Mi metto nei panni di chi, leggendo questa recensione, si aspetta una risposta alla domanda “Ghostbusters: sì o no?”. Non è così semplice: da una parte, quando c’è di mezzo un brand come Acchiappafantasmi che molti, me compresa, considerano un culto, è difficile essere all’altezza delle aspettative. Aggiungiamo poi che la versione 2016 di Katie Dippold e Paul Feig potrebbe, estremizzando solo un po’, esser vista come una gender swap fanfiction.

GhostbustersD’altra parte, credo fermamente che un film – senza tralasciare l’ipertesto di rimandi culturali in cui si inscrive – vada visto soprattutto come opera a sé stante. E come opera indipendente Ghostbusters, con Kristen Wiig, Melissa McCarthy, Kate McKinnon e Leslie Jones, funziona. Non si tratta, questo no, di un film di culto: il ritmo arranca un po’ soprattutto nella prima mezz’ora, ma a un certo punto, complice l’insospettabile vena comica di un Chris Hemsworth molto in parte, si ride proprio malgrado. Anche se effetti speciali e colonna sonora non aggiungono granché, ambientazione, personaggi e storia ci sono e lasciano presagire sviluppi futuri (restate in sala dopo i titoli di coda). Non mancano cameo del cast “storico” – Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver e Annie Potts.

Ci sarebbe poi da affrontare un discorso importante sulla tematica femminile (femminista?) del film. Quando fu annunciato che i nuovi Ghostbusters sarebbero state ragazze il popolo di Internet è insorto, spaccandosi a metà: le donne hanno apprezzato, alcuni uomini no. Sono spuntati un po’ ovunque – Twitter, YouTube – commenti spregiativi sul film.

La sceneggiatura, complessivamente efficace, ha dimostrato e mostrato cosa significhi essere una donna oggi e lavorare il doppio di un uomo per essere presa sul serio la metà. Non sono mancati i riferimenti ironici all’idea che le donne dovrebbero stare in cucina e girare armate per autodifesa. I commenti irrisori ai video delle imprese delle protagoniste sembrano ripresi da quelli reali al trailer del film.

In Ghostbusters gli uomini sono sì presenti, ma essenzialmente come oggetti: vengono presi in giro, sono lì per essere guardati e per essere salvati. È giusto? Piaccia o no, siamo di fronte, mi pare, a uno “scambio” tra soggetto e oggetto, in un film che non riesce a risolvere il discorso in una parità vera tra i sessi ma è mosso dall’(ottima) intenzione di puntualizzare, dire e (forse) polemizzare. Che è comunque non da poco per un certo filone cinematografico a cavallo tra azione, intrattenimento, fantastico e operazione nostalgia.

Vi lasciamo con il trailer del film, in sala – distribuito da Warner – dal 28 luglio.

Sinossi

Abby ed Erin sono una coppia di scrittrici semi sconosciute che decidono di pubblicare un libro sui fantasmi. La loro tesi consiste nell’affermare che questi sono assolutamente reali. Tempo dopo Erin ottiene un prestigioso incarico come docente della Columbia University. Quando il libro sugli spettri, ormai dimenticato, ricompare, diventerà lo zimbello della facoltà e sarà costretta a lasciare il lavoro. La sua credibilità è persa ed Erin decide a quel punto di riunirsi ad Abby aprendo una ditta di acchiappafantasmi. Scelta che si rivela vincente: Manhattan è invasa da una nuova ondata di spettri e non ci sarà altro da fare per il team che dargli la caccia.

the author

Laureata in Comunicazione e appassionata di storytelling in tutte le sue forme, Pia è riuscita a produrre ben più di una tesi sull’analisi semiotica di Harry Potter. Ha scritto per varie testate, tradotto qualche libro e lavorato come social media manager. Attualmente è giornalista pubblicista e cura le public relations di maghi in cerca di notorietà.

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