Claudia Bruno scrive un romanzo in cui i protagonisti sono un posto, che è brutto, e ragazze che non si appartengono, gente comune che diviene interessante.

Persone che partono dal Sud per cercare fortuna e futuro si insediano a Piana Tirrenica, un tempo luogo di sughere e macchia estesa e campi, in seguito imbruttito dai capannoni industriali e dalle case popolari. La narrazione è il percorso sociale ed estetico dell’Italia che abbandona la bellezza e l’autenticità dei campi per abbracciare il sogno consumistico ed economico dell’industrializzazione. Il romanzo narra le storie di bambini che crescono in mezzo a depositi abusivi di amianto, labirinti di portici, polvere e cemento.

A crescere nella bruttezza ci si può sentire incapaci di generare qualcosa di diverso, e alla fine alla bruttezza ci si affeziona, tanto da continuare a cercarla.

Fuori non c'è nessuno Claudia BrunoPiana Tirrenica è il luogo anti-fiabesco in cui campeggiano i nomi delle ditte sui cartelli delle indicazioni stradali, è il posto in cui non si smette mai di elevare palazzoni che ospitano una umanità sofferente, sradicata e nostalgica verso i paesi di provenienza; è uno degli innumerevoli segnali della volontà politica italiana di  distruggere il mondo rurale e collettivo per far posto alla società individualistica e capitalistica. Fuori dagli appartamenti non c’è nulla di interessante, non c’è nessuno, la vita è la gabbia del chiuso delle case, è deserto fisico e spirituale, è squallore e desolazione di anime.

A nove anni Greta Rinaldi si trasferisce da un  Sud non localizzato a Piana Tirrenica, a trentuno anni fa un consuntivo della sua vita, ripercorrendo le frazioni di vita trascorse insieme alla sua amica adorata Michela. È svuotata, impiega le sue energie per stare al mondo, si lascia vivere senza alcun orientamento e scopo.

Dopo cinque anni trascorsi a Londra Michela è tornata per assistere sua madre ammalatasi di cancro; si nasconde e si apparta, è rimasto ben poco della ragazza di un tempo, entusiasta, ribelle  e ammalata di vita. Le due amiche sono personaggi border-line che si muovono alla ricerca di identità e di felicità, mosse da passioni tristi come la depressione e l’introversione, spinte dal bisogno di riconoscersi in qualche luogo, in un altrove che non può essere dove sono cresciute. Il degrado del luogo, Piana Tirrenica, accompagna e segna quello dei personaggi in un osmosi indivisibile, che incide nell’anima e nel corpo, inesorabilmente, e che lega Greta e Michela in una relazione di passione e di dipendenza ostinata, tipicamente adolescenziale.

Le solitudini dolorose attraversano le storie di Katarzyna, vedova domestica di Cracovia, e di Nadia, divorziata operaia in un’azienda che produce buste di plastica; entrambe trovano l’una nell’altra occasioni preziose di condivisione e di distrazione rispetto alla propria esistenza povera di emozioni e di gioie. Greta unisce nel filo narrativo le storie di diversi personaggi, che emergono dal paesaggio polveroso di Piana Tirrenica e ne fanno parte: vite in bilico alla ricerca di stabilità.

La plastica ha soppiantato i boschi, l’artificialità ha sostituito la natura, l’inquinamento ha minato l’equilibrio biologico perfetto: è questo il futuro che le persone insoddisfatte e dal presente precario negli anni Sessanta in Italia  hanno tanto desiderato costruire?

La scrittrice con una lingua che raggiunge punte davvero ammirevoli di lirismo disegna il passato autentico, incastonato nel Sud delle campagne – attraverso i capitoli dedicati alla nonna Isabella e alla nipotina Greta – e il presente lacerato da guasti esteriori e interiori irrisarcibili.

Nell’ora contraria tutte le ombre si ritirano e il tempo s’inverte e avanza il vuoto, e i nodi vengono al petto e bussano a porte chiuse che resterrano serrate. La controra è il letargo dei vivi, il paese che indietreggia del suo moto antiorario.

L’odore del glicine e il sapore dei gelsi significheranno per Greta l’incanto caldo della fanciullezza al Sud, strappata bruscamente ai giochi puerili e sradicata da un habitat tranquillo e cadenzato dai tempi morti della controra. Ricercare la perduta armonia della natura nel paesaggio innaturale di Piana Tirrenica è una inarrestabile pulsione di Anita, la nonna di Lorenzo, fidanzato di Greta, che è la coscienza del luogo e delle sue trasformazioni. Il bosco nel cuore di Piana Tirrenica dove recuperare rosa canina, ginestre, carote selvatiche, è scoperto da Anita, che conduce Greta in una sorta di Eden stupefacente.

I personaggi della Bruno in cerca di una casa dove essere se stessi, da qualche parte e da nessuna parte, poggiano i piedi, ognuno a modo proprio, nell’ultima macchia di sughera rimasta, nell’ultimo spaccato di autenticità.

Un libro delicato e forte di desolazione e di nostalgia, di vuoto e di pienezza, di contrasti veri, di ricerca dentro e fuori di sé che culla il lettore in una struggente ninna nanna.

Autore: Claudia Bruno
Titolo: Fuori non c’è nessuno
Casa Editrice: Effequ
Data di Pubblicazione: Giugno 2016
Prezzo: € 13,00
Numero di Pagine: 221

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico “Publio Virgilio Marone”. Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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