Sono trascorsi trent’anni dal fatidico novembre 2019 in cui l’agente Deckard (Harrison Ford) si mise a caccia dei replicanti che minacciavano l’ordine mondiale in Blade Runner, di Ridley Scott. Siamo nel 2049 e Denis Villeneuve fa ritorno al mondo di umani e replicanti ispirato a Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick. Seguiamo le vicende di un nuovo blade runner, un replicante con il compito di dare la caccia ai suoi simili e “pensionarli”: è l’agente K, un Ryan Gosling tornato sul grande schermo dopo i fasti di La La Land.

Blade Runner 2049

Cosa accadrebbe se i replicanti fossero in grado di riprodursi come gli esseri umani? Questa è la domanda a cui Blade Runner 2049, al cinema da giovedì 5 ottobre per Sony Pictures, cerca di rispondere.

Il mondo messo in scena da Villeneuve è ancora più apocalittico di quello di Scott: la Tyrell Corporation, che aveva dato avvio alla produzione seriale di replicanti, è fallita e al suo posto c’è un nuovo gigante della tecnologia mondiale specializzato in replicanti e realtà virtuale con a capo Niander Wallace (Jared Leto). La terra è ridotta a un conglomerato di palazzi in città sconfinate, circondate da distretti adibiti a discariche e aree desertiche. I rari alberi sono morti e un fiore selvatico è talmente importante da essere conservato e archiviato tra le prove di un’indagine di polizia.

In questo doppio fantascientifico del pianeta Terra si muovono umani e replicanti, ormai sempre più simili: se le macchine possono riprodursi e provare empatia e sentimenti, cosa le distingue da un essere umano? Meglio: cosa rende tale un essere umano? Villeneuve riprende altri aspetti cari a chi ha amato la pellicola di Scott: l’attenzione – tuttavia meno spasmodica – agli occhi e agli animali, ormai pressoché estinti e anch’essi replicati artificialmente. Non mancano gli origami che, a livello di sottotesto, Scott utilizzava per far intuire agli spettatori la natura inumana di un personaggio.

Il cast è molto efficace nel rendere su schermo le sfumature degli attori della vicenda, a cominciare dal già citato Ryan Gosling e da Harrison Ford, che riprende, sebbene invecchiato, uno dei suoi ruoli cinematografici più iconici con la consueta classe.

Ne risulta un film in cui abbondano gli spunti di riflessione sulla realtà odierna, le sue ferite e le sue contraddizioni, in cui i ricchi sono ricchissimi e la manodopera dei bambini viene sfruttata nelle aree più desolate del mondo.

Unica pecca, forse, la durata: le oltre due ore e mezzo del film non annoiano mai, ma alcuni punti possono risultare poco chiari dopo una sola visione. Consigliamo dunque un ripasso a partire dal Blade Runner del 1982 prima di buttarsi in questa nuova avventura.

the author

Laureata in Comunicazione e appassionata di storytelling in tutte le sue forme, Pia è riuscita a produrre ben più di una tesi sull’analisi semiotica di Harry Potter. Ha scritto per varie testate, tradotto qualche libro e lavorato come social media manager. Attualmente è giornalista pubblicista e cura le public relations di maghi in cerca di notorietà.

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