letto il romanzo, una volta fatta l’abitudine a una Lizzy poco ironica e a un Darcy ancora una volta brusco e altero, questa trasposizione non è affatto deludente, ma accentua anzi i lati più pregevoli della lettura della James, impreziosendola di colori accesi, paesaggi luminosi e movimento che ci fanno valorizzare, a posteriori, un romanzo che, più che essere un giallo, è un hommage à Jane Austen.

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