L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. In questo caso è la vittima a farlo, vittima di se stessa ma anche in cerca di rinascita, dato che la colpevole della sua non esistenza è lei, Mizia, Domiziana.

Un romanzo che ha le tinte di tanti altri, L’autunno dell’anno prima di Alessandra Zenarola, ma che possiede la poesia e la forza di nessun contemporaneo che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Definirlo di genere sentimentale è limitativo: o meglio, lo è nella comune accezione del termine, poiché protagonista indiscusso non è l’amore, il “sentire” per un’altra persona singola, bensì il “sentirsi” nei rapporti con altri e soprattutto “l’ascoltarsi” dentro. Una famiglia piccolo-borghese, una sorella spregiudicata, Andrea, molto più grande di età, buttata a capofitto nella sperimentazione adolescenziale degli anni ’70, compresa una fuga nella cosiddetta Swinging London. Anche se pure a casa con i genitori, i coniugi Lea e Ascanio Sparaviero, Andrea non si fa mancare le trasgressioni. Punti di vista diversi: una Udine che ad alcuni dei personaggi sta stretta, ad altri manca, una volta trasferiti a Roma, per ambizioni politiche del padre “Primula Rossa” (latitante), il signor Ascanio.

Autunno_dimensione_libroDomiziana, al contrario è impacciata, non anoressica, né bulimica né… niente. Indefinita. Non mangia e basta. Da figlia, da madre, da donna che non riesce a riempire il proprio corpo neanche partorendo a 23 anni una figlia da un uomo che ama solo perché ha un “naso mitologico”: perché sta sfuggendo, come Holly di Colazione da Tiffany, dall’essere amata, salta all’occhio. Ce ne vuole di coraggio, quando si tratta di sentimenti profondi come il mare che la attrae anche fuori stagione, e soprattutto ci vuole coraggio a immergersi nel mare dei ricordi.

Mizia, come la chiamava la sorella, torna a Grado, reiterata meta di vacanze da bambina. In autunno, piove. Sempre. Alloggia in una pensione gestita da Elvina, una giunonica felliniana che si rivela essere il suo “grillo parlante” casereccio. Elvina la vuole coinvolgere “questa signorina Sparaviero” perché non sa che Mizia si arrabatta a essere una ex moglie, ex figlia ex madre. Invece lei si ostina a passare le giornate chiusa nella pensione Turchina, rivivendo mentalmente le vacanze sconclusionate e la vita apparentemente incasellata nella normalità della sua famiglia, con una madre che seppur all’apparenza fragile rivela un egoismo infantile che conserverà fino al raggiungimento della senilità. Si è trascinata dietro valigie piene di vestiti anonimi che non indossa mai, la nostra protagonista, e rifugge da qualsiasi contatto. E poi qualcuno sbuca fuori nella sua vita. In trasferta, quindi, calcisticamente parlando, l’incontro “vale doppio”. Un uomo che come lei è circospetto, il mare e il vento non sono riusciti a levigarlo, almeno all’esterno. Ma vedremo come andrà a finire, con tanta poesia.

Bello lo stile di scrittura dell’autrice: alterna il punto di vista di Domiziana, narratrice in prima persona, al proprio, di narratore esterno, con pudore, senza eccessi seppur scavando nel suo passato e accompagnandola nelle sensazioni del presente che vive durante la storia. Piccoli gesti quotidiani, dal paio di calze poggiate ad asciugare su un termosifone e profondi stati d’animo convivono fluidamente. Un racconto che possiede caratteristiche da romanzo giallo – vedrete perché – sia dal punto di vista della narrazione che per i contenuti. Mizia che indaga su di sé scoprirà anche qualcosa d’altro, di pungente come il clima tipico di quei posti bellissimi.

La quest, il viaggio alla scoperta di se stessa che la protagonista compie dapprima inconsapevolmente, costruirà, senza trionfalismi né illusioni, una nuova persona: la donna che ha passato un autunno nei luoghi della sua memoria psichica e fisica.

Autore: Alessandra Zenarola
Titolo: L’autunno dell’anno prima
Casa Editrice: Scrittura & Scritture
Pagine: 200
Prezzo: € 13,00
Data pubblicazione: Marzo 2014

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