Teardrop – Lauren Kate

Atlantide. Il continente perduto. La leggenda. Da sempre questo mito ha affascinato intere generazioni di scrittori, sognatori, ma anche storici e scienziati. Ognuno di loro, e ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha cercato di capire, intuire, provare l’esistenza di questa terra meravigliosa e perfetta (così sembra), simbolo di bellezza, abbondanza e giustizia. Gli studi e gli scritti si sono susseguiti da sempre, così come i libri, i film, i fumetti.

Ed è proprio da questo mondo sommerso che la Kate attinge per inaugurare una nuova serie che mescola leggende del passato e romanticismo, avventura e magia. La protagonista, Eureka, ha diciassette anni e la sua particolarità, nonostante la giovane età, è che non riesce a piangere. Non piange nemmeno quando assiste impotente alla tragica scomparsa della madre, travolta davanti ai suoi occhi da un’onda anomala. In seguito all’incidente, Eureka si trasferisce dal padre, il quale vive assieme ad una nuova moglie e a due gemellini. Così, pure vivendo nel tormento, non riesce a piangere. Ma questa, però, è la grande salvezza per l’intera umanità. Perché se Eureka dovesse versare più lacrime di quante il mondo ne possa sopportare, sarebbe la catastrofe: il mondo di Atlantide riemergerebbe. C’è però chi è a conoscenza del suo potere e uno di loro è anche Ander, un ragazzo che conosce molto bene le storie di Atlantide. Dal loro primo incontro partirà tutta la storia e in essa si avvicenderanno personaggi del presente ed eventi del passato, un libro misterioso e una pietra magica.

In questo caso la Kate aveva un’ampia gamma di sfaccettature, variabili, incroci, simboli e significati da combinare e amalgamare che, forse, proprio l’aver toccato un argomento così complesso come Atlantide, ne ha creato un’aspettativa superiore alla realizzazione. Ora, parto certamente dal presupposto di base che si tratti di un romanzo YA e quindi adatto a un target di lettori che non ha un evidente interesse ad approfondire lo studio storico-antropologico della civiltà atlantidea, ma la stessa resta sempre sullo sfondo della vicenda principale e non va ad intaccare, secondo me, le vere “corde mitologiche” e piene di fascino dell’antica leggenda. Peccato, perché l’attesa (non realizzata) di qualcosa di speciale che deve accadere lascia un po’ l’amaro in bocca. D’accordo, diciamo che la Kate ha voluto essere originale e non ha voluto usufruire di quegli appigli che potevano essere più classici, ma forse anche più ovvi.

Allora, passiamo ai personaggi. Purtroppo neanche la storia d’amore tra i due protagonisti, Eureka e Ander, sembra essere permeabile (proprio per restare in tema “acquatico”) e in un susseguirsi di apparizioni e sparizioni mi domando il perché di questo amore così improvviso e strano. E mentre lui dovrebbe odiarla e invece la ama, lei se ne innamora al primo sguardo, così come lui ha un segreto di famiglia inconfessabile e terribile e lei vorrebbe scoprire i segreti della “propria” di famiglia (ormai anche allargata tra divorzi, matrigne e fratellastri), a me intanto viene in mente che tra l’acqua e il sangue c’è una certa parentela, e tra questi atlantidei moderni e i vampiri glitterati qualcosa mi suona familiare.

L’unico elemento davvero piacevole e degno di nota è, o forse dovrei dire sono, gli amici del cuore. Lui, Brooks, con i tratti ben delineati e la personalità ben definita, è una figura rassicurante, ma solo fino alla sua messa in discussione nel corso della storia. Comprensibile la sua amicizia di vecchia data, il suo lato protettivo, e la confidenza che in certi momenti diventa verosimilmente tenera. E poi lei, Cat, costante e reale presenza di un’amica abbastanza stravagante quanto pratica e affidabile, tanto da non lasciare mai sola Eureka, giungendo sempre in soccorso sia fisicamente che emotivamente. Particolare invece la presenza di un personaggio, Madame Blavatsky, che si rivela la chiave di volta della storia con la sua traduzione del libro misterioso nel quale sono raccontate le antiche vicende di atlantide e della storia d’amore tra i due protagonisti. La stessa Blavatsky finisce per essere crudelmente uccisa, e proprio il suo cadavere verrà scoperto dalla nostra giovane eroina che, nonostante la tragedia accorsa anche alla madre, riesce a rimanere lucida.

«Eureka si avvicinò a Madame Blavatsky, stando attenta a non calpestare la pozza di sangue. [….] C’erano chiazze calve sulla cute rosa dove le avevano strappato i capelli. Aveva gli occhi aperti: uno fissava vacuo il soffitto, l’altro era stato cavato dall’orbita e le pendeva sulla tempia trattenuto soltanto da una piccola arteria. Le guance erano lacerate, come graffiate da unghie aguzze. [..] Si alzò e si avvicinò al tavolinetto della colazione, poi al comodino in cerca del libro, attenta a non alterare in alcun modo quella che sapeva essere la scena di un crimine.»

In questo senso mi riesce difficile immaginare anche solo lontanamente una simile reazione in una diciasettenne dei nostri giorni (sebbene a volte le cronache riportino crimini anche più efferati compiuti da gente insospettabile).

Concludendo direi che Teardrop è un romanzo che poteva dare di più, con il suo stile fluido e lineare poteva ricercare più pathos e coinvolgimento con il lettore che si ritrova suo malgrado quasi ad osservare, come attraverso la superficie dell’acqua, tutto quel che accade, ma senza mai scendere nel profondo.

Autore: Lauren Kate
Titolo: Teardrop
Traduttore: Maria Concetta Scotto di Santillo
Editore: Rizzoli
Pagine: 446
Prezzo: € 18,50
Data di Pubblicazione: 30 ottobre 2013

the author

Scorpione, idealista e vendicativa, nonché rossa naturale, ama evadere dagli stretti confini italiani in sella alla moto per lanciarsi in qualche ambiziosa avventura on the road. Una Laurea in Economia Bancaria non ha cambiato la sua passione per il teatro, il ballo, la lettura e la scrittura, soprattutto in rime baciate, alternate e/o sparpagliate.

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