1986. Stephen King, già autore di una decina di romanzi, dà alle stampe un tomo horror di oltre mille pagine, IT, che l’anno seguente viene pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer.

1990. Tommy Lee Wallace gira una serie televisiva in due parti ispirata a IT, trasmessa in Italia tre anni dopo da Canale 5.

2017. Andy Muschietti porta sul grande schermo la storia nata circa trent’anni prima dalla penna di King, girando un film in due parti: la prima uscirà il 19 ottobre per Warner Bros., per la seconda ci sarà da aspettare il 2018.

IT: il poster

La realtà si è emancipata dalla fantasia, che vuole Pennywise, il clown ballerino di Derry, Maine, risvegliarsi dal suo letargo ogni ventisette anni e far misteriosamente impennare le statistiche locali sulla mortalità infantile.

Chi o cosa sia IT non lo sapremo mai: Pennywise è solo una delle sue forme, perché IT, la “cosa”, è un’entità disincarnata del male assoluto e può presentarsi sotto forma di corvo, di mendicante, persino di sangue. IT è la follia nelle persone che fingono di non vedere un ragazzino maltrattato dai suoi coetanei. IT è l’omertà di una cittadina di gente apparentemente viva ma forse morta. IT si può sconfiggere solo vincendo le proprie paure, ed è proprio chi di paure ne ha molte che ha una possibilità di farcela.

Il compito di fermare “l’orrore”, come King lo definisce, spetta a un gruppo di ragazzini, “nessuno dei quali molto felice, nessuno dei quali accettato dai loro pari”, un club di perdenti. Ma persino i “Loser”, in questa storia di amicizia e coraggio, possono diventare “Lover”, come chiarisce uno dei fotogrammi più belli del film, e salvarsi dalle proprie paure.

I perdenti sono sette: il balbuziente Bill Denbrough, Ricky Tozier dalle mille voci, l’unica ragazza del gruppo, Beverly Marsch, l’ipocondriaco Eddie Kaspbrak, l’ebreo Stanley Uris, il nuovo arrivato Ben Hanscom e l’unico ragazzino di colore di tutta Derry, Mike Hanlon “che studia a casa”. La storia, che originariamente si svolgeva “in un’estate in cui Eisenhower era ancora Presidente”, è ambientata qui negli anni Ottanta, affinché la seconda parte, in cui vedremo i perdenti adulti, si svolga nel nostro presente.

L’ambientazione spazio-temporale è un fattore da non sottovalutare: IT si arricchisce del sapore nostalgico che l’estate scorsa ha decretato il successo di Stranger Things, quello delle cittadine di provincia, delle biciclette, della musica d’altri tempi – da ascoltare rigorosamente in cuffia – e della libertà. Pur con tutti i momenti al confine tra realtà e immaginazione, ci troviamo di fronte a un Pennywise, quello del bellissimo e irriconoscibile Bill Skarsgård, che quanto più è presente tanto più non fa paura, perché sono le cose che non vediamo a fare paura per davvero.

IT finisce per essere un film che mantiene la sua natura horror ma la arricchisce, ricordando a chi è ormai grande che sapore può avere un bacio dato per la prima o seconda o terza volta. Si esce dalla sala emotivamente compromessi, singhiozzanti – ma senza lacrime – per il rimpianto di ciò che non è successo, perché quando trovi un gruppo di amici insieme a cui vincere le tue paure puoi affrontare qualsiasi cosa.

the author

Laureata in Comunicazione e appassionata di storytelling in tutte le sue forme, Pia è riuscita a produrre ben più di una tesi sull’analisi semiotica di Harry Potter. Ha scritto per varie testate, tradotto qualche libro e lavorato come social media manager. Attualmente è giornalista pubblicista e cura le public relations di maghi in cerca di notorietà.

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