La migliore prova dell’esistenza del diavolo è la grande voglia degli uomini di vederlo all’opera. Guglielmo da Baskerville sembra convinto che non vi sia un Male assoluto, un’entità senza corpo e senza materia fatta di puro spirito malvagio, un superiore volontà interamente protesa al male. Sono piuttosto gli esseri umani a portare nell’intimo i germi di questa tendenza: a loro sta la libera scelta di soffocarli, o al contrario farli germogliare in nefande azioni. E per Tolkien?

eye-of-sauron-lord-of6gz40Non è facile comprendere cosa precisamente accada, nell’universo complesso di Arda; ma poiché si tratta di un cosmo perfettamente speculare al nostro, qualche analogia pure vi è. Ne Il Signore degli Anelli il male ha un nome preciso: Sauron. Tuttavia, non ha un volto, e neppure un corpo: al lettore è dato scorgere soltanto un immane occhio, possente e fiammeggiante, fatto di fuoco che tutto divora. Il nome parla allo storico rivelando subito la propria identità: sàuros in greco vuol dire “rettile”, ma soprattutto “serpente”. Comincia ad essere chiaro, no? Nella nostra cultura più remota il Serpente è quello della Genesi, il Grande Seduttore che ingannò Eva, la indusse a tradire a sua volta Adamo, a violare il comando divino e mangiare il frutto dell’Albero della Conoscenza. Un’irreversibile caduta nel male che costò ai progenitori degli uomini la cacciata dal Paradiso Terrestre.  Se la Genesi lo ritrae come una bestia astuta, che si serve della sua scaltrezza per rovinare gli altri, l’Apocalisse ne disegna i tratti malefici e mostruosi in modo ancora più netto:

Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.

Sauron-il Serpente sarebbe dunque una sorta di drago. Incarnazione demoniaca, non possiede un corpo come quello umano. Di lui si vede solo un Occhio: il diavolo infatti è sempre vigile, e come un leone ruggente si aggira cercando chi possa divorare, dice san Pietro nella sua Prima Lettera (1 Pt, 7). Insieme al leone, il serpente-drago rappresentava nei tempi antichi la duplice natura del male, che è violenta e subdola allo stesso tempo. Immaginate la tensione che trattiene i muscoli di un felino un istante prima di avventarsi sulla preda: un intero essere, corpo e facoltà cerebrali, tutto proteso alla distruzione di un’altra vita. Il rettile non è meno letale; striscia invisibile nell’erba, colpisce e condanna la vittima con l’arma del veleno.

Durante il medioevo, il Drago figura in molte leggende di santi, eroi del Bene che affrontano il mostro infernale e lo sconfiggono con la forza della loro fede; in genere si crede che incarnasse le forze ostili della natura, oppure il paganesimo, la religione degli antichi idoli, scacciato dalla nuova fede cristiana. In Francia, ad esempio, si usava portare in processione certi dipinti che rappresentavano draghi trafitti da una lancia o da una spada, e avevano un posto d’onore: seguivano subito la Croce, così come al tempo dell’antica Roma i nemici sconfitti e avvinti in catene erano trascinati dietro il carro del generale vittorioso in trionfo. Il drago era una creatura legata a tutti i quattro elementi: alla terra, perché viveva nelle caverne profonde; al fuoco, che in molte leggende usciva dalle sue fauci; all’aria, in quanto alata e capace di volare; all’acqua, poiché in alcune versioni (come quella di Poitiers, dove era chiamato Grand Goule, “grande bocca”) si pensava che infestasse le acque del fiume.

Anche la scelta di ritrarlo attraverso un Occhio segue un archetipo antichissimo e, allo stesso tempo, profondamente filosofico. Nella Sacra Scrittura nulla sfugge allo sguardo di Dio, onnipotente e onnisciente; inevitabile, dunque, che anche il Male assoluto possedesse una pupilla fosca e infallibile, sempre puntata sugli uomini a tenerli sotto la sua mira micidiale, perché non abbiano scampo. Dotare Sauron di mani e piedi, farlo insomma un essere semovente in grado di rincorrere gli altri e divorarli, sarebbe stato un espediente narrativo troppo rozzo per il genio di Tolkien, e inadatto alla visione che ne voleva dare. Mentre gli Orchi raffigurano la malvagità che agisce materialmente, squarta e divora, Sauron è il Male nella sua essenza metafisica, cioè spirituale, indipendente da un corpo concreto. Rappresenta l’essenza stessa della tentazione, e in special modo quella del potere che afferra e corrompe in modo irresistibile.

BernardoGuiLo stesso, ne Il nome della rosa, accade al domenicano Bernardo Gui, l’Inquisitore: arrogante e ambizioso, si è lasciato sedurre dall’idea di possedere una vista sovrumana, una capacità di vedere dentro l’animo degli altri scovandone i peccati più intimi. Convinzione peccaminosa, e di istigazione diabolica: solo Dio, infatti, conosce ogni cosa, penetra il segreto delle coscienze. Pretendendo di essere infallibile nel discernere il Bene dal Male, in questo assurdo delirio di onnipotenza, anche l’Inquisitore ha un Occhio malvagio puntato sugli altri. E poiché il rogo è la condanna con cui colpisce le sue vittime, la sua pupilla riflette un fuoco divoratore non meno cruento di quello di Sauron. Non è proprio l’occhio lo specchio dell’anima? E Sauron ha una pupilla ambigua; nera che si staglia sull’iride gialla, uguale a quella dei felini, e oblunga, tipica dei serpenti.

Tolkien sa ritrarre il traviamento della tentazione in un passo speciale: il momento in cui Frodo, senza nessun motivo reale, solo perché sente improvvisamente di doverlo fare, si infila l’anello; e allora, sperimenta per la prima volta la stravolgente perdita di se stesso, solo momentanea, comunque drammatica. Sottile, indiretto, il lettore lo assorbe all’inizio del racconto; solo molto tempo dopo capirà quale indebolimento interiore ha subito Frodo da quella tentazione, perché spesso è tardivo il momento in cui gli uomini si rendono conto dei danni che un’idea malvagia ha prodotto scavando dentro di loro. Sauron non agguanta, non si muove, ma attrae inesorabilmente coloro che anche solo un poco s’interessano alle sue prospettive, gli prestano ascolto e attenzione.

Aristotele raffigurava Dio quale Motore Immobile, che regge l’universo in forza di un amore soprannaturale; Sauron è l’anti-Dio, motore immobile anch’esso, ma che agisce per collassare l’intera realtà in una distruzione generale. Incorporeo, tuttavia anche l’Occhio mostruoso arriva tanto vicino alla sua distruzione da sperimentare la consapevolezza della propria fine. Allora si rivela la sua autentica natura, quando, esattamente come l’Inquisitore, sperimenterà il più umano fra tutti i sentimenti:

L’Oscuro Signore fu immediatamente conscio della presenza di Frodo […]
Allora la sua collera avvampò come una fiamma divorante, ma la sua paura fu come un grande fumo nero che lo soffocava.

the author

Barbara Frale è nata a Viterbo il 24 febbraio 1970, Pesci della prima decade, benché non si conosca l’ascendente (fra Bilancia e Scorpione, la retta cade esattamente sul confine). Laureata in Conservazione dei Beni Culturali a Viterbo, Dottorato all’università “Ca’ Foscari di Venezia”, un triennio di specializzazione sui documenti antichi presso la Scuola dell’Archivio Segreto Vaticano dove è rimasta in qualità di Ufficiale (si dice proprio così!), e una certa passione per i simboli. Amava la storia e ne ha fatto un mestiere; amava la narrativa, e ne ha ricavato il suo hobby principale; adesso si ritrova sospesa fra questi due amori, scrivendo in treno durante i viaggi da pendolare, e subendo i giusti rimbrotti del marito seccato di vedere gli scaffali di casa ingombri di libri parcheggiati in terza fila. Altre passioni? Coltivare rose di razze antiche, e cercare rifugio dallo stress quotidiano nell’incredibile libreria Il Gorilla e l’Alligatore.

1 Readers Commented

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  1. Antonella Albano on 16 aprile 2015

    Interessantissimo! Grazie Barbara di questo approfondimento.

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