Per la prima volta in Italia, Margaret Atwood, sabato 20 settembre, ha presenziato al festival Pordenone Legge in occasione dell’uscita de L’altro inizio (Ponte alle Grazie), romanzo conclusivo della saga di fantascienza Trilogia dell’Adamo Pazzo.

Introdotta da Tullio Avoledo, divertente ed eccellente oratore, la Atwood, scrittrice di fama internazionale, ha suscitato immediatamente le simpatie del pubblico con il suo cappellino e la giacchetta rosa pastello, per niente stonata nella cornice pordenonese tinta di giallo. Avoledo non ha perso tempo e, dopo aver cantato l’Inno della Talpa, incuriosendo l’uditorio sull’ultimo dei romanzi del Ciclo dell’Adamo Pazzo, ha annunciato che l’ospite era stata scelta per un ambizioso progetto ecologico ideato dall’artista scozzese Katie Paterson. Il progetto è stato battezzato Future Library (Biblioteca del Futuro) e la sua completa realizzazione richiederà solo un centinaio di anni. Nella foresta di Nordmarka a Oslo, Norvegia, verranno trapiantati 1000 alberi da cui verrà tratta la carta necessaria per comporre le opere di 99 scrittori provenienti da tutto il mondo.

Margaret AtwoodMargaret Atwood, la prima ad essere stata scelta dalla Peterson per questa iniziativa, dovrà redigere un manoscritto inedito. Il contenuto non potrà essere divulgato prima del 2114 e Avoledo ha cercato di carpire qualche anticipazione. Pragmatica, la Atwood ha risposto che, pur definendo il progetto ottimistico, dovrà capire se per quella data la specie umana sia ancora nei paraggi. Premesso che sì, ci saranno uomini, biblioteche, libri e potenziali lettori allora, per lei, subentra anche l’importanza di considerare bene il tipo di carta e l’inchiostro adatti. Anche se l’opera verrà conservata in una scatola, questo non vuol dire che il manoscritto sarà al sicuro dalla corrosione del tempo. Nonostante ciò, probabilmente lusingata dalla sincera curiosità di Avoledo e del pubblico, la scrittrice ha annunciato che a giugno avrebbe rivelato il titolo dell’opera destinata al progetto Oslo.

Il dubbio innescato da Margaret sulla presenza o meno dell’umanità tra un centinaio di anni ha permesso Avoledo di riagganciarsi al tema base dell’incontro, la presentazione del libro L’altro inizio, con un piacevole botta e risposta. La narrazione della Atwood si basa su una realtà distopica dove gli uomini sono stati geneticamente modificati dallo scienziato Crake. L’inquinamento è massiccio, l’ambiente circostante è completamente devastato. I protagonisti Toby e Ryan si aggirano in un mondo irriconoscibile, popolato da strani esseri. Gli “umani” geneticamente modificati si chiamano crakers, dal nome del loro ideatore. Sono esseri privi di sentimenti razionali, si riproducono come gli animali andando in calore in tempi precisi e sfoggiano un grosso pene blu. Anche gli animali hanno subito una mutazione; caso interessante quello dei proporci, maiali il cui compito iniziale era produrre organi umani e che poi Crake ha voluto dotare di una superintelligenza.

Avoledo, tra i diversi soggetti della narrazione, rimane incantato dalla Setta dei Giardinieri di Dio, unica luce di speranza nello scenario apocalittico del Ciclo dell’Adamo Pazzo. Tale comunità vive secondo l’etica ecologista e contrasta con la mentalità scientifica sempre più avviata verso la strada della sperimentazione genetica partendo dall’idea che fa sembrare più semplice operare delle modifiche genetiche in grado di permettere agli esseri viventi di adattarsi a un contesto ambientale irreversibilmente corrotto. È qui che Avoledo le chiede quando e a chi spetta la decisione su quale è l’essere umano da tenere e se c’è speranza per le cause ecologiste.

Margareth risponde: “Quando la gente capirà che la sopravvivenza degli animali è intimamente connessa alla sua stessa sopravvivenza, allora si attiverà per la salvaguardia. Se gli avvoltoi si estinguono, avremo più carogne in putrefazione che favoriranno la proliferazione dei ratti, abituali portatori di malattie pericolose anche per l’organismo umano. Questo discorso non vale solo per gli avvoltoi, ogni specie animale e vegetale ha il suo ruolo nell’equilibrio dell’ecosistema, perderne uno equivale a danneggiare non solo l’ambiente ma anche il genere umano. Noi tutti siamo interconnessi all’ambiente, prenderne coscienza è il primo passo per la salvaguardia ecologica”.

Avoledo e il pubblico sono incantati da questa scrittrice, figlia di scienziati e alla domanda del mediatore su quando è nata l’idea dei Giardinieri di Dio, precisando che se esiste lui vorrebbe conoscerli, Margaret ride e afferma:

“La verità è che nei miei libri non metto mai cose che non provengono dalla realtà. Ci sono i Predicatori del Petrolio come i Giardinieri di Dio, solo che hanno forme diverse. In America è stata stampata la prima Bibbia Verde, segno che l’editoria si sta avviando verso una strada ecologista, nel pienorispetto dell’ambiente. Ci sono cristiani devoti alla causa ambientale e che, soprattutto, adorano i miei libri perché dicono che finalmente qualcuno li capisce. Altre religioni e movimenti antichi come il buddismo, il cristianesimo, l’islam sono comunque connesse alle tematiche ecologiche ambientali. Se andiamo nel Medio Evo, anche qui troveremo la visione olistica tra divinità e natura. I semi per un rispetto globale ci sono sempre stati e continuano a essere gettati”.

Avoledo ritorna allo scienziato Crake, il quale, colpevole di aver creato l’umanità 2.0 descritta nei suoi libri, si affianca la figura di Orix che ha in mano una pillola in grado di distruggere tutto. Il mediatore vorrebbe sapere, e anche noi, se lei userebbe quella pillola. C’è un attimo di silenzio e Margaret strappa una risata esclamando: “Non ancora” ma poi argomenta:

“Siamo in tempo per evitare questa situazione, anche se non è un mio problema è più di chi sta tra il pubblico e quindi vi auguro un felice futuro. D’altronde, per citare Il Gattopardo di Tommaso di Lampedusa, mi sento di dire che perché tutto possa rimanere così com’è, tutto deve cambiare”.

Il tempo, purtroppo, stringe e Avoledo ricorda al pubblico che già con Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood aveva ipotizzato ciò che noi stiamo vivendo ora e per questo chiede alla scrittrice un’ultima cortesia, di cantare l’Inno della Talpa della Setta dei Giardinieri di Dio. Margaret acconsente dichiarando che Avoledo è il miglior convertito che abbia mai incontrato. È intonata e la musicalità delle parole conclude uno degli incontri più affascinanti di Pordenone Legge.

the author

Laureata in Lettere e Filosofia con magistrale in Scienze del Testo e del Libro presso la Facoltà di Udine. Ex libraria, articolista, scrittrice di brevi racconti per hobby, Rita recensisce seguendo le sue inclinazioni. Curiosa e portata al dialogo intravede nella lettura l'opportunità di una continua crescita intellettuale mentre la scrittura è, a suo parere, un dono attraverso il quale esprimere e condividere idee, emozioni e intuizioni.

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  1. Pingback: Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella | paroleombra 13 Mag, 2015

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