Il recente caso del romanzo After, scritto dall’americana Anna Todd, ha catalizzato l’attenzione del pubblico su una tipologia di siti fino a ora poco utilizzata in Italia: il social network per scrittori. Questi portali, tuttavia, sono da considerarsi degli utili laboratori di scrittura per gli autori wannabe o sono piuttosto delle incubatrici che gli editori usano per trovare il caso editoriale del momento?

Anna Todd è una venticinquenne texana che ha scritto una fanfiction con protagonista la versione “dannata” di Harry Styles, cantante degli One Direction (che per chi non li conoscesse sono il capitolo più recente della storia delle boy-band musicali). Invece di farla leggere solo alle sue amiche, la Todd ha deciso di pubblicare la sua opera su Wattpad ottenendo un miliardo di visualizzazioni (e non è un’esagerazione). Il successo ha attirato l’attenzione della Gallery Books (casa editrice americana di proprietà della Simon & Schuster) che ne ha pubblicato subito la versione cartacea, tradotta poi in tutto il mondo (in Italia da Sperling & Kupfer).

Ennesimo caso di auto-pubblicazione andata a buon fine?

wattpad2Non proprio. Wattpad, infatti, non è una casa editrice digitale né uno shop online dedicato ai self-publisher. Wattpad è un social network per scrittori, cioè un sito (con annessa app per mobile) in cui gli utenti possono caricare i propri racconti e romanzi (completi o in fase di scrittura) chiedendo opinioni e consigli agli altri membri della community. Una sorta di laboratorio di scrittura iper-espanso, nel quale gli scrittori possono avere un riscontro diretto con il proprio pubblico.

Per capire bene la portata di questo sito, affidiamoci a qualche numero. Online dal 2006, Wattpad ha raggiunto nel 2014 il traguardo di trentacinque milioni di visitatori unici al mese, con oltre centomila storie caricate ogni giorno. E i dati sono in continua crescita. Le opere presenti sul sito appartengono a tutti i generi letterari ma il primato degli upload spetta alle fanfiction, cioè a quelle storie scritte dai fan che hanno come protagonisti celebrità o personaggi di un’opera originale (letteraria, cinematografica, televisiva o quant’altro).

Proprio le fanfiction hanno agevolato lo sviluppo delle prime writing community (come FanFiction.net, AO3 o EFP, solo per citare le più note) che sono servite come fondamenta per tutte quelle più generaliste apparse in seguito, anche in Italia. Nonostante sia molto più sviluppato nei paesi anglofoni, infatti, il fenomeno dei social network per scrittori interessa da qualche anno anche l’Italia con siti come 20lines e PenneMatte.

Il successo di Wattpad, tuttavia, è stato talmente vasto da cambiare la percezione che gli addetti ai lavori hanno di questi portali, tanto da attirare prima l’interesse delle case editrici, che usano la piattaforma per lanciare concorsi letterari e scoprire nuovi talenti (come ha fatto Rizzoli con il concorso BigJump, dedicato alla piattaforma 20lines), e poi l’antagonismo di Amazon, che ha creato una writing community proprietaria, Kindle WriteOn.

A dimostrazione della “nuova tendenza”, se così possiamo chiamarla, c’è anche il caso di Gray. L’amore ha una sola direzione (scritto dall’autrice toscana Xharryslaugh e nato anch’esso come fanfiction su Harry Styles) che la Mondadori ha pubblicato lo scorso giugno dopo averlo scovato proprio su Wattpad.

I social network per scrittori rappresentano dunque il futuro dell’editoria? Forse, ma il vero nocciolo della questione è: cosa sono, al momento, queste writing community? Laboratori di scrittura o incubatrici per casi editoriali?

Se da un lato, infatti, la possibilità di confrontarsi con i giudizi dei lettori è una palestra eccezionale per tutti quelli che vogliono allenarsi con la scrittura creativa, dall’altro l’eccessiva attenzione che gli editori stanno dimostrando per questi siti è preoccupante. Un romanzo che ottiene un milione di visualizzazioni è da considerarsi di diritto pubblicabile? E ancora, in un archivio sconfinato di scritti come Wattpad, siamo certi che l’emergere di un racconto sia causato dalla qualità intrinseca dell’opera e non dalle spinte ricevute dalle capacità social dell’autore? La pubblicazione con un grande editore è un traguardo da raggiungere con l’esercizio della scrittura o con lo sviluppo delle pubbliche relazioni?

Il numero di visualizzazioni ottenute da un racconto o da un romanzo è un parametro utile per valutare l’opinione dei lettori, ma dovrebbe essere uno dei tanti metri di giudizio e non l’unico usato per analizzare il valore editoriale di un’opera. Un concetto che dovrebbe essere chiaro agli editori, ma anche (e forse soprattutto) agli autori wannabe. Oltre che un’incubatrice per casi editoriali, infatti, Wattpad e gli altri social per scrittori rischiano di essere considerati dall’autore come l’equivalente letterario-digitale delle vetrine del quartiere a luci rosse di Amsterdam. E di certo l’editoria non ha bisogno di una generazione di scrittori esibizionisti pronti a tutto pur di guadagnare qualche visualizzazione in più.

1 Readers Commented

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  1. Luca on 28 gennaio 2018

    Buongiorno,

    ho trovato la sua analisi interessantissima, oltre che controcorrente; finalmente una voce fuori dal coro che dice le cose come stanno sulla questione social. L’impressione che si cerca di dare e che, attraverso i social, sia immediatamente possibile ottenere ogni cosa – meglio volare basso e tornare alla realtà.

    Innanzitutto, vorrei che la gente capisse che è praticamente impossibile che, nell’oceano di scritti letterari che vengono immessi ogni minuto sui social, ci sia anche solo una remota possibilità che il nostro possa emergere in qualche modo. Con un simile sistema, l’unica possibilità è quella di avere più “pubbliche relazioni” di altri, o di saper creare più visibilità di chiunque altro, attraverso: esibizionismo, spam di amicizie, scandali pilotati eccetera. Ergo, l’utente con più amicizie sarà notato di più… e ciò è un male. Perché esistono persone che hanno un carattere differente, e possono anche non condividere certi aspetti delle modernità… ciò significa che egli non può scrivere? Solo perché non si comporta come una “rock star ” dei poveri? Perché? Inoltre, tutti quei social letterari contano la possibilità di commentare e recensire i testi degli altri… questo crea di certo lotte intestine. Hai recensito negativamente il mio? Io lo farò a te, allora.

    Secondo punto, chi giudica la qualità degli scritti? Nella società iper-massificata, tutti sono artisti, e nessuno sbaglia più nulla. Ciò influisce sull’arte in generale. Nella società iper-massificata, il maggior nemico della qualità è l’artista che ti sta di fianco. Tuttavia, neppure affidarsi ad ambienti ultra elitari può giovare, perché ci riporta alla vecchia concezione dove altezzosi professori che puzzano di muffa o letterati rimasti a Dante ti saltano alla gola al primo, singolo refuso che individuano – esperienza personale – ma dove però “misteriosi talenti” spuntano dal nulla in libreria, vendendo milioni di – presunte – copie, senza passare da riviste o altro. In definitiva, mentre la gente sgomita e gira nel labirinto dei social, combattendo l’uno contro l’altro per uno stupidissimo racconto, che magari non significa nulla, chi deve emergere, emerge. Che poi sarebbe la condizione dell’editoria dei nostri tempi. A me sembra l’ennesima tattica del Dividi et Impera. E a voi?

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