Condominio R39 è il primo romanzo di Fabio Deotto, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero. Dopo due romanzi riposti nel cassetto, per l’autore vimercartese il terzo è stato quello con il quale è riuscito a esordire. Un incendio, cinque inquilini restituiti dalle macerie, un sospetto e un investigatore sono gli elementi che delineano la trama di un giallo dalle sfumature gotiche ben congegnato. Uno psicodramma collettivo che tiene con il fiato sospeso fino all’epilogo.

Il condominio R39, in via degli Espositi 12, è un complesso residenziale di Milano ridotto a un cumulo di macerie dalle fiamme. A indagare sulle cause di questo incendio è l’ispettore Pallino, nel frattempo gli inquilini, in coma, attendono in un letto di ospedale e il piccolo Nicolò, l’unico sfuggito al disastro, è introvabile. Un mistero che costringerà l’investigatore ad affrontare la propria coscienza, la fragile umanità che lo caratterizza.

Condominio R39Ciò che traspare dalla lettura di questo libro sono i numerosi parallelismi e riferimenti a Charles Bukowski, i temi cardine della Beat Generation, sesso, perversioni, follia e sregolatezze, ci sono tutti. I personaggi che si trovano rinchiusi nelle Gabbie Comunicanti – questo è il titolo che Deotto ha dato alla prima parte del romanzo – sono immersi nei meandri dei loro drammi esistenziali.

Nicolò, vittima di una madre esageratamente apprensiva, cerca consiglio e consolazione nelle pagine di Post Office di Bukowski e costruisce un rapporto di amicizia con il vicino paraplegico Pierfranco Eugemini. Il signor Eugemini – tra tutti il personaggio più affascinante – è un anziano biologo in pensione, studioso del processo della decomposizione dei corpi e dal pessimo carattere impegnato a scrivere e a riflettere sul senso della vita e del genere umano, con risultati spesso crudi e negativi. Gli altri inquilini intrappolati nelle gabbie sono Christian Colussi e Sarah Sprea che sembrano usciti da Compagno di Sbronze ammantati, però, da un’aura esoterica nella quale psicosi, sessualità e vampirismo si mescolano e si confondono tra scienza, mito e realtà. E infine Marina Vertingler: un’attrice rovinata dal suo disturbo bipolare. Una donna prigioniera della sua distorta concezione del mondo, vittima di se stessa e dei suoi fantasmi presenti, passati e futuri. Cinque personaggi principali per un totale di quattro gabbie.

C’è poi Alice, compagna di scuola del piccolo Nicolò, il collegamento con il mondo esterno. È con lei che le gabbie si aprono ed escono le Bestie travestite da dei, titolo della seconda parte del romanzo. Qui il ritmo narrativo si fa più incalzante, le convinzioni del lettore crollano e, se la prima sezione risulta soffocante e opprimente, la seconda è rivelatrice e cede ai peggiori istinti umani.

Pagina dopo pagina si apre, lentamente, il vaso di Pandora. Ci sono i mali, ma c’è anche la speranza che si aggrappa all’infanzia. Nicolò riveste il ruolo di eroe positivo. Qui Deotto si discosta da Bukowski: il primo introduce un elemento benefico, puro, in grado di elevare o risanare le piaghe che infettano l’animo umano; mentre il secondo ne ha una visione profondamente negativa. La natura di Nicolò non è corrotta, il vecchio Eugemini lo intuisce e, a suo modo, lo mette in guardia: “Ogni cosa che ti insegneranno, servirà a spegnere in te il dubbio, ad appagare preventivamente ogni curiosità, a darti risposte per domande che non ti sei ancora fatto.” In seguito lo scrittore afferma: “Spesso la vita è come un libro. Uno di quelli che non leggi mai veramente. […] Quando torni a concentrarti sulla storia, rimani lì come un fesso a domandarti: e qui, come ci sono finito?” A questa domanda Pallino risponde. Sta al lettore comprendere la risposta.

Lo stile di scrittura è secco, preciso. Le descrizioni, a volte cinematografiche, sono ricche di termini scientifici che però non appesantiscono la narrazione, anzi, la arricchiscono. Deotto, infatti, alla sua ammirazione per Bukowski aggiunge le sue competenze nel campo delle biotecnologie e non perde di vista il contenuto emotivo della storia narrata.

Condominio R39 è un libro ben strutturato, studiato nei minimi dettagli. L’ispirazione a Bukowski non solo si intravede, ma si impone prepotentemente. Pare quasi un romanzo-dedica, ma Deotto non soccombe del tutto al proprio mentore. La sfiducia nel genere umano non è completa e assoluta, si intravedono delle piccole note positive anche se il finale lascia un po’ incerti. Non tutti gli intrecci giungono a conclusione e questo dà una sensazione di sospensione, di incompletezza. Tuttavia, come primo romanzo, Fabio Deotto si presenta come uno scrittore niente male. Da non perdere di vista.

Titolo: Condominio R39
Autore: Fabio Deotto
Casa Editrice: Einaudi
Collana: Stile Libero Big
Pagine: 442
Anno di pubblicazione: gennaio 2014
Prezzo: € 19.50

the author

Laureata in Lettere e Filosofia con magistrale in Scienze del Testo e del Libro presso la Facoltà di Udine. Ex libraria, articolista, scrittrice di brevi racconti per hobby, Rita recensisce seguendo le sue inclinazioni. Curiosa e portata al dialogo intravede nella lettura l'opportunità di una continua crescita intellettuale mentre la scrittura è, a suo parere, un dono attraverso il quale esprimere e condividere idee, emozioni e intuizioni.

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