Scritto per commemorare il centenario della Prima Guerra Mondiale, Resta dove sei e poi vai di John Boyne – pubblicato in Italia da Rizzoli a fine 2013 – ci fa vivere il sanguinosissimo conflitto attraverso gli occhi ingenui di un bambino, il cui padre si trova al fronte, affrontando numerosi effetti della guerra sia sui combattenti che sulla popolazione civile inglese.

28 luglio 1914. È il quinto compleanno di Alfie. Tutto è pronto per la sua festa, ma nessun genitore ha il desiderio di mandare i propri figli a festeggiare: è appena scoppiata la guerra. E, per completare i festeggiamenti, Georgie, il padre di Alfie decide di arruolarsi come volontario, malgrado le suppliche della moglie e della madre.

2856387-9788817070614«Per Natale sarà tutto finito» continuano a dire tutti fiduciosi, ma passano quattro anni e la guerra continua ancora a mietere vittime. Margie, la mamma di Alfie, fa mille lavori per poter portare in tavola qualcosa ogni giorno e anche Alfie, a un certo punto, decide di dare il suo contributo. Il ragazzino “prende in prestito” da Mr. Janáček una cassetta di lucidi da scarpe e si mette a fare il lustrascarpe alla stazione di King’s Cross.

Mr. Janáček è il proprietario del negozio di caramelle in fondo alla strada, ma, essendo nato a Praga, è stato internato sull’Isola di Man con la figlia Kalena a titolo cautelativo. Kalena, coetanea di Alfie e sua migliore amica, è una ragazzina molto ambiziosa. Un giorno sarà Primo Ministro, dice. In realtà le donne non hanno ancora diritto di voto, e il sogno di Kalena sembra irraggiungibile, ma Alfie vede la sua determinazione e, unico tra tutti, le crede.

Lavorando a King’s Cross quattro giorni alla settimana – esclusi il lunedì e il giovedì, quando a scuola ci sono le sue materie preferite, e la domenica, giorno di riposo settimanale – Alfie si troverà a scoprire cose sulla guerra che sua madre fa di tutto per tenergli nascoste e si lancerà in un’impresa coraggiosissima per ritrovare il padre e riunire la famiglia. Il piccolo Alfie scoprirà che nelle trincee si possono ricevere ferite gravissime anche se non sono visibili. Scopre che esiste una malattia che si chiama psicosi traumatica che colpisce gli uomini che hanno combattuto al fronte.

Odiava quel posto e odiava quelle persone. Entrare in quell’ospedale era come precipitare in un incubo in cui niente di ciò che la gente diceva aveva senso. Gli uomini erano tutti confusi, vivevano in parte nel presente, in parte nel passato, in parte in una sorta di terra di nessuno che attraversavano cercando di schivare i proiettili, senza successo, senza speranza, senza significato.

Ma, trattandosi di una malattia invisibile e non quantificabile, essa viene considerata solo una forma di codardia, un modo per rientrare illesi in patria, scaricando il peso dei combattimenti sulle spalle degli altri. Alfie, col suo lavoro di lustrascarpe, incontrerà persino il primo ministro, Mr. Lloyd George, che, dall’alto della sua carica, si dimostrerà insensibile verso i poveri soldati che sono stati colpiti dalla psicosi traumatica e verso i medici che devono curare un numero sempre crescente di pazienti.

«Nessuno di quei maledetti politici vuole essere il primo ad affermare ciò che di fatto è ovvio. E chiarire all’opinione pubblica una volta per tutte che questa situazione patologica è vera, ed è una cosa con cui tutti dobbiamo fare i conti. Anzi, con cui ci toccherà fare i conti per anni, temo. Il problema è che la gente pensa ancora che si tratti di codardia e nessuno in parlamento ha gli attributi per spiegare che non è così.»

Del resto, in quell’Inghilterra in cui il fiore della gioventù veniva falciato sui campi di battaglia, era una prassi normale considerare codardo qualunque uomo che si rifiutasse di combattere. Le donne i cui uomini erano al fronte avevano inventato il rituale della piuma bianca per far pesare a chi non combatteva la propria vigliaccheria.

«È così che fanno. Le donne, soprattutto. Gli uomini ti aggrediscono e basta. Le donne, invece, ti danno una piuma bianca. Lo fanno a tutti i giovani che vedono senza l’uniforme addosso. Significa che sei un codardo. È brutto, Alfie, è davvero brutto. Ti vengono incontro per strada e sono tutte sorrisi; ti avvicinano con l’aria di essere amiche che non vedi da tempo, o una cugina dimenticata, oppure una ragazza con cui andavi a scuola, o magari solo con l’aria di una a cui piaci. E quando anche tu ti fermi, frugano nella borsa, e senza dire una parola tirano fuori una piuma e te la spingono in mano. Poi si allontanano, spavalde. Non aprono mai bocca. E tutti quelli che sono per strada vedono cos’hanno fatto, tutti. E ti guardano. Farebbero prima a prendere un ferro rovente e marchiarti da codardo. È una cosa orribile, Alfie, orribile.»

Eppure gli obiettori di coscienza, con enorme coraggio, sceglievano ugualmente di non andare a uccidere altri esseri umani, sapendo che per loro c’erano prigione e torture.

71weZopRefLIn pochissime pagine John Boyne riesce a spiegare la Prima Guerra Mondiale attraverso gli occhi di Alfie. E, come già ne Il bambino col pigiama a righe, vediamo tutto attraverso una lente d’ingenuità, scevra da pregiudizi e da malizie, una lente di fiducia verso adulti non sempre meritevoli, attraverso il coraggio incosciente di un ragazzino che affronta la crudeltà umana protetto dal proprio bozzolo di innocenza.

Molto azzeccata la scelta del traduttore di affiancare i titoli dei capitoli originali alla loro traduzione: si tratta infatti di titoli di canzoni molto popolari ai tempi della prima guerra mondiale e sarebbe stato un peccato perderne il riferimento.

«Il sergente» disse Georgie con lo sguardo fisso a terra. «Ce lo diceva ogni notte, prima di scavalcare la trincea. Ci faceva allineare sulle scale. Una fila di uomini con la testa quasi al livello del terreno. Un altro gruppo qualche gradino più in basso, pronto a seguirli. Un terzo alla base della trincea, pronti a mettere il piede sulle scale. Dovevamo aspettare che la prima fila scavalcasse la trincea e poi toccava a noi. Non bisognava muoversi fino a quando gli uomini davanti a noi non sparivano tra il fumo e gli spari. Resta dove sei e poi vai, era così che ci diceva. Resta dove sei e poi vai. Ogni notte. Ogni notte, Alfie.»

Autore: John Boyne
Titolo: Resta dove sei e poi vai
Titolo originale: Stay Where You Are and Then Leave
Traduzione di Francesco Gulizia
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 208
Prezzo: € 15,00 hardcover; € 8,99 e-book
Data pubblicazione: 20 novembre 2013

3 Readers Commented

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  1. Giorgia on 23 gennaio 2016

    A me anche se commovente questo libro è piaciuto molto. Parla di un papà che va in guerra e rischia di non tornare la famiglia fa fatica a portare il cibo in tavola. È una disperazione!
    Leggetelo ve lo consiglio!♥♡♥♡♥♡

  2. MusicForLife on 28 dicembre 2016

    Questo libro è fantastico. Consiglio di leggerlo soprattutto ai ragazzi di terza media dato che faranno la prima guerra mondiale. È molto commovente ed è scritto bene e in maniera sciolta. John boyne è uno tra i migliori scrittori!!!

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