A vent’anni di distanza dal film che sconvolse ed esaltò una generazione, il regista Danny Boyle ha riunito il cast originale (Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle e Kelly Macdonald) ed è tornato a Edimburgo per riprendere le storie di Rent, Spud, Sick Boy e Franco. Il risultato è stato T2 Trainspotting, un sequel che continua a prendere a pugni gli spettatori, forse addirittura più forte di una volta.

In un panorama cinematografico arido di idee e sovraffollato di remake e sequel, l’idea di un nuovo Trainspotting sembrava un azzardo con poco da guadagnare e tanto da perdere. I personaggi creati da Irvine Welsh hanno continuato a vivere tra le pagine dei suoi romanzi, ma il background letterario non garantiva l’efficacia di un ritorno sul grande schermo.

Trainspotting è un capolavoro visionario figlio della genialità di autore, regista e sceneggiatore, ma soprattutto di un’epoca storica e di una condizione sociale molto lontana da quella attuale. Ricreare quell’alchimia era impossibile e tentare di farlo sarebbe stato un fallimento sicuro. La mossa giusta era ricordarla. Con nostalgia.

T2 inizia con il ritorno a Edimburgo di Mark “Rent” Renton (McGregor). Ha vissuto ad Amsterdam, ha cercato di costruirsi una vita, ma un infarto e il divorzio imminente dalla moglie lo hanno ributtato al tappeto. Nella sua città natale ritrova gli amici e soprattutto i vecchi rancori che si era lasciato alle spalle. Spud tenta di uccidersi, Sick Boy sopravvive con ricatti a sfondo sessuale e Franco è in prigione senza possibilità di condizionale. Tutti incolpano Renton per le loro disgrazie.

Rispetto al primo film, la storia procede senza l’effetto allucinogeno delle droghe, sostituito dal crudo realismo e dalla nostalgia ottenebrante. I quattro protagonisti sono ancora dipendenti, ma le loro menti non sono più sconvolte dall’eroina quanto piuttosto dai ricordi delle speranze giovanili. Speranze disilluse da una vita che li ha lasciati senza una direzione.

Confrontando i due film, T2 può sembrare meno graffiante, meno incisivo, ma mentre il primo rimaneva distante dagli spettatori (come può esserlo uno spot sui pericoli dell’eroina per qualcuno che nemmeno pensa a farsi una canna), questo nuovo capitolo li coinvolge e li costringe a guardarsi indietro, a giudicare i loro ultimi vent’anni. Perché la nostalgia è la droga di questo decennio e tutti noi ne siamo dipendenti.

Da un punto di vista tecnico, Danny Boyle conferma la sua maturazione stilistica e regala allo spettatore una regia dinamica con inquadrature originali ed effetti speciali sempre utili e funzionali al tema del film. La musica mantiene un posto privilegiato e anzi diventa addirittura protagonista con quella Lust for life quasi temuta da Mark Renton e ascoltata per intero solo nel finale arrendevole. La menzione d’onore spetta però al cast attoriale che sembra non aver mai dimenticato quei personaggi e li interpreta con naturalezza, ricreando fin dalle prime battute quella chimica amata e ricordata dagli spettatori.

T2 Trainspotting è uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 23 febbraio e a partire dal 19 luglio è stato distribuito in home video dalla Universal Pictures. Il blu-ray è caratterizzato da un formato video panoramico ad alta definizione (1:85:1) 1920x1080p e da un audio disponibile in Master HD 5.1 DTS sia per la lingua originale che per l’italiano. I contenuti speciali (della durata di circa sessanta minuti) comprendono le scene eliminate, il commento del regista e dello sceneggiatore e soprattutto un’interessantissima conversazione a quattro dove Danny Boyle, Ewan McGregor, Jonny Lee Miller e Robert Carlyle parlano del loro rapporto con il film e i personaggi, e discutono le tematiche affrontate dalla storia. Una chiacchierata semi-informale di sicuro molto apprezzata da tutti i fan.

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