Cari colleghi e lettori, prima di tutto voglio ringraziarvi ancora per l’interesse dimostrato per il precedente articolo sulla traduzione editoriale. Questo nuovo post doveva essere una risposta ai vostri commenti e, invece, si è trasformato in un nuovo articolo, perché credo sia importante spiegare ancora meglio la situazione. 

Se purtroppo esistono cattive traduzioni non è perché l’editore decide di assumere «hobbisti». È semmai il contrario: dato che l’editore paga pochissimo i traduttori e li paga quando gli torna più comodo (cioè non rispettando i termini del contratto che lui stesso firma) li obbliga a diventare dei traduttori part-time con tutto ciò che ne consegue. Perché è chiaro che se un traduttore non riesce a mantenersi vivendo del suo lavoro, DEVE trovarsene un altro che gli permetta di pagare affitto, bollette, benzina, cibo e tutto il resto. Nel mio caso specifico, tradurre di notte, perché di giorno DEVO andare a lavorare fuori casa, di sicuro incide negativamente sulla qualità delle mie traduzioni; perché dopo aver passato otto ore a fare un lavoro mentalmente e fisicamente pesante, quando mi siedo al computer per tradurre la soglia di attenzione si abbassa notevolmente e non certo perché io sia un hobbista della traduzione, ma semplicemente perché sono sfinita. Infatti, nei giorni di riposo, quando ho la possibilità di restare a casa e di concentrarmi 9/10 ore al giorno sulle traduzioni, non solo traduco molto meglio ma mi rendo anche conto di eventuali errori commessi. E li correggo.

Inoltre, dovete anche considerare i tempi di consegna. Se l’editore decide che ha fretta di pubblicare un libro, i tempi di consegna per il traduttore si fanno ancora più ristretti e torna il solito adagio di prima: se il traduttore in questione deve anche fare un altro lavoro per potersi mantenere pensate forse che abbia il tempo di rileggere con calma la sua traduzione, magari a distanza di dieci giorni? Certo che no! Perché quando si lavora a stretto contatto con un testo, tutti i giorni per almeno tre mesi (nella più rosea della ipotesi, perché ripeto che a volte si hanno anche meno di 90 giorni per consegnare traduzioni di più di 400 pagine) è ovvio che certe cose il traduttore non le noti più. Non si vedono più gli errori di battitura, non si vedono più i doppi spazi e magari ci sfugge anche qualche frase. Ecco perché sarebbe molto importante potersi prendere almeno una settimana di distacco dal testo e poi tornarci su, proprio per poterlo guardare con altri occhi. Inoltre, cari lettori, un traduttore resta pur sempre un essere umano. Non è una macchina e in quanto tale può commettere errori. Ma attenzione, non sto giustificando la negligenza o la sciatteria, sto solo dicendo che è normale fare errori; è normale poter interpretare una parola o una frase in modo diverso da quella che era l’intenzione dell’autore. A me è successo e per fortuna me ne sono accorta prima di consegnare il lavoro, ma non è escluso che possa accadere di nuovo e magari la prossima volta potrei non accorgermene.

Ed è qui che entrano in scena i revisori. Il revisore è una figura importantissima perché rilegge e, se necessario, corregge la traduzione. Per un traduttore è fondamentale potersi relazionare col proprio revisore perché si ha un feedback sul proprio lavoro e questo ci permette di vedere (finalmente!) i nostri errori e di imparare ancora, di migliorarci sempre. Il bello della traduzione è proprio questo: obbliga il traduttore a continuare a imparare cose nuove per tutta la vita. Purtroppo a me non è mai capitato di potermi relazionare col mio revisore. L’ho chiesto all’editore e non ho mai ricevuto risposta. Non poter parlare con il mio revisore, non essere trattata male perché sicuramente avrei potuto rendere una frase in modo più felice, mi fa sentire monca perché mi viene tolta la possibilità di formarmi ancora, di migliorarmi come traduttrice.

Perciò cari lettori, una cattiva traduzione non è MAI solo colpa del traduttore, perché a vigilare (e giustamente aggiungo) sul suo lavoro dovrebbe esserci un revisore e se gli «strafalcioni» restano forse è perché il revisore non c’è. Pensateci, pensate a tutto questo la prossima volta che vi viene voglia di «fare gli snob» e sparare a zero sul lavoro di un traduttore. Il più delle volte non pecchiamo di negligenza nel nostro lavoro, siamo solo abbandonati a noi stessi.

Cosa ne pensate? Diteci la vostra!

7 Readers Commented

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  1. LaLeggivendola on 22 Ottobre 2012

    In linea di massima sono anche d’accordo, sicuramente le pessime traduzioni che si trovano in giro – pure per delle case editrici BIG – sono testimonianza di un trattamento orribile dei traduttori da parte delle CE… su questo sono d’accordo, specie quando vedo che un traduttore fa un lavoro impeccabile con un libro e poi mediocre con un altro. E sì, è vero che anche il revisore – se c’è, perché in certi casi arrivo a dubitarne… – ha una sua dose di colpa.
    Però ci sono anche dei casi d’inenarrabile incompetenza. Non si può negare. Ho appena finito di leggere un libro in cui, ne sono sicura, ‘sensitive’ era tradotto con ‘sensitiva’, ‘now and then’ con ‘ora e prima’ e non voglio neanche pensare al resto. Questo, per me, è non essere proprio capaci di tradurre.

    • Anonymous on 22 Ottobre 2012

      E la capacità di tradurre chi dovrebbe valutarla se non l’editore che decide di affidare la traduzione a un traduttore piuttosto che a un altro? L’inenarrabile incompetenza potrà anche esserci in certi casi (generalizzare comunque non va bene), ma non ti chiedi allora perché l’editore decide di pagare un incompetente piuttosto che un ottimo traduttore? Non sarà per il solito motivo, cara Leggivendola, e cioè che così l’editore spende meno? Il dramma è che ormai anche l’editoria si è piegata alla legge del “basta pubblicare”. La qualità non è più importante. Basta vendere, il resto non importa.

    • LaLeggivendola on 22 Ottobre 2012

      Beh, ovvio che non bisogni generalizzare né accanirsi. Io nelle mie recensioni segnalo molto più volentieri una buona traduzione piuttosto che una così-così o una pessima, però non credo che la colpa sia ‘soltanto’ dell’editore. Certo che è responsabile dell’intera faccenda, ovvio che è davvero triste e squallido come tanti si disinteressino della buona riuscita delle loro pubblicazioni – mi sono trovata tra le mani delle schifezze di traduzione edite dalla Mondadori o dalla Garzanti, per dire – ma non si può neanche negare l’incompetenza di un singolo traduttore. Ad esempio, il revisore può essere bravo quanto vuole, ma se il suo compito è migliorare la resa in italiano, non è tenuto a conoscere tutti i false-friend e i trabocchetti linguistici e per tanti versi dovrà fidarsi del traduttore. Ognuno ha la sua dose di responsabilità.
      Che poi l’editoria stia diventando un mercato sempre più malato in cui la qualità del libro continua a perdere importanza è vero. Ci vorrebbe una forte mobilitazione da parte dei traduttori per rendere nota la loro condizione e un grande sforzo da parte dei frequentatori dell’Internet per spargere la voce. Ci vorrebbe.

    • Anonymous on 27 Maggio 2013

      Leggendo ciò che scrivi non oso immaginare come traduci. Dio salvi la grammatica !

  2. Anonymous on 22 Ottobre 2012

    Alcuni traduttori sono scarsi in Italiano , punto.
    Non conoscono la nostra lingua bene, non conoscono veramente il significato di alcune parole , altrimenti non si spiegherebbe l’uso di certi aggettivi dal significato totalmente avulso dal testo, quando un traduttore mi traduce “occhi piccoli” invece di “occhi penetranti” o “occhi sporgenti” invece di occhi obliqui” o “avaro” invece di “prodigo” ,”viscido” invece di “scivoloso” ecc…significa che non sa il significato di certe parole.
    E’ poco colto? Probabilmente.
    Quando non conosce i congiuntivi, quando in generale sbaglia i tempi e modi dei verbi … vuol dire che non li ha imparati così bene da farseli venire in automatico traducendo, quindi quando è stanco ( a causa della situazione da te descritta) “toppa” alla grande…
    Il revisore, credevo servisse per limare il testo, per aiutare a dare un certo significato che l’autore nella sua lingua esprimeva in un modo pregnante anche in Italiano ecc, il revisore invece stà lì per correggere un Italiano zoppicante?
    Una volta erano i grandi scrittori che traducevano i libri stranieri es. Italo Calcino, o i grandi studiosi di una corrente artistica es. Fernanda Pivano, persone che conoscevano la nostra lingua come le loro tasche e quello era il loro dono minore …
    Insomma di base un buon traduttore deve sapere l’Italiano benissimo e la rispettiva lingua straniera che traduce altrettanto bene, così che automaticamente anche sotto stress gli venga spontaneo usare il linguaggio più corretto…

    Questo per quel che riguarda le mancanze del traduttore, per quel che riguarda le mancanze dell’editore che di questi tempi si rivela di una scorrettezza assoluta sia nei riguardi di chi lavora per lui ( peché dev’essere un diritto avere tempi corretti per poter tradurre in tranquillità, paga giusta e ricevuta nei tempi stabiliti per poter fare quel dato lavoro e basta, supporto per verificare la correttezza e bellezza di una traduzione e continuare ad imparare e migliorarsi)e per il lettore che come cliente ma anche come fruitore di cultura ( che quello dovrebbe esser) ha diritto ad una traduzione corretta, anche se il libro come contenuti è “discutibile” se però è esposto in corretto italiano almeno il lettore automaticamente migliora in quello a forza di legger.
    Il bello della lettura per il lettore è anche quello, magari leggi un libro di evasione e basta che non insegna nulla ecc… ma se esposto in buon ITALIANO il lettore impara ad esprimersi bene nella propria lingua…
    Io ho letto qualche libro Y.A. e mi sono accorta che l’italiano di questi libri è pessimo anche le case editrici più impegnate ( almeno una volta lo erano) danno prodotti per adolescenti in un italiano scorretto , l’adolescente che legge e ancora deve formarsi nel linguaggio che ne ricaverà????? Di parlare come un mentecatto anche se forte lettore!!!

    Come lettore a questo punto ( non c’è ironia) che posso fare per aiutare i traduttori?
    Ditemi se c’è qualche petizione da dare a un politico da firmare, se ci sono richieste da fare ad uffici competenti, se c’è una lettera aperta agli editori da mandare … insomma ditemi cosa posso fare per sostenervi e io lo faccio, perché aiutando i traduttori aiuto me stessa.

    Lea Silvia

  3. Anonymous on 22 Ottobre 2012

    Errata Corrige !!!!!!!!!!!!!!!
    Ho scritto Italo Calcino
    invece di
    Italo CALVINO
    Ahhhhhhhhhhh!!!! 🙂
    Lea Silvia

  4. Amaranta on 23 Ottobre 2012

    Forse sarebbe bella una ribellione di tanti traduttori uniti per combattere questa situazione. Uno sciopero per dire ‘Non ci stiamo più’.

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