Buon Halloween! Ecco un episodio di Buffy in tema, per divertirci, terrorizzarci e riflettere, non necessariamente in quest’ordine. Un video per averne un’idea

È la notte di Halloween, e nonostante Buffy sia a terra per la storia con Parker, un suo compagno di università che l’aveva illusa in quella che per lui invece era stata l’avventura di una sola notte, decide di andare ad una festa. Buffy vestita da Cappuccetto Rosso, Willow da Giovanna d’Arco, Oz da Dio, Xander da James Bond e Anya, che non riesce ad arrivare in tempo, da coniglio. La festa si rivela terrorizzante poiché il simbolo disegnato in soffitta da uno dei ragazzi, venendo a contatto con il sangue di Oz, che si taglia mentre ripara l’impianto acustico, ha risvegliato il Demone della paura che rende reali le paranoie dei ragazzi: Xander diventa invisibile agli occhi dei suoi amici, Oz si trasforma in lupo, Willow sbaglia un incantesimo e Buffy finisce nei sotterranei dove uno zombie le dice di essere tutta sola. Fortunatamente Anya che vede scomparire una finestra nella casa, avverte Giles, che dà una mano ai ragazzi a sconfiggere il demone.
Quest’episodio è un classico di Buffy in cui un tema come Halloween è ripreso, citato, strapazzato al fine di centrare l’attenzione sulla paura a partire dalle paure che ognuno prova dentro di sé. Lo stesso titolo originale dell’episodio Fear, itself riprende una famosa frase pronunciata dal 32° presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt: “The only thing we have to fear is fear itself” (“L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”). Ogni personaggio parte dalle circostanze che sta vivendo e, come spesso in Buffy, la vicenda dell’episodio non è autoreferenziale, ma porta avanti sia la storia individuale sia quella che riguarda il gruppo stesso all’interno della stagione. Buffy è appena stata ferita dal superficiale Parker e non riesce a venire fuori dalla sensazione di essere stata mollata per propria colpa, inoltre teme che la sua stessa condizione di cacciatrice le possa impedire per sempre di stabilire legami solidi con un ragazzo. In un dialogo con la madre, Joyce Summers, esprime questo timore – senza menzionare il suo essere la Cacciatrice – e la mamma le racconta la sua esperienza, di aver dovuto venir fuori dal trauma della separazione dal padre di Buffy e di come avesse diffidato per molto tempo delle persone. Alla fine però le dice che, dopo qualche anno, ha stretto amicizie, nonostante la sua paura di essere ferita, le ricorda poi che lei ha il signor Giles e i suoi amici che non la lasceranno e aggiunge: Credimi, non c’è niente di cui aver paura. Questa è la premessa. Come le lezioni che qualcuno ci fa, gli avvertimenti che la nostra stessa razionalità ci porge; peccato che fare davvero nostre queste assunzioni non sia altrettanto facile.

Coerentemente con l’ipotesi che Buffy The Vampire Slayer sia un “romanzo” di formazione, l’episodio ci mostra come la Scooby Gang debba fare esperienza reale di questo suggerimento, con in più l’elemento inquietante che i pericoli da cui queste paure sorgono siano molte volte purtroppo ben reali. In effetti, a causa di questo demone Gachnar, scatenato inavvertitamente dai ragazzi della confraternita universitaria che ha organizzato questa festa per Halloween, una volta nella casa stregata i nostri eroi sono assaliti da mostri che possono davvero ferire e uccidere. Pipistrelli e ragni veri, zombie, scheletri non più di plastica, magie che non obbediscono a chi le ha evocate e paure interne che paralizzano chi le nutre. La casa, stregata dal demone della paura, separa i ragazzi. Loro, da soli, perdono le proprie sicurezze e, fronteggiandole, si scoprono inermi. Quando però, secondo il piano di Gachnar che vuole essere definitivamente liberato, si ritrovano tutti insieme, troveranno la forza di uscire dai rispettivi shock.

In ossequio al primo episodio con tema Halloween della seconda stagione (2×06), in cui ognuno si era trasformato nel costume che aveva scelto, realizzando un contrasto per opposizione con le proprie personalità,
anche qui il costume costituisce un simbolismo significativo: Buffy è Cappuccetto Rosso. In effetti la sua brutta esperienza con Parker l’ha messa a confronto col lupo cattivo e lei, oggettivamente, si sente “persa”; meno male che il seguente dialogo ci ricorda la forza della Cacciatrice e l’ironia fantastica di questa serie
Xander – Ciao Cappuccetto… che cos’hai nel cestino, piccolina?
Buffy – Armi… è ovvio!
Xander – Oh!

Buffy – Per ogni eventualità!

Xander è vestito da James Bond, l’icona dell’uomo sicuro di sé, ma la sua insicurezza per un’identità che ancora non si costruisce appartiene al gioco degli opposti, alla dinamica del rovesciamento dei piani che collima perfettamente alla festa di Halloween. I Romani, per andare ancora più indietro, festeggiavano i Saturnalia più o meno nel mese di dicembre. A questo proposito si potrebbe citare il proverbio Semel in anno licet insanire: una volta all’anno è lecito impazzire o fare cose folli.

 

“Questa locuzione è legata ad una sorta di rito collettivo che ricorre in molte culture, soprattutto occidentali. In un ben definito periodo di ogni anno tutti sono autorizzati a non rispettare le convenzioni religiose e sociali, a comportarsi quasi come se fossero altre persone. (…) Durante questi festeggiamenti era sovvertito l’ordine sociale: gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi, e come questi potevano comportarsi; veniva eletto, tramite estrazione a sorte, un princeps – una sorta di caricatura della classe nobile – a cui veniva assegnato ogni potere. Era la personificazione di una divinità infera, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti. In epoca romana si credeva che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta a causa delle condizioni atmosferiche. Dovevano quindi essere placate con l’offerta di doni e di feste in loro onore nonché indotte a ritornare nell’aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva” (Wikipedia).

La paura allora a che cosa serve? A trovare nell’opposto da sé – presente in parte in ciascuno di noi e simboleggiato dal travestimento – il coraggio per affrontare la paura stessa. Così, fra un demone della vendetta confinato nella forma umana, come Anya, che ha paura dei coniglietti (sic), e un’apprendista strega che teme, a ragione, quello che si prepara a fronteggiare nell’oscuro mondo della magia, i nostri ritrovano se stessi insieme, guidati da Giles, l’innocuo bibliotecario che, in armonia con quanto di opposto nasconde in sé (the Ripper), brandisce un’enorme sega elettrica con cui penetra nella casa e nella rete di paure paralizzanti. Alla fine ecco Gachnar, l’orribile demone che si nutre di paura, che guarda i nostri eroi dal… basso, infatti non è più alto di un palmo e la Cacciatrice lo schiaccia sotto il suo piede senza ripensamenti. La paura fa di un topolino un elefante, questa la morale della favola. La lezione è assorbita grazie all’esperienza e alla presa di coscienza di quanto l’unione faccia la forza: “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”.
Buon Halloween!

3 Readers Commented

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  1. Phoebes on 31 ottobre 2011

    Buon Halloween!
    E grazie per aver ricordato questo bel telefilm!!! 😀

  2. Francy on 31 ottobre 2011

    Ciao Happy Halloween, wow Buffy è la mia serie preferita.
    Baci

  3. Pingback: Marvel’s Jessica Jones - Diario di Pensieri Persi 20 Gen, 2016

    […] proprio quando andava in onda la serie televisiva di un’altra icona del girls’ empowerment, Buffy the Vampire Slayer. La sesta stagione della celeberrima serie toccava con sottigliezza e profondità – tipiche del […]

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