Meglio Pandora o il Paese delle Meraviglie?

Spesso accade che un film venga esageratamente pubblicizzato e che questa propaganda lo porti ad essere considerato migliore rispetto a quello che in realtà il film è. Chi, per esempio, è riuscito a resistere ai mefistofelici capelli arancioni del Cappellaio Matto, ripreso nelle ultime settimane in quasi tutti i giornali? O agli innumerevoli denti dello Stregatto continuamente presenti in tutte le reclame? Ciò spiega il successo al botteghino di Alice in Wonderland, nei nostri schermi dal 3 Marzo scorso, la cui uscita è stata forzatamente aumentata da un impatto mediatico eccessivo.

Anche l’arrivo al cinema di Avatar è stato preceduto da una vastissima pubblicità, ma la differenza tra i due film è molto marcata: Cameron ha soddisfatto le aspettative (e talvolta superate), mentre Burton ha veramente deluso. Dopo la prima mezz’ora di proiezione si capisce che oltre l’assurda trama di Lewis Carroll non si va, e Alice non riesce a coinvolgere lo spettatore nel suo mondo ‘meraviglioso’: colori troppo forzati, creature non particolarmente affascinanti, dialoghi limitatamente infantili e ambiente circostante esageratamente immaginario ne sono le costanti. Una volta giunti su Pandora invece, con lo stesso occhio sorpreso e ammaliato di Jake, si è completamente rapiti dal fascino selvaggio della foresta colma di meravigliose sfumature che con l’arrivo della notte si trasformano in tonalità fosforescenti, da animali inquietanti e allo stesso tempo incantevoli, da un cielo coperto da tanti piccoli pianeti e dalle timide lentiggini candide e notturne di cui il viso di Neytiri viene misteriosamente rivestito.

L’universo di Avatar ci attira irreparabilmente per la profondità tridimensionale con cui è stato concepito, a differenza di quello di Alice, girato in 2D e poi convertito in 3D. I due registi hanno infatti saputo sfruttare in maniera molto differente la terza dimensione: il 3D di Burton si limita alle scene di maggiore movimento (per esempio quando Alice precipita dentro il misterioso passaggio che conduce nell’irreale paese o quando viene inseguita dalla mostruosa belva della regina) creando un effetto troppo invasivo e deciso (e aggiungerei un inevitabile mal di testa a fine proiezione!), mentre il 3D di Cameron va molto più a fondo con le panoramiche di Pandora, i voli sul dorso degli Ikran, gli interni dell’albero casa, i fluttuanti movimenti dei semi Eywa, ecc. offrendo per la prima volta al cinema la possibilità di far sentire lo spettatore all’interno della scena.

È necessario elargire una critica anche per gli attori. In primis, Mia Wasikowska: la sua interpretazione di Alice è molto distaccata e fredda, forse dovuta al suo volto glaciale e particolarmente rigido, e non sembra comunicare quella pazzia e quella voglia di evadere dalla realtà che contraddistingueva il suo personaggio. Giudizio particolarmente negativo soprattutto per Anne Hathaway: la resa del suo personaggio, la Regina Bianca, è troppo artificiale e innaturale, e l’attenzione per la posizione delle braccia o per le espressioni mielate del viso sembra superare quella per la recitazione vera e propria.

Fra tanti deludenti personaggi non si salva nemmeno il Cappellaio Matto: perfino il camaleontico Johnny Depp non è riuscito a dare quel tocco di personalità che contraddistingueva tutte le sue interpretazioni. È quasi indimenticabile infatti (restando nell’universo di Burton) il suo ruolo di protagonista in Edward Mani di Forbice in cui Depp riusciva a rendere benissimo i tormenti che il giovane Edward, emarginato dalla società per la sua diversità, soffoca dentro di sé e nello stesso tempo era capace di comunicare allo spettatore i sentimenti interiori che nessun’altro poteva comprendere. Il Cappellaio Matto, oltre la sua pazzia e la sua avversità nei confronti dell’egemonia della Regina, non riesce a spingersi. Depp insomma non ha saputo sfruttare al meglio un personaggio così contorto da capire e che spesso non riesce ad essere compreso nemmeno da se stesso. L’unica nota positiva va a Helena Bonham-Carter, il cui ruolo di Regina Rossa sembra particolarmente riuscito per l’irascibilità e la crudeltà che emerge in modo lampante dalla sua interpretazione.

Insomma, da un regista come Tim Burton, uno dei pochi che ai giorni nostri è in grado di creare favole per gli adulti, ci si aspettava di meglio. La morale di fondo che contraddistingueva ogni suo film, la fragilità di ogni suo protagonista (il tormentato barbiere Sweeney Todd, il discriminato e ingenuo Edward, l’euforico e talvolta abbandonato Willy Wonka), le inusuali scenografie con cui impressionava lo spettatore, sono totalmente assenti.

Siamo speranzosi che Burton dopo questa sua cosiddetta caduta possa regalarci un’altra delle sue impressionanti fiabe, ma nel frattempo non possiamo far altro che lodare James Cameron, l’unico grande regista che nel 2010 è ancora in grado di stupirci e di farci viaggiare con la fantasia, come in un sogno ad occhi aperti. Infatti, oltre all’ostentata pubblicità, gli incassi stratosferici da 2.3 miliardi e le innumerevoli critiche, Avatar ha completamente cambiato la concezione del cinema ed è uno di quei pochi capolavori che appena compaiono i titoli di coda saresti subito pronto a rivederlo una seconda volta, perché si sa, Pandora è così: la prima volta ti incanta, la seconda ti rapisce…

2 Readers Commented

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  1. miryam on 20 Marzo 2010

    PANDORA!! senza alcun dubbio!!

  2. Bex on 2 Dicembre 2010

    di sicuro Avatar è un bellissimo film, fatto molto bene, anche se con una storiella un po’ banale e scontata… a me piace molto, ma sinceramente non ho trovato Alice in Wonderland noioso! è fantastico quel film!

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