A Saint-Libron, nel sud ovest della Francia, c’è una clinica di riabilitazione, fisica e psicologica. In questa struttura, modesta e antiquata, tre solitudini s’incontrano. Sono le figure femminili protagoniste del nuovo romanzo di Michèle Gauzier, Le convalescenti, recentemente pubblicato in Italia da Baldini &Castoldi.

convalescenti1Lise, insegnante trentacinquenne, sposata e con un figlio piccolo, si rifugia in clinica per sfuggire a una realtà familiare e professionale soffocante, che le ha provocato un esaurimento nervoso. Lise si sente «l’insegnante fuori di testa», che è andata a sbattere con l’auto contro la cancellata della scuola e che cerca di ricomporre i tasselli di una vita in frantumi. Un marito perfetto e la gioia di un bimbo di due anni fanno a pugni con le sue lacrime, invadenti e incomprensibili, come il senso di colpa che l’attanaglia. La convalescenza a Saint-Libron la condurrà lungo un sentiero impervio e sconosciuto, affollato di ricordi, che riaffiorano come «conigli dal cilindro di un mago», e popolato da incubi, solo in apparenza indecifrabili.

Nella quiete che Lise cerca con fatica di costruirsi intorno entra prepotentemente Oriane, ragazza di buona famiglia, fragile e viziata, che soffre di disturbi alimentari. Oriane è descritta come «un animaletto sperduto in un labirinto di cui non riesce più a trovare l’entrata, e a cui non interessa l’uscita». Una figura insicura e complessa, che risulta affascinante nella sua bulimica ricerca di fredda ammirazione e contemplazione. Sarà proprio l’istinto materno a portare Lise a occuparsi della giovane amica. L’insegnante e madre di famiglia non può fingere di non vedere le richieste d’aiuto di Oriane. Sarebbe come ignorare suo figlio. Inoltre, con il passare del tempo, Lise capisce che solo attraverso quella ragazza imparerà a curare se stessa.

«Dire a se stessi che si vive ma non una vita vera, che non si è scelto niente di ciò che si è, di ciò che si fa, non porta da nessuna parte. C’è bisogno di ben altro per smuovere la propria vita nel profondo. Questo ben altro, si dice ora, potrebbe essere cercare di capire la storia di Oriane, capire se stessa attraverso la storia di Oriane.»

Oriane è la persona instabile che Lise vede nello specchio e che deve cercare di comprendere per guarire dal proprio disagio interiore.

Alle due amiche convalescenti si aggiunge una donna più matura, Daisy, un’americana ricca e sofisticata, che si trova a Saint-Libron per la riabilitazione a seguito di un incidente stradale. Costretta temporaneamente su una sedia a rotelle e accudita amorevolmente dal marito Maxime, Daisy soggiorna al Grand Hotel vicino alla clinica. «Quell’uomo è un santo» ama ripetere l’impiegata della reception, dinanzi a quel marito, così gentile e premuroso.

Maxime, però, è anche il tenebroso e sensuale «uomo in nero» che Lise e Oriane scorgono nella candida atmosfera delle viuzze di Saint-Libron. Un uomo ambiguo, che scuoterà i loro animi e il loro rapporto suscitando emozioni contrastanti. L’una lo desidera, l’altra lo teme. Maxime è l’uomo del mistero, il perno attorno a cui ruotano i tre fragili mondi delle amiche “convalescenti”. Tre donne rinchiuse in una realtà claustrofobica, fisica e mentale, dalla quale cercano di uscire.

Tra realtà e mondo onirico, passato e presente, ricordi confusi e immagini inquietanti, la trama s’infittisce e si tinge delle cupe sfumature del noir. La calma apparente si spezza e il sipario si apre su un mondo pervaso da un senso di tragedia incombente, evocato dal mistero che avvolge Uzès, cittadina dove soggiornò Racine. Come nelle tragedie del noto drammaturgo francese, è la passione a muovere i personaggi, scuotendoli e trascinandoli verso un finale che sembra già scritto. Amore e odio si alternano in modo convulso, nell’intimo delle protagoniste, deformando persino la percezione della realtà. Ragione ed emozione, intelletto e subconscio, passato e presente: il romanzo si costruisce sulle opposizioni. Contrasti laceranti che rendono il dramma più coinvolgente.

L’autrice segue le tre covalescenti nelle loro azioni e nei loro pensieri e riporta tutto fedelmente sulla pagina. E il lettore è insieme a loro, sempre. Le segue persino nel mondo onirico, cercando i tasselli mancanti e provando a risolvere gli enigmi del passato.

Michèle Gazier, professoressa di spagnolo, ha contribuito a far conoscere in Francia la straordinaria opera di Manuel Vasquez Montalbán, il creatore di Pepe Carvalho. Il suo stile subisce notevolmente le influenze del genere giallo. Possiede una scrittura limpida, rapida e asciutta, priva di inutili orpelli. Grazie a un rigoroso utilizzo del montaggio alternato, il lettore segue le tre protagoniste, mutando il punto di vista ad ogni capitolo. Il ritmo della narrazione soffre di qualche lieve rallentamento nella parte centrale del romanzo, ma non perde mai di fluidità.

Michèle Gazier si dimostra un’ottima indagatrice dell’animo umano, in particolare di quello femminile. Scava nel profondo delle relazioni, con grande lucidità, mantenendo sempre uno sguardo distaccato, che accresce la tensione del lettore, fino al climax finale. Un intreccio ben costruito, con un epilogo imprevisto, che piacerà molto alle lettrici amanti del thriller psicologico e non deluderà il pubblico maschile.

Autore: Michèle Gazier
Titolo: Le convalescenti
Titolo originale: Les convalescentes
Traduzione di: Raffaella Patriarca
Casa editrice: Baldini & Castoldi
Pagine: 268
Prezzo: € 17,00 brossura | € 7,99 e-book
Data pubblicazione: Gennaio 2016

the author

Nata e cresciuta nella "Milano da bere", ha sempre avuto uno spirito curioso e indagatore. Distruggere Barbie era la sua passione. Da piccola frugava nella libreria di papà, da adolescente ha iniziato a cibarsi nelle biblioteche. Nostalgica della musica anni Ottanta e dei milk shake di Burghy, ama canticchiare a bordo della sua minuscola Titti, un'adorabile utilitaria rosso Ferrari. Dopo una laurea in Scienze della Comunicazione conseguita ai piedi della Mole, si è trasferita nella più calorosa e calorica Roma, dove ha lavorato alcuni anni nel settore della pubblicità. Stregata dai profumi delle rosticcerie e dal fascino antico delle passeggiate romane ci ha vissuto per otto anni prima di scoprire gli incantevoli borghi della Tuscia e iniziare sei anni fa la sua avventura di libraia.

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