Grazie alla Nero Press giunge sui nostri scaffali un’altra puntata, o meglio, uno spin-off – passatemi il gergo televisivo – delle storie di Morgan Perdinka, lo scrittore maledetto creato dalla penna di Danilo Arona.

Danilo Arona rappresenta, a parere di chi scrive, una delle voci più interessanti e valide del panorama letterario italiano nel genere horror e noir. Una padronanza della lingua e la capacità di evocare situazioni oniriche lo rende uno scrittore di prima grandezza, capace di descrivere emozioni profonde con una prosa feroce e tagliente. Accanto a lui, questa volta troviamo una giovane Autrice, Micol Des Gouges, al suo esordio con questo romanzo sicuramente particolare, che si fa leggere tutto d’un fiato ma che, nello stesso tempo, lascia più di una perplessità. All’interno del testo vi sono due parti: due mondi che convivono e che talvolta si sovrappongono.

Montebuio e i luoghi che la circondano sono gravidi di misteri che gli adulti conoscono, ma che non vogliono rivelare ai tre giovani protagonisti. Ettore, Santino e Lisetta – la voce narrante del testo – vivono un’estate strana e un autunno ancor più misterioso. L’atmosfera sospesa del paesino di Montebuio si impregna di paura e tensione, anche a causa della crisi della Baia dei Porci e delle tensioni tra URSS e Stati Uniti. I due piani narrativi – quello reale e quello onirico, o misterioso se preferite – si intrecciano proprio attraverso il vissuto di questi tre ragazzini. Saranno le loro scelte, i ricordi, i sogni e gli incubi a comporre il romanzo, a mescolare la narrazione e a trascinare il lettore in uno strano vortice dove reale e magico si confondono.

Lisetta, Ettore e Santino sono subiscono il fascino spaventoso e sottile dei luoghi che circondano Montebuio, sfiorano anche la vita del giovanissimo Morgan Perdinka, e attraverso l’esperienza della paura, vivono una sorta di “salto in avanti in un ipotetico futuro” pur continuando a vivere nella propria realtà, fatta di compiti in classe e chiacchierate con l’enigmatico Pinetto, il custode della Colonia, un luogo misterioso che promana energie cariche di negatività, presso cui sono avvenute misteriose sparizioni. L’Autunno di Montebuio è un romanzo insolito, in cui è la trama non ha uno svolgimento lineare, ma si compone da molti what if, taluni surreali, altri così spaventosamente concreti da sconvolgere la vita dei protagonisti. È un romanzo carico di suggestioni musicali e cinematografiche, scritto con un ritmo serrato, composto da una molteplicità di elementi e questo rappresenta nel medesimo tempo la sua peculiarità e il suo limite.

Ciò che colpisce a prima vista è la delicatezza e la precisione con cui gli Autori hanno ritratto il microcosmo del paese. Un sistema in cui vi sono gli adulti, spesso lontani e distaccati, che cercano – a loro modo – di proteggere i piccoli – ovvero i protagonisti del romanzo – da ciò che il paese cela. Attraverso questo escamotage, si rivela la cifra dell’adolescenza e della difficoltà del dialogo tra i genitori e i ragazzi, incapaci di comprendere un mondo che gli adulti non riescono, o non vogliono spiegare.

In questo, si insinua il Male, quello vero, che si nutre della paura per trovare un accesso al mondo reale. Ma questo dato non emerge chiaramente: è più una sorta di suggestione inespressa, una paura troppo grande per essere ammessa, e che può essere custodita in fondo all’anima.

Un’altra chiave di lettura è data dalla proiezione delle paure su un piano soprannaturale: attraverso la presenza delle luci che provengono dalla Colonia, o con le misteriose trasmissioni radio che i ragazzini ascoltano attraverso la parete della chiesa, i timori peggiori di un’intera generazione prendono corpo e consistenza. Il terrore della guerra atomica, la paura dell’invasione, l’orrore della morte passano attraverso il mondo concreto e reale del piccolo borgo e acquistano voce e importanza fino a paralizzare le scelte e i comportamenti di Lisetta e dei suoi amici.

L’Autunno di Montebuio non è un libro semplice, questo va precisato. Ma è un libro affascinante, e sopratutto originale e scritto in maniera incisiva, con un ritmo così incalzante e particolare che il lettore non riesce a metterlo giù. In certi scorci si avvertono gli echi dei grandi maestri dell’Horror americano degli anni Ottanta (da Clive Barker alla prima produzione Kingiana) ma questi spunti sono stati rielaborati in maniera originale e creativa.

Purtroppo, nell’ultima parte, la sovrapposizione tra piano narrativo onirico e realtà diventa fonte di confusione, fino a che il lettore non prova una sorta di vertigine che lo costringe a tornare indietro e rileggere alcuni passaggi per comprendere meglio il testo. Si tratta probabilmente di un effetto voluto, ma che, a mio avviso, compromette la scorrevolezza di un testo che è davvero notevole per almeno due terzi.

L’Autunno di Montebuio è davvero la prova di come, anche in Italia, si possa fare del buon horror, curato dei dettagli e nell’editing, originale (non mi stancherò di ripeterlo) e ricco di suggestioni. Un romanzo avvincente, spaventoso e insieme ricco di ironia, uno spaccato di un’Italia incerta e sospesa che non è poi così lontana.

Titolo: l’Autunno di Montebuio
Autori: Danilo Arona, Micol Des Gouges
Editore: Nero Press Edizioni
Pagine: 250
Prezzo: euro 15.00
Uscita: Febbraio 2013

1 Readers Commented

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  1. parzival on 14 maggio 2013

    Il marchio editoriale si chiama Nero Press Edizioni, nato dall’associazione culturale Nero Cafè. Bella recensione!

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