Mario Benedetti, scrittore e poeta uruguaiano, figlio di immigrati italiani, è morto nel 2009; due anni prima della sua morte è stato pubblicato Il diritto all’allegria in Uruguay e quest’anno in Italia. La summa dei temi a lui più cari sono affrontati in questo commovente, bellissimo libro-testamento, con una variegata pluralità di toni, dal giocoso all’ironico, dal patetico al serio.

Dopo il golpe militare del 1973, Benedetti fu esiliato dalla sua patria e soggiornò in paesi sudamericani e in Spagna, pertanto diventò un vagabondo delle città, che lo accolsero e se ne impossessarono. Il libro tocca il tema dell’esilio in diversi capitoli del libro e di lì scaturiscono note nostalgiche di incomparabile bellezza, come nel capitolo “Ah, desaparecido”.

Vorrei precisare che non tutti i potenti sono miserabili, ma lo sono i più influenti, i costruttori e/o finanziatori di armi atomiche, gli invasori di piccoli paesi, i bianchi che discriminano i neri e i gialli, i cacciatori di colombe e lepri, gli inventori di calunnie. Ci sono miserabili diplomatici, che a volte riescono a diventare miserabili diplomatici, e non mancano quelli che sono miserabili con se stessi, che fanno lo sgambetto alla propria buona fede e si cancellano dalla loro stessa meoria per diventare solenni carogne.

La melanconia e il dramma del vivere sono addolciti dall’ironia sapiente ed efficace o dalla scoperta nella propria anima di riserve insospettabili di allegria.

Nell’anima c’è sempre una fessura a cui l’allegria si affaccia con le pupille vispe.

Dal dialogo con la propria coscienza e con la realtà Benedetti si arricchisce di suggestioni che diventano poesia, vibrano di umanesimo, il quale si colloca sempre dalla parte degli sconfitti della vita. Dalla mancanza come dall’abbondanza è possibile recuperare la visione poetica, i guizzi fulminei della cattura dell’essenziale, lo sguardo prospettico e ampio sulle cose, la capacità filosofica, che si impara con il tempo, di accettare il dolore, l’importanza della musica nella vita di ciascuno.

Indicazioni di operatività concreta per contrastare la distruzione morale che è in atto nel mondo sono presenti nel capitolo “Resoconto sul futuro”, capolavoro di ingegneria filosofica, in cui Benedetti individua come unico antidoto al degrado la creazione di un settore critico che potenzi il pensiero multiplo e divergente.

Se l’inferno è sulla terra che calpestiamo e Benedetti lo ha attraversato, questo libro ci consente di assaporare il purgatorio della pietà e il paradiso dell’allegria, ci obbliga a operare una chirurgia della memoria per non lasciar sparire i segni del nostro esistere.

Dal nulla al nulla scorre una storia effimera, questa imitazione di qualcosa che chiamiamo vita, un periodo in cui amiamo, respiriamo, crediamo e non crediamo più, spargiamo semi nei solchi in attesa e ci assumiamo impegni a lungo o a lunghissimo termine.

Un libro da leggere prima che il senso della nostra umanità si disperda, per sempre.

Autore: Mario Benedetti
Titolo: Il diritto all’allegria
Casa Editrice: Nottetempo
Data di pubblicazione: 2017
Numero di Pagine: 185
Prezzo: € 14,00

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico “Publio Virgilio Marone”. Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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