Denso. Questo è l’aggettivo con il quale sintetizzerei L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine. Per l’ossimoro scelto e per la copertina rosso vivo, il libro campeggiava sugli altri, esposti sul bancone della cassa di una delle mie librerie preferite. Una di quelle che ancora ricercano la qualità e la varietà culturale senza legarsi eccessivamente alle politiche aziendali e commerciali imposte dalle catene in franchising. Acquistato più per istinto che per interesse.

Non si presenta una lettura facile, ma ciò non toglie che si sia rivelata proficua. L’introduzione si apre con una citazione tratta dagli Exercises spirituels et philosohie antique di Pierre Hadot:

“Il ruolo della filosofia è proprio quello di rivelare agli uomini l’utilità dell’inutile o, se si vuole, di insegnare loro a distinguere tra i due sensi della parola utile”.

In seguito l’autore, professore ordinario di Letteratura Italiana nell’Università della Calabria, si accinge a spiegare l’utilità di quei saperi che esulano dall’utilitarismo di cui si permea il comune pensare ma che sono essenziali per fondare le basi di una sincera crescita civile e culturale. Una crescita che non ha niente a che fare con il progresso economico, perché libera e gratuita. A conferma della sua tesi, il professore si avvale di passi provenienti da opere fondamentali, vergate da persone che si sono distinte nell’arricchimento dello scibile umano.

Da Mario Vargas Llosa, Premio Nobel 2010:

“Un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né obbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall’argilla dei nostri sogni”.

A Oscar Wilde, Italo Calvino, Giovanni Boccaccio, Antonio Gramsci, Victor Hugo, Alexis de Tocqueville e tanti altri ancora. Una carrellata da riscoprire, studiare e divulgare per il puro piacere di soddisfare il bisogno, indiscutibile, di libertà.

L’utilità dell’inutile si chiarisce e si dipana in tre parti. La prima si concentra sull’ambito letterario dove abbondano le citazioni e le riflessioni di grandi autori, testimonianze che mi sono trovata a fotografare e condividere sui social network per la loro lungimiranza, oltre che per l’indubbia grazia stilistica di cui sono rivestite. Si riscontra un ribaltamento di prospettiva: l’utile per profitto diventa un peso inutile, viceversa, ciò che appare effimero e superfluo, gratuito e fine a se stesso, libera dal fardello dell’utilità. Non è un testo facile da spiegare, si deve leggere e, al contempo, individuare le chiavi di lettura un pezzetto alla volta.

La seconda è rivolta alle università che oramai sono diventate vere e proprie aziende che vendono agli studenti-clienti il miraggio di un posto nel mercato del lavoro. Non si studia per il piacere di imparare e di avere memoria dell’umanità, ma per avere gli strumenti adatti per ottenere la qualifica di cieco ingranaggio di una macchina produttiva. L’istruzione vera viene penalizzata per questioni di bilancio. Un problema di cui si ebbero le prime avvisaglie già nel 1848, denunciato da Victor Hugo nel suo discorso del 10 novembre all’Assemblea costituente:

“Io dico, signori, che le riduzioni proposte sul bilancio speciale delle scienze, delle lettere e delle arti […] sono insignificanti dal punto di vista finanziario e dannose da tutti gli altri punti di vista”.

In tempi di crisi ancora non si capisce quanto sia importante investire nell’istruzione ma gli stati, in particolare quello italiano, si preoccupano di far quadrare il budget avviando un programma di dissoluzione culturale del paese. Recentemente sono stati postati alcuni link sull’abolizione della storia dell’arte in Italia, sulla, purtroppo, mancata detrazione fiscale riguardo all’acquisto di libri o la salvaguardia delle biblioteche. Sono allarmi che, nelle pagine di questo libro, non passano inosservate. Stiamo perdendo la nostra “inutilità”. L’autore denuncia anche il rischio di estinzione delle biblioteche:

“Il disinteresse per la vita dei libri sembra ormai dilagare dappertutto” […] “di questo passo, si finirà per cancellare la memoria con colpi di spugna progressivi fino alla totale amnesia”.

Anche le librerie non si salvano dalla catastrofe:

“ […] l’identità delle librerie è stata sfigurata da esigenze mercantili”.

La terza parte si sofferma su Amore, Verità e Dignitas hominis, concetti che, ancora una volta, la logica del profitto pretende di comprare o possedere quando invece, pericolosamente, se ne allontana. Infine, in appendice, il professore mette a disposizione del lettore un saggio di Abraham Flexner intitolato L’utilità del sapere inutile e summa dell’intero compendio.

Come specificato dall’autore, la sua opera risulta un pertinente manifesto che illustra le motivazioni del degrado culturale a cui stiamo andando incontro ed elenca tutto quello che stiamo perdendo. Il prezzo di copertina è irrisorio, il valore dei contenuti inestimabile.

Autore: Nuccio Ordine
Titolo: L’utilità dell’inutile
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 262
Prezzo: € 9,00
Data di pubblicazione: 2013

the author

Laureata in Lettere e Filosofia con magistrale in Scienze del Testo e del Libro presso la Facoltà di Udine. Ex libraria, articolista, scrittrice di brevi racconti per hobby, Rita recensisce seguendo le sue inclinazioni. Curiosa e portata al dialogo intravede nella lettura l’opportunità di una continua crescita intellettuale mentre la scrittura è, a suo parere, un dono attraverso il quale esprimere e condividere idee, emozioni e intuizioni.

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  1. Pingback: Jonathan Gottschall e l’istinto di narrare | paroleombra 29 Apr, 2015

    […] assunto mi ha rimandato alla memoria un altro testo, L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine e, paragonandolo all’argomento di oggi mi sento di dire che ciò che appare […]

  2. Pingback: Leggere Jonathan Gottschall e l'istinto di narrare – ParoleOmbra 28 Apr, 2017

    […] assunto mi ha rimandato alla memoria un altro testo, L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine e, paragonandolo all’argomento di oggi mi sento di dire che ciò che appare […]

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