Ho cominciato a leggere questo libro subito dopo aver affrontato la lettura de L’educazione siberiana di Nicolai Lilin. Già la dedica introduttiva mi piacque, riportava l’art. 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”, subito seguito da un’intuizione dell’Ing. Baladelli: “… purtroppo”. Queste due frasette mi hanno indotto a pensare che scuola e cultura non sono la stessa cosa.

La scuola, dalla prospettiva degli adolescenti, è un passaggio obbligato, sofferto, in quanto luogo di segregazione per i saltellanti ormoni giovanili. Secondo la definizione tecnica, la cultura è: “Un complesso di cognizioni, tradizioni, procedimenti tecnici, tipi di comportamento e simili, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un dato gruppo sociale” mentre la scuola è: “Istituzione che persegue finalità educative attraverso un programma di studi o di attività metodicamente ordinate”. Questa distinzione traspare nei comportamenti di Creonte, protagonista, che, equipaggiato di una camicia rossa di flanella, tenta di assomigliare a Dylan Dog. Si definisce un genio del crimine incompreso che crea un’ampia gamma di piani B regolarmente fallimentari. Questo ragazzo sbaglia in continuazione, spesso con risultati esilaranti. I suoi insuccessi, però, sono dati dal fatto che esegue una cosa che pochi adolescenti fanno e che gli adulti, spesso, danno per scontata; pensa, riflette e vive intensamente i propri sentimenti.

Pensare, riflettere e sentire non sono solo tre verbi ma concetti base che, intrecciati e calibrati dall’esperienza, generano Cultura. La scuola, di base, non insegna a ragionare, ma inculca nozioni, non impartisce chiavi di lettura emotive ma irreggimenta le emozioni in attività metodicamente ordinate. Questo contrasto è molto sentito dagli adolescenti che però lo vivono senza riuscire a spiegarselo. Creonte queste cose le sente, la sua sensibilità gli permette di percepire i professori che vanno oltre il concetto di scuola nel senso stretto del termine e che si proiettano in quella che mi piace definire cultura dei rapporti umani. Il protagonista prova simpatia per questi esemplari rari e per questo meritano di essere definiti insegnanti.

L’antipatia dell’adolescente, invece, si rivolge al Preside, figura alquanto sbiadita, e al Vice Preside Corvagli. Quest’ultimo è la quintessenza dell’educatore ottuso e ipocrita che sfoga tutta la sua mediocrità nel protagonista, unico in grado di smascherarlo. Corvagli è la scuola in quanto Istituzione e il “purtroppo” dell’incipit è più che mai appropriato. A questo mio pensiero, che può benissimo risultare opinabile, aggiungo le sensazioni provate nella lettura.

Le prime 50 pagine, lette con la pila da speleologo a causa della mancata elettricità in casa, mi hanno regalato momenti di puro divertimento. Spesso ho dovuto interrompere la lettura per un improvviso scoppio di risa. Forse mi diverto con poco. In seguito e durante il giorno, la pila da speleologo è un po’ scomoda, i momenti esilaranti si sono alternati ad attimi di vero e proprio regresso anagrafico rivivendo istanti che compaiono solo durante l’adolescenza e che, purtroppo o per fortuna, non torneranno mai più indietro.

Alla fine, con un piccolo groppo al cuore, il senso più profondo di tutto il libro. Il rapporto tra genitori e figli. Un rapporto fatto di sacrifici e rinunce a favore del benessere dell’altro. Di insegnamenti, guida, comprensione e affetto reciproco. Di meraviglia e tenerezza, di sogni e di speranze. Si ritorna al gruppo sociale per eccellenza, dove tutto nasce e tutto ritorna, la famiglia. Insomma, se questo romanzo, molto semplice e senza grandi pretese, quotidiano e spontaneo, ha scatenato in me tutte queste riflessioni, allora merita di essere letto.

Autore: Cristiano Cavina
Titolo: Inutile Tentare Imprigionare Sogni
Casa Editrice: Marcos y Marcos
Collana: gli Alianti
Pagine: 229
Prezzo: € 16,00
Data pubblicazione: 5 settembre 2013

the author

Laureata in Lettere e Filosofia con magistrale in Scienze del Testo e del Libro presso la Facoltà di Udine. Ex libraria, articolista, scrittrice di brevi racconti per hobby, Rita recensisce seguendo le sue inclinazioni. Curiosa e portata al dialogo intravede nella lettura l'opportunità di una continua crescita intellettuale mentre la scrittura è, a suo parere, un dono attraverso il quale esprimere e condividere idee, emozioni e intuizioni.

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  1. Pingback: Bologna: dal centro città alla torre, alla scoperta di suoni, strade e libri 31 Lug, 2017

    […] (e farmi autografare) Fratelli della notte di Cristiano Cavina del quale, peraltro, avevo letto Inutile tentare di imprigionare i sogni?Titolo che sbaglio sempre perché qualcosa mi fa sostituire “Inutile tentare di” con […]

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