La facciata dell’edificio che si scorge scendendo dal treno è di un vivido color rosso ocra, prima di giungere all’ingresso si devono salire tre scalini di marmo bianco e solo quando si arriva in cima ci si accorge dell’insegna di latta sopra l’arco della porta, con su incisa una scritta bianca su uno sfondo verde: Hotel Madrepatria.

L’albergo, situato in una piccola cittadina dell’Anatolia, ha poche stanze ed è sulla strada principale, vicino alla stazione ferroviaria. Se un viaggiatore si trovasse ad arrivare in questo piccolo sobborgo in pieno giorno, sarebbe colto da un tremito inatteso alla visione improvvisa dell’imponente montagna che sembra precipitare sul treno. Oltre la vetta si allunga una pianura verdeggiante, in cui scorre lento un fiume, che nutre vigneti e campi di cotone. Il gestore, Zebercet, ha la testa grande, le spalle piccole e un viso cascante, ma la mattina in cui la donna – misteriosamente arrivata il giorno prima con un treno proveniente da Ankara – riparte, il suo volto pare non possedere più una forma. L’uomo sviluppa nei confronti dell’ospite una muta ossessione, che va accrescendosi per tutto l’arco narrativo del romanzo, sconfinando in una sessualità ciclica e aberrante.

Hotel MadrepatriaHotel Madrepatria è il secondo e ultimo libro dello scrittore turco Yusuf Atilgan (1921-1989) che ha raggiunto la fama internazionale con due sole opere. È la storia di un amore mancato e unilaterale, che scivola nell’insania. Alternando la descrizione dell’annichilente routine del protagonista al via vai dei clienti dell’albergo, che compongono un quadro sociale variegato, Atilgan porta alla luce un personaggio alienato e solitario. Antieroe, Zebercet sfiora la vita senza parteciparvi, probabilmente per mancanza di coraggio preferisce sprofondare nella solitudine, negandosi ogni rapporto umano, a eccezione del sesso occasionale con la cameriera a suo servizio; quest’ultimo, però, non rappresenta un’evasione, bensì raffigura l’apice di un codice comportamentale patriarcale reiterato fino all’esasperazione.

In un’intervista, il premio nobel Pamuk ha citato Atilgan tra i suoi maestri, dichiarando che l’autore ha saputo utilizzare le tecniche di scrittura occidentale, ma è rimasto “uno scrittore intensamente turco”. Hotel Madrepatria, infatti, è colmo di riferimenti alla civiltà e alle usanze locali, dal cibo agli oggetti, ai vestiti, tuttavia racconta il cammino introspettivo di un individuo. È una narrazione ai limiti della coscienza umana, che declina in un’atmosfera dai toni cupi e claustrofobici. Il linguaggio è fortemente influenzato da tale registro, anzi è la scrittura stessa che viene percepita come una novità disturbante dal lettore. I pensieri di Zebercet, i deliri, le tribolazioni vengono amalgamati in un unico e fluido movimento verbale, niente pause, o punteggiatura; la rappresentazione dell’abisso dell’animo umano viene gettata in un calderone che incorpora gesti, dialoghi, ricordi e fantasie che, alla lunga, allontanano il protagonista dal presente. Ne consegue una prospettiva destabilizzante che vive a ridosso di una vivida allucinazione, nella quale l’assillante quotidianità di Zebercet degenera in un folle incubo.

Hotel Madrepatria mette in scena, attraverso la mente delirante del suo protagonista, una metafora dei rapporti irrisolti tra la cultura turca e la modernità, ed è considerato dalla critica un punto di riferimento per la successiva generazione di autori turchi contemporanei.

Autore: Yusuf Atilgan
Titolo: Hotel Madrepatria 
Editore: Jaca Book
Pagine: 179
Prezzo:€ 12.00
Data di pubblicazione: aprile 2015

the author

Valeria David è nata nel profondo Sud dove vive e lavora. A otto anni le regalano “La Figlia del Capitano” e se ne innamora. Senza fissa dimora, per anni è costretta a girare per lo Stivale finché non decide di stabilirsi, per ragioni che ancora nemmeno lei comprende, nella terra dello Scirocco. Qui si laurea in Legge. Ha da poco tempo rispolverato penna e calamaio e si è rimessa a scrivere.

No comments yet.

HAVE SOMETHING TO SAY?