La domanda sarebbe: ma la cultura è mai stata libera? La necessità di esprimere se stessi, per gli artisti e quindi anche per gli autori di letteratura, ha sempre dovuto interagire con le necessità del target e quelle della trasmissione dell’opera. Se l’Iliade fosse nata in una società dedita al commercio, in cui le donne avevano qualche peso, avrebbe parlato degli stessi argomenti? Guerra, battaglie e capricci di eroi? Le donne non sarebbero sfuggite ai ruoli di moglie, madre, schiava e, al limite, amazzone? E il verso ci sarebbe stato se gli aedi non avessero dovuto raccontare tutto a memoria? Questo “di necessità virtù” si può trasferire a tutte le grandi e le piccole opere.

gulliverVoi mi direte, ma l’Eneide di Virgilio poteva essere diversa da come è, se lui non avesse dato spazio all’umanità dolente dei suoi personaggi. È vero pure questo, ma sempre ad Augusto doveva rispondere. In generale i condizionamenti interni ed esterni ci sono sempre stati. Le commedie di Aristofane e le tragedie di Eschilo/Sofocle/Euripide dovevano passare un concorso, perché comunque dovevano piacere agli organizzatori delle fiere (passatemela questa) e al popolo che assisteva alle performance, con panieri di cibo e caos al seguito. E i Siciliani, facendo un atletico balzo di alcuni secoli, dovevano compiacere il loro signore, Federico II, e la corte di gentiluomini e gentildonne a cui si rivolgevano. Ok, per Dante farei un’eccezione. Forse perché io amo Dante. Però lui scriveva in una repubblica e poi era in esilio. Ha scritto quello che voleva scrivere, talmente libero che la Divina Commedia era nell’Indice dei libri proibiti, dato che parlava male dei Papi, pure. Erano all’Inferno, come sappiamo. E poi?

francesco-si-lauraE poi a parte Petrarca, che ci teneva soprattutto a essere riconosciuto poeta dalle autorità e a esprimere i suoi rigurgiti passionali colpevoli (nel senso che LUI li riteneva colpevoli) per una donna che non l’ha cagato mai, gli altri sono stati – non dico tutti, ma molti – poeti cortigiani.

Della serie “Caro poeta, se non scrivi cose che mi possono lustrare, non ti mollo i soldi che più o meno insistentemente mi chiedi, per poter stare tranquillo a scrivere” dice il Signore rinascimentale. Vedi: Ariosto e/o Tasso. E poi è stata sempre letteratura d’élite, per quei pochi che si potevano concedere di capirla. Libera non tanto. Il povero Parini, sì, il brav’uomo, che con Il Giorno se la prende con la classe nobiliare che gli dava da vivere come istitutore. Goldoni dipendeva tantissimo dal suo pubblico: se le sue commedie non convincevano nessuno andava a teatro e lui rimaneva povero in canna, come poi è morto. È vero che la riforma del teatro è riuscito a farla lo stesso, ma che pena! Piano, piano, per non far scandalizzare nessuno e non far rimanere vuoti i teatri. E poi quando pensa alla furbata: “Mo’ me ne vado alla corte del re di Francia a fare la bella vita!”, rimane fregato prima con la commedia dell’arte che il re adorava e che lui ci aveva messo decenni a modificare (“Di nuovo questa roba qui!!”) e poi con la Rivoluzione francese. Triste fine! Comunque, lui dal pubblico dipendeva moltissimo e, nonostante questo, si è espresso.

scapigliatiFino a questo momento, il Settecento circa, gli scrittori sono Qualcuno, nel senso che solo perché scrivono poesie i sovrani conferiscono loro cariche pubbliche. Hanno un’importanza, la gente gli si scappella davanti, insomma scrivere conviene anche per una questione di prestigio. Anche se in verità i rispettivi genitori degli artisti li avrebbero sempre preferiti avvocati o commercianti…. vale per Boccaccio, Petrarca, Goldoni e via così. Ma si sa come sono i genitori. Dopo il Settecento però essere scrittori è una sfiga unica. Perché con la Rivoluzione industriale sono proprio altri i valori che contano. Sostanzialmente: i soldi. E da questo momento in poi gli scrittori sono pezzenti e altezzosi nella loro miseria, perché comunque continuano a sentirsi superiori, come sempre si sono sentiti. E quindi via così con quelli morti in miseria, che fa tanto romantico, come Foscolo, di Parini l’ho già detto? Lui è a cavallo, prima se lo incensano perché è un poeta e poi lo cacciano perché è scomodo: ma lui non si fa comprare. Leopardi, conte, ma povero. Manzoni pure era conte, però ricco: lui poteva scrivere e mi sa che ha scritto quello che ha voluto: a braccetto con Dante, non a caso.

I Poeti Maledetti, gli Scapigliati… poveri e ribelli: James Dean è solo un pivello al confronto. Dopo di che abbiamo uno schema che si è perpetuato per parecchio. Da un lato ci sono i professori, che con il loro stipendio universitario si potevano dedicare alla scrittura come un hobby, e così Carducci, Pascoli, ma possiamo arrivare fino a Umberto Eco. Liberi, basta che abbiano lo stipendio fisso. Il resto è al limite la necessità di compiacere l’intellighenzia delle varie epoche, a cui si rivolgevano. Dall’altro lato ecco qui i giornalisti, quelli che al pubblico ci devono stare attenti assai: per primo D’Annunzio, che nasce giornalista e deve costruire il suo personaggio, con i baffi, la pettinatura (sic), l’atteggiamento, perché se va sui giornali ha successo e la gente compra i suoi romanzi e va a teatro a vedere le sue tragedie, anche grazie alla notorietà dell’amante: Eleonora Duse. Non è che non abbia espresso quello che voleva esprimere, però al suo pubblico ci teneva assai, lo coccolava peggio di una primadonna, anche se poi si dimenticava sempre di pagare i creditori. E secondo me è lui il padre di tutti i giornalisti che scrivono best seller. Se partecipi alla vita mondana, tiri, se no, no.

Conclusione? Tutti hanno messo qualcosa di sé, pur sottostando alle regole del target, del pubblico e delle modalità della comunicazione. Poi il tempo, e anche un po’ i critici, hanno deciso chi valeva e chi no. Ai posteri l’ardua sentenza. Oggi c’è molto più materiale in giro e molti più autori. L’opinione pubblica fa vendere, ma mi risulta che anche La secchia rapita del Tassoni sia andata molto ai suoi tempi. Al di là del titolo, ve ne è rimasto qualcosa? E dell’ermo colle? Sì? Ah, beh!

E voi, invece, cosa ne pensate? Siete d’accordo?

8 Readers Commented

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  1. pitichi on 10 Agosto 2012

    Sai che questa analisi dissacrante mi è piaciuta davvero tanto? Non ci avevo mai pensato, ma sono completamente d’accordo con te.

  2. Anonymous on 10 Agosto 2012

    Secondo me è normale essere figli del proprio tempo e questo capita anche agli scrittori, quindi non mi stupisce che i temi e i personaggi dell’Iliade siano quelli che sono e i temi e i personaggi della Commedia siano quelli che sono.

    Per quanto riguarda l’Ottocento e la Rivoluzione industriale, vorrei far presente che si attuarono delle rivoluzioni sociali per cui sempre più fasce della popolazione si trovarono nella condizione di essere alfabetizzate e di poter leggere. Questo fatto portò a un apprezzamento nella piccola e media borghesia di una letteratura che potremmo definire mediocre se confrontata agli sforzi stilistici di autori quali, ad esempio, Flaubert. Ci sono parecchi autori alla Flaubert che furono «sfigati» all’epoca e che poi furono rivalutati nel tempo, ma ci fu un buon numero di autori che ebbero successo, per quanto ora siano caduti nel dimenticatoio. Quindi gli autori non erano degli sfigati tout court, ma diversi infoltirono le fila degli sfigati.

    Io adoro gli scapigliati, non foss’altro perché hanno definitivamente riconciliato la letteratura italiana con la prosa, ma per me è difficile vederli come maledetti e ribelli. Mi danno più l’idea di romantici polemici (la gran parte) e romantici frustrati (Tarchetti) perché si trovarono intrisi di cultura romantica in una società dove le istanze romantiche non funzionavano più.

    Quanto agli autori-giornalisti e che stanno attenti al pubblico, ammetto di conoscerlo poco, ma credo che Maupassant e D’Annunzio se la giochino, per quanto immersi in contesti diversi.

    Ludo.

  3. Anonymous on 10 Agosto 2012

    Secondo me anche Verga ha scritto libero, soprattutto dopo che si era “sistemato” economicamente in modo del tutto fortuito. E, non c’entra con la letteratura italiana, ma anche José Saramago. Questi sono due che mi sono venuti subito in mente mentre leggevo il post.
    Forse a pensarci ne saltano fuori altri.

    Non lo so, in generale é una bella domanda, quella di chiedersi quanto un autore pensi al pubblico e lo tenga presente mentre scrive. Secondo me i migliori non lo fanno, da un punto di vista concettuale, ma forse lo fanno poi, in un secondo tempo, dal punto di vista stilistico.
    Inoltre, come per qualsiasi espressione artistica, secondo me il pubblico é fondamentale per rendere completa l’opera in un certo senso.

    Manu

  4. Antonella Albano on 10 Agosto 2012

    Ovviamente l’articolo vuole essere una provocazione, e non vi è l’intenzione di svelare verità o di fare critica letteraria, ma probabilmente guardare i classici (e non) da diversi punti di vista può contribuire a far cadere qualche ragnatela e qualche corona d’alloro mummificata che non fa intravedere tutti gli aspetti di cosa sia stata e cosa sia la scrittura…

  5. Antonella Albano on 10 Agosto 2012

    grazie @pitichi! 🙂
    @ludo letteratura mediocre e letteratura alta. eh dici poco! l’argomento è molto denso. Probabilmente Boccaccio scrivendo il Decameron non voleva scrivere il capolavoro della sua vita, confidava in altre opere, se è vero che alla fine della sua vita lo voleva distruggere. Lo stesso Petrarca voleva diventare famoso e conquistare i posteri con l’Africa, il Canzoniere era “solo” in volgare, per lui. Eppure le storielle scritte per le annoiate mogli dei mercanti del certaldese sono diventate non solo un classico, ma un modello per centinaia di anni dopo di lui. E Petrarca lo ricordiamo per le sue poesie d’amore, non per i suoi poemi epici. Per dire che certe volte la letteratura “minore” può essere grande e quella maggiore annoiare a morte. Aspettiamo un secolo, se ci riusciamo e vediamo se JK Rowlings sarà ricordata o no? Scommettiamo?

  6. Anonymous on 10 Agosto 2012

    Ah beh, ma sono d’accordo, Ci tenevo solo ad ampliare la prospettiva sull’Ottocento e la Rivoluzione industriale. E, poi, a me piace parecchio la Rowling e leggo vagonate di libri di qualsiasi genere e giudicati in qualsiasi modo.
    Ludo.

  7. Valeria Auricchio on 10 Agosto 2012

    Che pezzo! Chapeau!

  8. Antonella Albano on 11 Agosto 2012

    Grazie Valeria! 🙂

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