Bibi ha cinque anni il 13 aprile 1994 e vive a Kigali, una città del Ruanda. In seguito a due irruzioni in casa perde la mamma, il fratello, la zia e i suoi cugini. Christiana Ruggeri nel suo romanzo-verità fa diventare tutti Bibi, una bimba di etnia tutsi, testimone di massacri e violenze che nessun uomo dovrebbe mai vedere, e tanto meno un bambino.

È un racconto straziante, narrato in prima persona, delle vicissitudini di una bambinetta in Ruanda, che prima della mattanza hutu, era un paradiso terrestre, come traspare dai magici racconti del nonno di Bibi. La piccola abita nel quartiere dell’aeroporto e appartiene a una famiglia tutsi benestante, il padre è andato in Uganda a combattere con il Fronte patriottico ruandese e non vi ha fatto più ritorno. Dal 7 aprile al 17 luglio 1994 in 101 giorni nel Ruanda avvenne il genocidio dei tutsi messo in atto dal governo hutu, un assassinio ogni 10 secondi che coinvolse anche gli hutu moderati. Anche i giornalisti non asserviti al potere, ben 50, furono giustiziati. Lo stupro fu adoperato come arma di guerra nei confronti delle donne, provocando nascite indesiderate e generando follia nelle vittime.

Dall’Inferno-si-ritornaGrazie alla carità e alla generosità di persone coraggiose, Bibi scampa al massacro della sua famiglia, viene ricoverata in ospedale dove subisce due operazioni per riacquisire la funzionalità del suo braccio malridotto. Soprattutto la sua psiche è completamente annientata di fronte all’assurdità e all’insensatezza della violenza e dell’odio a cui ha assistito.

In pochi giorni avrei imparato tante cose, solo brutte, purtroppo, e tutte in una volta. Capii che i racconti spaventosi del nonno erano veri, più autentici del buio della notte. E poi avrei scoperto cosa fossero gli insetti, gli “inyenzi”: che eravamo diventati noi tutsi, grandi e piccoli, maschi e femmine. Tutti. Non so perché hanno cominciato a chiamarci così, non l’ho mai capito.

La reazione più frequente e normale che avvolge i sopravvissuti è quella di lasciarsi andare, affogare nella depressione; e se Bibi riesce a superare il baratro dell’infelicità e del dolore devastante è dapprima per l’istinto di sopravvivenza, poi grazie agli incontri fortunati con uomini e donne giusti e ai valori di altruismo e generosità instillati dalla sua famiglia, che la piccola nutre in ogni momento.

Nel corso del suo ritorno dall’inferno, Bibi viene aiutata dalla moglie di un colonnello genocidario, Tharcisse Renzaho, il prefetto di Kigali, che nel 2008 sarà condannato a 15 anni di carcere. Un’alleanza con il nemico per poter sopravvivere, fingendosi una hutu. Per sottrarsi alla pulizia etnica Bibi fugge dal suo Paese in fiamme e si rifugia nello Zaire, dove viene accolta in casa del giovane Gerard a Goma. Ed è a lui che Bibi confessa dopo diverso tempo di essere una bimba di etnia tutsi scampata alla strage familiare, riappropriandosi del suo passato e delle sue radici. Il distacco forzato ma necessario da Gerard e dalla sua famiglia coincide con il ritorno in Ruanda per iniziare una nuova vita nell’orfanotrofio delle suore salesiane di Kigali, dove Bibi ritrova il desiderio di aiutare gli altri e diventare medico grazie alla madre adottiva del progetto Ruanda.

La sua storia ascoltata dall’autrice, che inizialmente era stata pensata come un’intervista, diventa un libro perché chi è tornato dall’inferno ha il dovere di raccontarlo, per gratitudine e perché la sua esperienza può aiutare chiunque: in ogni luogo, spazio e tempo. Il premio di vincere la morte non cade mai in prescrizione e contagia in energia vitale chi sta per essere inghiottito dal buio. Per questo ricordare è tutto.

I fatti parlano da soli, le parole servono a renderli evidenti, a plasmare persone reali, a evidenziarne il profilo crudele, incattivito dall’odio o reso misericordioso dalla sofferenza. Lo stile asciutto è capace di coinvolgere e trasmettere sentimenti forti e una drammaticità che tocca vette apicali, ma anche la speranza e la gioia dei progetti di vita.

La storia di Bibi lascia la consapevolezza che la volontà e la forza possono spezzare la catena della violenza che genera altra violenza, che è possibile toccare l’inferno e risalire. Occorre, dopo aver attraversato il Male, recuperare il Dio della luce e della carità. Christiana Ruggeri mette al servizio della storia lacerante di Bibi la sua sensibilità e la sua capacità di giornalista, che ricostruisce con esatta precisione la barbarie atroce in cui il Ruanda piombò, e insieme lo strazio privato della gente ruandese. Decisamente consigliato a tutti, per conoscere e non dimenticare il tempo in cui Dio abbandonò il Ruanda e i Diavoli vi presero dimora.

Titolo: Dall’inferno si ritorna
Autore: Christiana Ruggeri
Casa Editrice: Giunti
Anno di Pubblicazione: Marzo 2015
Numero di Pagine: 232
Prezzo: € 14,90

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico "Publio Virgilio Marone". Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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