Sabato 26 settembre ore 10 il Liceo Classico di Gioia del Colle, la mia scuola, ha trasferito le sue risorse umane, gli studenti e i docenti, al teatro comunale “Rossini” per partecipare alla presentazione del libro premio Strega giovani 2015, “Chi manda le onde, scritto da Fabio Genovesi.

Si è lì per la Festa dei Lettori organizzata dai Presidi del Libro di Gioia del Colle e l’evento è quello delle grandi possibilità che tutti, ragazzi e adulti, si offrono per stare insieme e riflettere divertendosi sui temi del libro, ma non solo. Questa è la mia cronaca dell’evento con l’apporto finale di Antonella Albano, che ha accettato il mio invito e con grande entusiasmo era lì a seguire un incontro reso da Genovesi spettacolo autentico.

È un’opportunità reale di entrare nell’universo multicolore di Fabio Genovesi e di esplorarne i confini, la materia di cui è fatto; anche perché lo scrittore ama parlare, dialogare con i ragazzi, raccontarsi, è insomma una persona che generosamente si dà. E i presenti se ne accorgono subito, i ragazzi con le loro antenne sensoriali assai ricettive colgono la volontà incontenibile di Genovesi di arrivare a loro, di interagire con loro, di porsi come fratello maggiore più esperto nelle cose del mondo, che non ha dimenticato, e non ha intenzione di farlo, come si sta quando si è adolescenti. Si soffre a quell’età e molto, tutto è dilatato, ogni problema diventa il problema e Genovesi trova limitativo scrivere solo per un pubblico di giovani, rivolgersi a loro in modo diverso, specializzandosi nel target degli young adults. Egli semplicemente ricorda ogni dettaglio della vita da adolescente e la racconta nei personaggi che popolano il suo romanzo; scrive di cose che sa e che ha conosciuto, di Luna, la ragazza albina, partecipando al raduno nazionale degli albini e conoscendo le loro storie fatte di eroismi e di fragilità.

12039372_853939988053843_7300934665351934004_nLe curiosità dei ragazzi sul libro sono orientate alla fame di conoscere come sono nati i Luna, i Luca e gli Zot della storia, cioè gli adolescenti normali, che sono un po’ come loro, che faticano nel farsi accettare dai loro pari per l’abbigliamento non conforme alla massa o per i loro pensieri e sogni non allineati a quelli degli altri. E Genovesi parla con grande disinvoltura in un teatro gremito di volti attenti e menti conquistate da uno scrittore che entra empaticamente nel loro vissuto e li esorta a non vergognarsi di essere se stessi, sempre, e di credere nei sogni, di osare e di non vivere mai di rimpianti. L’età dell’adolescenza è piena di fascino e di grandi energie fisiche e mentali, che devono trasformarsi in reali possibilità di fare e di inventare, senza le quali si sopravvive e non si vive.

Il silenzio che si respira dà la sensazione di un unico corpo, come dire, che Genovesi ha il merito di aver formato nel teatro con le sue parole importanti e semplici che parlano a tutti e arrivano allo studente e al docente, ai ragazzi e agli adulti presenti. Si ride e ci si diverte per le stesse battute e per gli stessi aneddoti di vita raccontati con cura sapiente da Genovesi, di quando a una stazione di benzina negli Stati Uniti lo scrittore fu rapinato con un coltellaccio puntato alla gola o al funerale del padre di un suo caro amico il cellulare di un vegliardo lì presente attaccò la suoneria della Macarena, il dramma si intreccia in modo fitto alla risata nei suoi racconti perché siamo fatti dell’uno e dell’altra, anche nei momenti di grande tristezza o di terrore.

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Fabio Genovesi con il suo romanzo “Chi manda le onde” ha il merito di aver immesso in una congerie di libri e di autori seri e seriosi, come ce ne sono oggi, una storia di grande semplicità, pur se sapientemente congegnata. Io ho apprezzato molto il suo romanzo, con i suoi adolescenti e i suoi adulti oppressi dalla difficoltà di crescere davvero, ma che ritrovano la libertà in un’occasione da cogliere, in una persona da amare. È la realtà a essere meravigliosa, ma sentirlo spiegare dal suo autore, nel piccolo e prezioso teatro di Gioia del Colle, è un’altra faccenda, perché lui, Fabio Genovesi, ti spiega che la meraviglia è una cosa non così semplice come sembra, perché si meraviglia anche uno che è appena rimasto schiacciato da un sasso. È lo stupore la condizione personale che genera il cambiamento, e la capacità di alimentarlo. Non è tutto uguale.

Dal canto mio sono rimasta colpita da come l’autore abbia saputo dialogare con i suoi ascoltatori, trasformando pensieri e considerazioni sui personaggi nei termini di un’interazione emotiva salda, divertente, umana. Quanta gente c’è capace di questo? Poca davvero. Mi sono immedesimata in quei ragazzi, Fabio ha gettato semi che potranno crescere in modo diverso a seconda della libertà di ognuno, ma che non sono uguale a zero, perché ha parlato di come la fantasia in una persona muoia se non è sfamata con le storie, di quanto sia prezioso portare alto il valore di ognuno di noi esattamente per come è, senza il cedimento al conformismo. Ha detto che è meglio fare il pasticciere con passione che non fare un lavoro opportuno e odiato facendolo male, ha detto quanto è importante affrontare il rischio del mondo, come lui che è andato a vivere e a mantenersi da solo appena compiuti i diciotto anni. Si ha bisogno di incontri veri e di gente che è naturalmente se stessa, quanto più quando si è in un’epoca dell’esistenza in cui ci si sta formando. Se fossi un adolescente ricorderei qualcuno che parla così della vita, oltre che della lettura e della scrittura. Anzi, io Fabio Genovesi me lo ricorderò lo stesso, perché vedere un uomo libero fa bene all’anima, qualunque età si abbia.

the author

Grazia è nata e lavora a Gioia del Colle, in provincia di Bari, presso il liceo classico “Publio Virgilio Marone”. Curiosa dell’umanità, ama le sfide e mettersi in gioco continuamente. Sensibile, testarda, diretta e determinata, è sempre alla ricerca di valicare i propri limiti. Il motto che cerca di rendere pratica di vita è l’ideale del commediografo latino Terenzio: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: penso che nulla che riguarda l’uomo mi sia estraneo).

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