Gennaio non è solo l’inizio di un nuovo anno. È anche il mese delle rendicontazioni, dell’inventario e delle rese post natalizie. In questi casi sogno di avere un segretario bello e prestante al mio fianco a cui delegare tutte queste noiose incombenze.

Per giorni, lo confesso, ho rimandato l’appuntamento con sofisticate arguzie mentali. «Ci sono i ripiani da spolverare» mi dicevo. «Devo mettere a posto i libri per bambini» mi ripetevo. Il fatidico giorno della resa alla fine è arrivato. Non essendo dotata di sistemi di gestione digitali, come l’invidiatissimo lettorino che solitamente vedete sulle casse delle librerie di catena, mi tocca affrontare l’arduo compito a mano. Ciò significa inserimento in tabellina formato excel di codice isbn, titolo, editore, numero copie e prezzo di copertina per ogni volume che va in resa. Facendo attenzione ovviamente a non sbagliare. Terminata l’operazione su pc si passa all’inscatolamento e relativo sollevamento dei colli. Tenendo conto che il libraio paga il trasporto a colli e il limite massimo per ogni collo è di 25 kg potete ben immaginare lo studio accurato degli incastri per far rientrare il maggior numero di volumi in una scatola.

Mentre mi dedico con scrupolosa cura all’operazione imballaggio, entra in libreria un cliente che si rivelerà in brevissimo tempo appartenente alla categoria da me ribattezzata del Lettore Apparente.

«La gente non legge. Io solo leggo.» È la sua chiara e assoluta convinzione. E ci tiene a sottolinearlo fin dall’inizio della conversazione. Che sia di sesso maschile o femminile, i suoi tratti distintivi sono comuni. È un loquace proclamatore di sentenze che proferisce con tono perentorio e sguardo diretto verso la malcapitata (libraia), che si è ormai abituata a sorridere e ascoltare. Non è un assiduo frequentatore della libreria perché, ci tiene a sottolineare, ha già una biblioteca ricchissima a casa propria. È abbigliato in modo distinto ma severo.

libreria_ripianiEntra in negozio scrutando con disattenta uniformità gli scaffali dei diversi generi, ti sorride con malcelata compassione e solitamente esordisce con: «Ormai nessuno legge più». «E un tempo qui era tutta campagna» mi verrebbe da rispondere ma decido di rimanere incollata al mio sgabellino, accenno un sorriso e rispondo con un generico: «Se ha bisogno mi chieda pure».

«Grazie, do solo un’occhiata» risponde il Lettore Apparente.

Dopo la rapida scrutatina di solito si avvicina al tavolo dove espongo le novità. La narrativa contemporanea per lui è paragonabile alla più volgare stampa gossip, prende un libro a caso, accenna una risatina e prosegue nella sua interessantissima analisi sociologica: «Ormai scrivono tutti» mi dice. «E non c’è più la mezza stagione» penso io.

Quando l’improvvisato sociologo riesce a unire le due grandi verità in un unico discorso a distanza di un minuto meriterebbe una bambolina premio come al luna park.

La conversazione solitamente prosegue con la fase d’imbarazzante silenzio interrotta all’improvviso da un vaghissimo rumore di fondo: il nostro intellettuale sta riflettendo. Se fosse un fumetto tradurremmo i suoni emessi con una svariata serie di «mmmhhh, ehmm, mah».

Con passo felpato si avvicina infine alla cassa.

A questo punto le alternative sono solitamente tre.

La più ironica: ti porge un libro scritto da lui (generalmente si tratta di poesie) e autopubblicato e ti chiede di dargli un parere. Se ti interessa ne ha una scatola piena in macchina che ti può lasciare in conto vendita.

La più triste: ti dice che ha un sacco di libri usati di narrativa, “quella seria” ci tiene a precisare. Li puoi acquistare a buon prezzo altrimenti lui/lei li butterà. Tu proponi l’acquisto dell’usato tramite un buono libro. In fondo se è un lettore doc sarà felice di poter acquistare nuovi libri per la sua immensa biblioteca casalinga. Ti risponde stizzito che accetta solo soldi e se ne va.

La più ovvia: ti racconta che ha letto la recensione di un libro interessante di cui non ricorda né titolo, né autore, né argomento però era davvero interessante.

Tornerà con la recensione – dice.
Ma di solito non lo rivedi più.

the author

Nata e cresciuta nella "Milano da bere", ha sempre avuto uno spirito curioso e indagatore. Distruggere Barbie era la sua passione. Da piccola frugava nella libreria di papà, da adolescente ha iniziato a cibarsi nelle biblioteche. Nostalgica della musica anni Ottanta e dei milk shake di Burghy, ama canticchiare a bordo della sua minuscola Titti, un'adorabile utilitaria rosso Ferrari. Dopo una laurea in Scienze della Comunicazione conseguita ai piedi della Mole, si è trasferita nella più calorosa e calorica Roma, dove ha lavorato alcuni anni nel settore della pubblicità. Stregata dai profumi delle rosticcerie e dal fascino antico delle passeggiate romane ci ha vissuto per otto anni prima di scoprire gli incantevoli borghi della Tuscia e iniziare sei anni fa la sua avventura di libraia.

3 Readers Commented

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  1. Laura Tentolini on 4 febbraio 2014

    Sono sicura che, oltre al Lettore Apparente, ci sono tanti altri “tipi” di lettori interessanti!
    Mi sto chiedendo come mi comporto io quando vado in libreria, spero di non appartenere a nessun “tipo” strano…

    • Stefania Cima on 5 febbraio 2014

      I “tipi” per definizione sono sempre categorie con tratti volutamente esasperati anche se posso assicurarti che ho avuto in libreria alcuni Lettori Apparenti calati alla perfezione nel ruolo. Pian piano descrivero’ altri tipi sul mio giornale di bordo e vediamo un po’ se ti riconoscerai..

  2. Laura Tentolini on 5 febbraio 2014

    Benissimo, a presto allora!

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