Giorgio Fontana, dopo “Morte di un uomo felice”, che vinse il Premio Campiello nel 2014, scrive un libro di morte, sofferenza e disperazione, un libro incredibilmente bello ed efficace, di quelli che lasciano segni duraturi.

L’incontro del tutto casuale tra due amici che non si vedevano da diverso tempo dà la stura allo scrittore per indagare in vite percorse da viva inquietudine e da tormenti profondi.

Il protagonista è Alessio Bertoli, un giovane web designer solerte e coscienzioso con la passione per la musica jazz; con l’io narrante ha un’amicizia che risale ai tempi dell’università. Entrambi erano membri di una tribù urbana che spesso si ritrovava nel bar Il Ritornello, gestito prima da un italiano, poi da una famiglia di cinesi. A ventinove anni Alessio incontra Martina, originaria del Molise, laureata in Lettere classiche, bellissima e appassionata anche lei di jazz. Attraverso la relazione sentimentale con Martina, Alessio riscopre o scopre per la prima volta se stesso, i momenti determinanti della sua personalità: i rapporti turbolenti con la sua famiglia di montanari del Nord Italia, la scoperta della musica jazz.

Il sentimento che provava lo riempiva di sconcerto, quasi di venerazione. Il sesso con Martina era migliore di ogni altro. Da lì riemergevano ogni volta più felici e sfiniti, quasi a volersi consumare e non riuscirci mai: il piacere appariva inesauribile, ed era così semplice goderne.

immagineAlessio grazie a Martina gode della bellezza, a cui è completamente impreparato, legato fino ad allora al suo stile di vita, “il dolceamaro contentarsi”, cioè aspettarsi il meno possibile per non uscire dalle esperienze dolenti e sconfitti. Avere sempre meno desideri, anzi farne a meno aveva significato per Alessio raggiungere la vera libertà, ora si sente dipendente dal suo amore per Martina, reso inerme, arreso di fronte a un sentimento così assoluto.

Una storia così banale era diventata destino. […] Come gli antichi profeti aveva guardato un dio negli occhi, e la verità l’aveva trasfigurato.

Nulla può sostituire Martina e, quando lei lo abbandona, Alessio inizia un percorso di distruzione e annichilimento, oppresso da un dolore acuto non solo morale, ma anche fisico.

Dormiva pochissimo. Nel breve spazio del sonno, gli incubi erano così intensi da confondersi con il risveglio per molti minuti.

È un affondare nel dolore, quello di Alessio, un dolore immenso, senza alcun limite e soluzione, perché si sopravvive a tanti inferni, e non a un solo paradiso.  Le medicine, come il viaggiare, l’alcool, che di volta in volta Alessio cerca di adottare per salvarsi hanno durata temporanea e non servono a eliminare il dolore.

La voce narrante è l’ultima persona che Alessio incontra nel bar Il Ritornello ed è il solo a cui affida la sua storia, prima di sparire da tutti, da ogni esistenza meschina e rendersi invisibile.

Alessio è un personaggio assolutamente singolare, molto prossimo alla narrativa novecentesca dei poeti maledetti, che si lascia consumare completamente dalla malattia d’amore, che è anni luce distante dalle opache esistenze degli altri e dai tempi della contemporaneità, dove ogni persona e oggetto è sostituibile, replicabile. Ma è in perfetta sintonia con una Milano  frammentaria e disorganica nella sua mancanza di respiro caldo eppure capace di accogliere solitudini gravose. Alessio percorre in lungo e in largo la città, ne assimila le abitudini, conosce le varie tipologie di coloro che la abitano o ne rimangono ai margini, come i barboni. Lui stesso diventa un senza dimora, con nessuna certezza e fonte economica di sopravvivenza. La sua discesa verso gli inferi è totale come fastidiosamente ingombrante perché totale è stata la sua devozione per Martina. Un santo tutto votato alla causa della propria salvezza attraverso la donna, Martina, Alessio si svuota completamente della propria identità, si annulla e sparisce.

Lo scarto feroce tra lui, puro e intransigente, e gli altri personaggi della storia, normali nella loro superficialità banale, rende il romanzo ricco di fascino e di domande fertili di riflessioni, ma non di risposte da parte dello scrittore, che lascia al lettore le comode soluzioni di vita dell’io narrante come antidoto alla dissipazione di sé. Senza adottarle come assolute, però.

In tempi precari e instabili l’amore vissuto da Alessio è totalizzante, esclusivo, fuori dai tempi, si colloca in una prospettiva assoluta che risulta incomprensibile da tutti e incompreso dagli amici e dai familiari.

Un romanzo lirico, filosofico nelle sue implicazioni di riflessioni sul dolore, l’amore, l’amicizia, che va letto lasciandosi trasportare dall’onda crudele e feroce della passione e della disperazione.

Autore: Giorgio Fontana
Titolo: Un solo paradiso
Casa Editrice: Sellerio
Data di Pubblicazione: 2016
Numero di Pagine: 194
Prezzo: € 14,00

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico “Publio Virgilio Marone”. Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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