Mentre i commissari europei si riunisco, su iniziativa del presidente della Commissione europea José Barroso, per discutere eventuali iniziative future riguardanti il diritto d’autore, cineasti, editori e scrittori si mobilitano contro la lobby anti-copyright.

Esponenti del cinema quali Wim Wenders, Luc e Jean-Pierre Dardenne, Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana e Ugo Gregoretti hanno firmato la petizione che supporta la mobilitazione in difesa del diritto d’autore. Secondo il loro punto di vista, “È difficile immaginare un autore che voglia impedire che la sua opera, film, libro, musica venga vista, recensita o discussa dal pubblico. È però facile immaginare che le soluzioni digitali possano minacciare un diritto umano in particolare (art. 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): il diritto dell’autore di ricevere un compenso ogniqualvolta la sua opera viene utilizzata. Ci sono principi fondamentali che nessun tablet, smartphone o nuovo servizio dovrebbero minare. Il rispetto del diritto d’autore è uno di questi principi.

A questi si sono aggiunti anche editori e scrittori, tra cui spicca Donato Carrisi che ha dichiarato: “Senza il copyright non farei questo lavoro.” Per cui, insomma, il web è una minaccia e ogni autore ha il sacrosanto diritto di farsi pagare (anche dopo la sua morte) le royalties per le sue opere. Che tradotto significa, “chissenefrega della cultura libera, io voglio guadagnare”. Scusate il sarcasmo (ben poco velato), ma leggendo simili dichiarazioni, io (come dovreste fare anche voi) mi indigno… e tanto anche. Vi immaginate cosa sarebbe successo se i fabbricanti di candele si fossero mobilitati contro Edison? In fin dei conti anche loro avevano il diritto di salvaguardare i propri guadagni, giusto?

Il web e il digitale sono dei progressi tecnologici che dovrebbero essere considerati doni del cielo o del dio in cui credete. Pensate a quanto era elitaria la cultura un secolo fa, o anche solo trent’anni fa, e pensate a quanto sia facile apprendere oggi, quando basta una semplice ricerca su Google per accedere a migliaia di fonti e informazioni. Bisognerebbe impegnarsi per rendere internet accessibile a tutti e da tutte le zone geografiche, mentre un mucchio di artisti pensa sia più importante salvaguardare i propri introiti, appellandosi a una Dichiarazione universale dei diritti umani, scritta nel 1948, quando ancora nemmeno tutte le case avevano la luce elettrica.

Gli autori hanno il diritto di veder ripagati i loro sforzi intellettuali, questo è assodato, ma la durata e l’entità di questo diritto deve essere ampiamente rivista. Non basterebbe che un autore guadagnasse le sue royalties per un massimo di quattro o cinque anni? Non sarebbe sufficiente una sola edizione tascabile (oppure una versione home video, nel caso dei film) prima di diffondere gratuitamente l’opera sul web? La cultura deve essere accessibile a tutti, a prescindere dalle disponibilità economiche. Questo è l’unico diritto che non dovremmo mai violare.

Voi cosa ne pensate?

19 Readers Commented

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  1. animadicarta on 14 Dicembre 2012

    Riflessioni interessanti…
    Personalmente dubito che in questo modo si vogliano difendere i diritti degli autori, ma più che altro quelli di chi guadagna realmente da un’opera, come gli editori, ecc.
    Il paragone con Edison e le candele fa riflettere sul fatto che si tenta inutilmente di mantenere un certo status quo a scapito del progresso e del rinnovamento culturale, che si imporranno prima o poi in ogni caso. Resistere è inutile… E probabilmente siamo ancora lontani da un giusto compromesso tra il diritto di veder ripagati gli sforzi intellettuali (e il lavoro) e l’esigenza di diffondere liberamente.

  2. Anonymous on 14 Dicembre 2012

    Sei fuori strada. Il copyright non è contro l’utente, ma contro chi vuole sostituirsi all’autore nel rapporto con l’utente. La battaglia del copyright è contro chi vuole usare l’opera di un autore per guadagnare senza versargli un centesimo. Se scarichi una canzone, quella diventa tua di diritto, puoi farne ciò che vuoi ed è giusto così. Con un solo limite, però: se la stessa canzone la offri a pagamento a qualcuno, devi chiedere un permesso e/o versare una parte del prezzo a chi l’ha creata. Non puoi guadagnare con il lavoro di qualcun altro, non ti pare? Chi è contro il copyright (come Google, per esempio) vuole farsi bello con il lavoro degli altri, offrendo contenuti agli utenti senza spendere un centesimo per questo.
    Quanto alla durata del diritto d’autore (le royalty) serve per tenere bassi (e accessibili) i prezzi di libri, film e musica. Se la eliminiamo, dovremmo pagare molto di più per accedere alle opere. Così, invece, il prezzo viene diluito nel tempo.
    La cultura è libera quando gli autori sono liberi, non quando è gratuita. Per garantire la libertà di un autore bisogna rafforzare i suoi diritti economici. Con il diritto d’autore è il pubblico a decidere se un autore merita o meno , perciò a PAGARLO. Senza il diritto d’autore sarebbero gli editori a pagare per le opere, potendo così condizionare gli autori e costringerli a realizzare ciò che vogliono loro.

  3. LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

    Io credo che non mi avvicinerò mai a uno che la pensa come Carrisi, prima di tutto. Mi ha proprio messo addosso una tristezza…
    A parte questo, mi spiace che editori/autori/cineasti siano tanto ciechi. La presenza delle loro opere su Internet significa anche pubblicità, farsi conoscere, farsi apprezzare… dovessi comprare tutti i film che guardo, spenderei migliaia di euro all’anno. E non conoscerei quei registi di cui vado sempre e comunque a vedere i film al cinema. Che sono soldi.
    Tempo fa avevo visto il video di un’intervista a Neil Gaiman – sospiro d’ammirazione – in cui l’Immenso raccontava di aver fatto una prova, mettendo uno dei suoi ultimi libri scaricabile sul suo sito, totalmente gratis per tre mesi. Durante e dopo i tre mesi, le vendite del libro sono schizzate, sia in ebook che in libreria. Certo, Neil Gaiman non è il primo che passa, però alla fine, se il ‘prodotto’ è buono, alla fine paga, perché la qualità verrà riconosciuta. Se invece è una schifezza è un altro discorso.
    Che poi, esistono le biblioteche, che vuol dire una copia per migliaia di utenti non paganti. Alla fine cosa cambia se la stessa logica si applica anche a Internet? Mah.

    • Anonymous on 14 Dicembre 2012

      Cara Leggivendola, se uno si chiama Neil Gaiman ed è già famoso (e per essere prosaici, ha già fatto i soldi) si può permettere di pubblicare gratis per sperimentare. Ma un esordiente ha bisogno di un editore per farsi conoscere e per mangiare. Non so che lavoro fai, ma se ti dicessero che prima di darti lo stipendio ti devono testare gratis finché non ricevi l’apprezzamento del pubblico, che diresti?

    • LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

      Beh, io credo che l’esordiente abbia molto, molto più bisogno di pubblicità rispetto a Gaiman. Io ormai non vado più a comprarmi un libro ‘alla cieca’, men che meno di un esordiente. Soprattutto perché ormai l’editoria nostrana offre in buona parte delle maestose mediocrità per le quali farei sinceramente a meno di spendere dai 16 ai 20 euro.
      In questo caso è vero che ci sono blog che fungono da intermediari, ma loro i libri li ricevono gratis.
      Insomma, dipende da caso a caso. Io posso continuare a godermi delle meravigliose immagini su Deviantart e decidere prima o poi di comprarne una dall’autore/autrice. O leggere racconti/scaricare gratis ebook di certi wannabe-scrittori fino al giorno in cui non pubblicheranno a pagamento (per i lettori, eh xD) e saprò di potermi fidare di loro.
      Oppure, pensiamo a Youtube e a tutti gli Youtuber che ‘hanno fatto i soldi’ mettendo i loro video e il loro impegno gratis a disposizione di chiunque abbia voglia di guardarli. O a Zerocalcare, che si è guadagnato un pubblico sterminato pubblicando gratis le proprie strisce sul suo blog.
      Il lavoro creativo è diverso da un ‘lavoro normale’, almeno così la penso io. Solo il pubblico può dirti se vali qualcosa e la risposta si ottiene col tempo e con tanta pazienza. Per me, eh.
      Che poi, sempre secondo me, a danneggiare autori e industria in generale sono pure i prezzi proibitivi che impediscono ai fan di supportare gli scrittori/registi/musicisti come meriterebbero. Non esiste che io vada a spendere 20 euro per un libro/cd/dvd che sarà costato 2 euro se va bene.

    • Anonymous on 14 Dicembre 2012

      Allora cara, lo vedi che sei d’accordo con Carrisi?

    • LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

      … secondo quale contorto ragionamento?

    • Anonymous on 14 Dicembre 2012

      Che lavoro fai?

    • LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

      Attinenza? Studio, comunque. Stiamo per avviarci verso la celeberrima china del ‘Cosa vuoi saperne che ancora non lavori?’, per caso? Ad ogni modo, vorrei sapere in che senso la penserei come Carrisi, visto che ancora non ho avuto risposta.
      Ad ogni modo, qui non si sta sostenendo in alcun modo la pirateria, quanto lo scambio di informazioni e materiale culturale su Internet.

    • Anonymous on 14 Dicembre 2012

      E Carrisi l’ha difeso a Bruxelles!!! Non come invece ha scritto questo qui sopra!!! Ha detto, il copyright è lo stipendio di un autore. Solo i lettori (gli utenti) hanno diritto a far circolare le idee e a scambiarsele liberamente, chi invece lo fa a scopo di lucro (per esempio, un sito che permette di scaricare gratis un’opera e poi incassa dai banner pubblicitari) deve pagare.
      Quanto alla domanda sul tuo lavoro, non volevo certo attaccarti, te l’ho chiesto perché sono un autore e il copyright è il mio stipendio, senza non potrei vivere. La cultura gratuita non mai esistita e non esisterà mai, perché anche chi fa cultura ha il diritto di mangiare, altrimenti fa un altro mestiere… e allora tu cosa scarichi?

    • LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

      Non so quanto abbia detto a Bruxelles, uno che dice che senza il diritto d’autore fa ‘un altro mestiere’ onestamente mi dà la stessa fiducia come scrittore di Gargamella. Sarò magari ingenua io, ma mi piace ancora pensare alla scrittura come una malattia dalla quale non si può guarire.
      Incassare dai banner certo non è correttissimo, ma è ben lontano dall’incassare dalla vendita del prodotto, che sia un libro o un film. Tra l’altro se fosse l’autore o la casa editrice o quello che è a mettere il proprio lavoro sul proprio sito, incasserebbe in prima persona.
      La cultura dovrebbe essere gratuita. E in parte lo è, considerato che posso prestare quanti libri voglio a chi voglio e che posso uscire dalla biblioteca con lo zaino pieno. Se vale per le biblioteche fisiche, perché non può valere per quelle virtuali?
      Io continuo a pensare che chi fa cultura, anzi, facciamo i ‘creativi’ in generale, farebbe bene a farsi conoscere presentandosi in forma gratuita sul web. Nessuno mi rassicura sulla bravura di un dato scrittore o fumettista, finché non posso leggere quello che è in grado di fare. Trovandomi davanti le vignette di Daw o le strisce di Zerocalcare, so di potermi fidare di loro e infatti compro i loro fumetti con assoluta gioia e soddisfazione. Avendo visto i video dei Licaoni o dei Jackals su Youtube, se facessero un lungometraggio lo comprerei più che volentieri.
      Per me Internet è l’unico strumento dato ai ‘creativi’ per dimostrare quanto valgono e per confrontarsi col pubblico.
      Il ‘E allora tu cosa scarichi’ fa coppia con ‘E allora tu cosa compri’. Se io non conosco, non compro.

    • LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

      Momento momento momento. Chiedo scusa, potrei aver frainteso parte della questione.
      Se parliamo di una – chiamiamola – liberalizzazione dei prodotti culturali su Internet (ad esempio, biblioteche virtuali) sono palesemente più che favorevole. Ma credo anche che il diritto d’autore debba perdurare nel tempo, ben oltre i 4 o 5 anni indicati dall’articolo.
      Spero di essermi spiegata meglio, chiedo venia per il precedente fraintendimento.

    • Anonymous on 14 Dicembre 2012

      Vabbe’, Gargamella, Licaoni e Jackals… Ho capito. Mi arrendo: hai vinto tu. Ciao.

    • LaLeggivendola on 14 Dicembre 2012

      Ma come, proprio adesso che ho riconsiderato la faccenda? O_o

  4. Anonymous on 14 Dicembre 2012

    discussione interessante e profonda, ma se l’anonimo si firmasse preferirei.
    SANDRA Frollini

    • Anonymous on 14 Dicembre 2012

      Giuseppe Loiacono, detto Loiak, disegno fumetti. Nessuno mi dà una busta paga alla fine del mese, il mio stipendio è il diritto d’autore. Se mi togliete quello, devo cambiare mestiere. Quelli che sono contro il copyright questo non lo capiscono, vogliono solo difendere il loro diritto (diritto?) di scaricare roba gratis da internet. Ma se io e gli autori come me smettiamo di produrre perché non guadagnamo, voi che cosa scaricate? A differenza dell’autore del pezzo qua sopra, sono andato a leggermi cosa ha detto realmente Carrisi a Bruxelles: ha difeso il mio diritto ad esistere, non il suo conto in banca. Non era contro internet e il progresso, semmai contro chi usa internet e il progresso come un pretesto per difendere i propri interessi.

  5. Daisy Dery on 14 Dicembre 2012

    Perché non facciamo lo stesso discorso con i brevetti? Ogni invenzione arricchisce l’umanità perché pagare il brevetto al primo che l’ha inventata? Sai quanto meno costerebbero le cose? Scusate la provocazione ma perché il valore intrinseco di un’opera d’arte deve essere inferiore a quello delle lampadine a basso consumo energetico? ( per tornare alle candele^^)

  6. Anonymous on 14 Dicembre 2012

    non so, l’argomentazione sembra abbastanza confusa. Non ho capito perchè sostiene che chi voglia savaguardare i diritti d’autore voglia anche imporre un veto alla diffusione di Internet. Inoltre tutte le opere sono “gratis” attraverso le biblioteche, che permettono a tutti di leggere libri regolarmente acquistati, savaguardando il lavoro degli autori. E la cultura non può essere gratuita, perchè ci sono persone che lavorano per essa e meritano di essere retribuite. Anche le scuole funzionano così (in teoria): vengono pagate dalle tasse. La cultura deve essere accessibile a tutti, ed è una cosa diversa da “gratuita.” Non so. Rifletterò. Saluti.

  7. Roberto Gerilli on 15 Dicembre 2012

    Vedo che l’articolo ha generato una bella discussione e non posso che esserne felice. discutere dei pro e dei contro di una questione non può far che bene.
    Per quanto mi riguarda il copyright così come è stato inteso fino a ora è un metodo arcaico di far soldi che va a discapito degli utenti. Non deve essere abrogato, ci mancherebbe, ma deve essere modernizzato in conformità con la società moderna. Una ridefinizione dei diritti d’autore innescherebbe una reazione a catena che si concluderebbe con un miglioramento del mercato e della diffusione della cultura.
    Il mondo è cambiato, le leggi e le usanze devo adeguarsi.

    P.s.: ovviamente lo stesso ragionamento vale anche per i brevetti, per il software etc etc

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