Le storie di Jamie Ford sono delle storie d’amore difficili, che travalicano il tempo e le distanze. Storie di un amore assoluto e indelebile. Come un fiore ribelle è una grande storia d’amore, ma non è la classica storia tra un uomo e una donna, o tra un ragazzino e una ragazzina, come nel caso de Il gusto proibito dello zenzero, il primo meraviglioso libro di Ford, in cui i protagonisti sono un ragazzino cinese e una piccola giapponese, nel periodo della seconda guerra mondiale, quando i giapponesi erano considerati nemici, anche se erano nati in America e neanche parlavano la lingua nipponica. Le canzoni di Willow Frost (questa la traduzione letterale del titolo inglese del libro) è la storia d’amore tra madre e figlio, una storia d’amore ancora più incancellabile.

Come un fiore ribelleCome sempre nei libri di Ford, ci troviamo a Seattle, nel 1934, con l’America che arranca a risalire dal baratro della Depressione, nella piccola e inflessibile comunità cinese. Ma prima di arrivare a Chinatown dobbiamo passare per l’orfanotrofio del Sacro Cuore, dove si trova il piccolo William. Il giorno in cui tutti i maschietti dell’istituto festeggiano il loro compleanno, William ritrova sua madre sullo schermo di un cinema, nel volto e nella voce dell’attrice e cantante Willow Frost, che in cinese si dice Liu Song. William ricorda bene la madre, dato che ha tredici anni e si trova nell’istituto da cinque. Così si confida con la sua amica cieca Charlotte e insieme fugge dal Sacro Cuore per andare a cercare Willow e a scoprire se lei sia davvero sua madre e perché lo abbia abbandonato.

Il romanzo ritorna indietro a Chinatown nel 1921, con Liu Song adolescente che lavora come cantante nel negozio di spartiti del signor Butterfield, con la madre debolissima nel letto di morte e lo zio Leo Eng, il suo patrigno, che è ormai padrone delle loro vite da quando la madre l’ha sposato dopo che il padre, ex-direttore di un teatro e una star dell’Opera cantonese, è morto con il resto della famiglia a causa dell’epidemia di spagnola. Liu Song ha una voce bellissima e potrebbe riuscire a emergere dal grigiore della sua vita grazie a essa e alla sua bellissima figura. Purtroppo, le regole ferree della società di Chinatown prima, e dell’America del proibizionismo poi, limitano i suoi diritti. Lo zio Leo l’ha adottata, dandole il suo nome, e la ragazza è una sua proprietà, proprietà di cui l’uomo non esita ad abusare. La storia di Liu Song sembra precipitare sempre più nel baratro, malgrado il suo spirito combattivo e la sua grande forza di volontà.

Ripensando al passato, Liu Song sentiva ancora la voce del signor Butterfield che le risuonava nelle orecchie. L’aveva avvertita che la maggior parte delle persone considerava quella struttura fatiscente a nord di Seattle come un «ricettacolo di donne prive di volontà». Così, il nome Will – volontà – le era sembrato l’affermazione naturale e appropriata del contrario. Inoltre, quella semplice parola era vicina a Willow, la versione anglicizzata di Liu Song. Will sarebbe diventato un nome di famiglia.

Ma, ritornando al 1934, sappiamo che Liu Song/Willow Frost si è rialzata ed è diventata un’attrice famosa di Hollywood. Lo ha fatto al prezzo del suo amore per il piccolo William? Il bambino lo scoprirà dopo alcuni incontri con la madre, che Suor Briganti, la riluttante direttrice dell’orfanotrofio, consentirà solo quando la piccola Charlotte le farà comprendere con il suo sacrificio, che i rapporti tra genitori e figli sono molto più complessi di quanto lei abbia mai pensato e che, per tutelare l’interesse dei suoi piccoli ospiti, sarebbe il caso di fidarsi dei loro sentimenti.

coverI personaggi sono sapientemente sfaccettati, con una gamma di emozioni che variano nel tempo e che li definiscono a tutto tondo. Anche i personaggi secondari che popolano questo libro sono fondamentali per ricreare l’ambientazione. Lo stile è fluido e ci consente di seguire la narrazione che alterna gruppi di capitoli più recenti, del 1934, ai capitoli di Liu Song, dal 1921 al 1929. Ma nonostante la prosa scorrevole di Ford, Come un fiore ribelle non è un libro facile. È un libro che offre lo spaccato di una società che ci appare lontana e sconosciuta, piena di miseria e di abusi. È un libro in cui l’ingiustizia regna sovrana, spingendo il lettore stesso nella disperazione.

Poi lei si mosse solo per un momento. «Pensaci, Willie. Non abbiamo nulla, nessuno dei due, e nessuno ci vuole», mormorò. «E questo significa che non abbiamo niente da perdere.»
William fissò il buio, domandandosi se fosse così che Charlotte percepiva il mondo. Poi si rese conto che probabilmente lei non vedeva nulla. Poteva guardare il mondo solo attraverso la sua immaginazione… che doveva essere migliore della vita reale.

Eppure Come un fiore ribelle è un romanzo storico estremamente realistico, dove situazioni come quella di Liu Song o di William se non proprio comuni, sono possibili, in una Seattle degli anni ’20 e ’30 e in una piccola isola come Chinatown con le sue regole, le sue superstizioni, dove la popolazione cinese viveva in una sorta di auspicata apartheid in cui far valere le leggi e la tradizione della madrepatria.

Un libro commovente che vale la pena leggere fino in fondo, malgrado l’angoscia talvolta opprimente che coinvolge il lettore, un romanzo storico di grande valore da un autore che non delude e che ci dona riflessioni di grande saggezza.

Autore: Jamie Ford
Titolo: Come un fiore ribelle
Titolo originale: Songs of Willow Frost
Traduzione di Alba Mantovani
Casa Editrice: Garzanti
Pagine: 347
Prezzo: € 16,40
Data pubblicazione: 10 ottobre 2013

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