Lo attendevamo. Forse non quanto The Force Awakens, ma Rogue One – A Star Wars Story era una delle novità cinematografiche più appetibili del Natale 2016. Distribuito da Disney Pixar e diretto da Gareth Edwards, ha ripreso un episodio inedito che viene appena accennato nell’incipit di Episode IV (Star Wars – A New Hope), il recupero dei piani per distruggere la Death Star, apparentemente invincibile arma dell’Impero.

Seguiamo la vicenda attraverso gli occhi di Jyn Erso (Felicity Jones), nientemeno che la figlia dell’ingegnere che la Death Star l’ha progettata (Galen Erso, al secolo Mads Mikkelsen), inserendo di proposito nel progetto la “falla” che permetterà a Luke Skywalker di segnare un punto di svolta nella lotta tra l’Impero e i ribelli dell’Alleanza e rendendo di fatto inutilizzabile l’arma di distruzione di massa.

La traccia narrativa è alquanto labile e la mancanza di ritmo, molto disomogeneo e con battaglie che dopo un po’ finiscono per annoiare anche lo spettatore più propenso all’action fine a se stessa, rendono Rogue One un film tutto sommato senza guizzi, nel quale i brandelli sparsi del tema originale di John Williams non bastano a ricreare quella caratteristica emozione che solo le parole “Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…” sullo schermo riescono a restituire.

Neppure i rapporti tra i personaggi, in primis quello tra Jyn e il suo co-protagonista, Cassian Andor (Diego Luna), riescono a “dare” qualcosa ai fan, sviluppando una relazione di progressivo e mutuo rispetto che non va oltre il velo dell’ambiguo.

Dal punto di vista tematico c’è poi il nulla assoluto. Certo, Star Wars è un franchise di entertainment, ma se è fatto bene l’entertainment è in grado di offrire spunti di riflessione allo spettatore in grado di coglierli. E se la trilogia originale riusciva a mettere in scena una storia di formazione in cui un ragazzo diventa un uomo affrontando – e sconfiggendo – il suo lato oscuro, qui tranne all’accennato tema della speranza, utilizzato per riallacciarsi al già citato Episode IV, non c’è davvero nulla.

Concludendo: Rogue One sì o no? Sì se amate l’universo narrativo di George Lucas al punto di volerne esplorare ogni minimo dettaglio, come già accade con i prodotti dell’universo espanso, e sentite di non poterne fare a meno, o anche solo per curiosità. No in ogni altro caso.

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Laureata in Comunicazione e appassionata di storytelling in tutte le sue forme, Pia è riuscita a produrre ben più di una tesi sull’analisi semiotica di Harry Potter. Ha scritto per varie testate, tradotto qualche libro e lavorato come social media manager. Attualmente è giornalista pubblicista e cura le public relations di maghi in cerca di notorietà.

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