La prefazione di Gli abitanti dell’ombra effimera presenta il classico topos del manoscritto ritrovato: il narratore avverte il lettore che quanto leggerà è la testimonianza di un’esistenza reale riconducibile a un faldone comprendente un manoscritto, quaderni, stralci di libri, appunti e foto, oltre a un CD ROM e un modello artigianale di macchina fotografica.

Celoni-romanzoGli abitanti dell’ombra effimera consta nell’esposizione di una ricerca che segna un’intera esistenza, ricerca che fin da subito si configura non solo quale impresa conoscitiva ma anche come avventura spirituale, un vero e proprio percorso iniziatico.

Tutto ruota attorno alla meccanica e al mistero della fotografia, la capacità di catturare su immagine il reale o ciò che si presume essere tale. Come nasce il procedimento che rende possibile l’immagine fotografica? Che cosè la luce? Cosa rende visibili e invisibili le cose? Esiste un modo di catturare linvisibile?

Il narratore dapprincipio spiega le circostanze che gli hanno fatto intraprendere una ricerca di questo tipo (a sedici anni ha ritrovato appunti e foto del nonno scomparso nella rimessa della sua casa), poi sviscera le problematiche della ricerca in sé, che lo hanno obbligato ad ampliare le sue conoscenze: dall’ottica all’alchimia, dalla fisica alla metafisica, senza escludere la storia trasversale di questo tipo di discipline nel corso dei secoli, per esempio la storia della camera oscura. La congerie dei documenti (alcuni reali, altri fittizi ma verosimili) e degli studi si somma a una nutrita serie di ipotesi, suggestioni, riflessioni, operata sulla base dei risultati volta a volta raggiunti.

Chi cerca di indagare i misteri della luce scopre che la luce è definita dal buio, pertanto è destinato a perdersi in quella terra di mezzo in cui si può procedere solo a tentoni, dove è impossibile giungere a una visione generale, a una chiave risolutiva del tutto. Da un interrogativo iniziale, pertanto, scaturiscono nuove domande e poche risposte, piccoli frammenti di verità nelle quali si imbatte chi desidera vedere l’invisibile, cui non basta costruire una macchina fotografica sensibile a determinati range spettrali, per fare luce nel buio che ci circonda.

Gli abitanti dell’ombra effimera, tra prosa ciceroniana e sapore lovecraftiano, è la storia di una ricerca più che la storia di veri e propri personaggi con precise caratteristiche fisiche o morali; in tal senso, sembrerebbe avere come fine quello di instillare la suggestione che quanto è dato come vero e stabilito potrebbe non esserlo, se i parametri con cui ciò che definiamo vero e reale sono limitati e la nostra stessa esperienza si muove in confini circoscritti.

La difficoltà del testo è nella natura del testo stesso, che risulta essere poco narrativo e più descrittivo-espositivo, tanto che lopera ha il sapore di un saggio più che un romanzo, ma a conti fatti più che un saggio è uno zibaldone di riflessioni, pensieri, supposizioni, teorie sulla base di scoperte, “reali” o verosimili, supportate da un interessante apparato iconografico.

Nel complesso poco accattivante per un pubblico generico, Gli abitanti dell’ombra effimera risulta meglio consigliato agli amanti dell’insolito, a chi desidera avventurarsi in terre di confine, in bilico tra reale e ideale, scienza e immaginazione, fisica e metafisica, senza mai essere troppo certi su dove finisca l’una e inizi l’altra.

Titolo: Gli abitanti dell’ombra effimera
Autore: Fabio Celoni
Editore: Ponchiroli
Pagine: 256
Prezzo: € 19.50