Nel 2016 la fantascienza è atterrata alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e ha poi veleggiato sull’onda della critica fino alla notte degli Oscar. Il merito di questo fenomeno va ad Arrival, film diretto da Denis Villeneuve e interpretato da Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker.

La pellicola, sceneggiata da Eric Heisserer a partire dal racconto Storie della tua vita di Ted Chiang, narra le vicende di Louise Banks (Adams), linguista di fama internazionale chiamata dall’esercito degli Stati Uniti per aiutarli a comunicare con una delle dodici navicelle aliene apparse misteriosamente sulla Terra. Coadiuvata dal fisico teorico Ian Donnelly (Renner) e dal colonnello Weber (Whitaker), la Banks dovrà stabilire un contatto con gli extraterrestri e studiare il loro linguaggio per comprendere le loro intenzioni.

Sfruttando la tensione dell’eterno dilemma “vengono in pace?”, Arrival rapisce lo spettatore e lo spinge verso temi diversi e più complessi. Non solo fantascienza, quindi, né incontri ravvicinati del terzo tipo, ma piuttosto una deriva filosofeggiante che inizia dall’ipotesi di Sapir-Whorf (teoria linguistica secondo cui la lingua parlata determina il modo di pensare dell’individuo) e prosegue con il concetto di tempo non lineare (sempre più citato nelle opere di genere) per finire con un dilemma morale che fa riflettere e discutere gli spettatori.

Villeneuve si conferma un regista abile e dimostra di essere a suo agio con la fantascienza (il che fa ben sperare per Blade Runner 2049, da lui diretto e in uscita a ottobre), ma i suoi ritmi lenti creano in Arrival un non trascurabile problema di andamento narrativo. Seppur sia apprezzabile lo spazio dedicato alla presentazione dei personaggi e allo studio della lingua aliena, il suo dipanarsi rilassato causa l’eccessiva accelerazione della seconda parte, inadatta all’assimilazione di concetti non semplici e centrali nelle tematiche della pellicola. Allo spettatore viene chiesto un notevole sforzo di concentrazione in mancanza del quale potrebbe nascere un senso di confusione.

Nonostante questo evidente difetto strutturale, Arrival è un buon film che rielabora il canovaccio dell’invasione aliena e sfrutta valide teorie scientifiche per nascondere fino all’ultimo il vero argomento portante, trattato non come asse centrale delle vicende ma come commovente colpo di scena finale.

Restano da segnalare le interpretazioni degli attori con particolare riguardo a quelle di Forest Whitaker, difficilmente fuori luogo in qualsiasi film cui partecipa, e di Amy Adams, abile a trasmettere tutta la gamma di emozioni del suo personaggio: dall’eccitazione mista a paura del primo incontro con gli extraterrestri, alla caparbia professionalità dello studio linguistico, per finire con l’escalation emotiva della conclusione.

A partire dallo scorso 10 maggio Arrival è disponibile in home video, distribuito da Universal Pictures nei formati DVD e Blu-ray. Il Blu-ray è dotato di un video in formato panoramico ad alta definizione che esalta le inquadrature a campo lungo del regista, mentre l’audio 7.1 DTS-HD MA (per la lingua inglese) e 5.1 DTS-HD MA (per italiano e francese) è particolarmente efficace per il sonoro (tanto curato da meritarsi l’Oscar per il miglior montaggio). I contenuti speciali mostrano alcune fasi della lavorazione e puntano soprattutto sull’approfondimento delle teorie scientifiche illustrate nel film.

Un prodotto di ottima qualità che vi fornirà l’occasione di vedere e rivedere la pellicola, per comprenderne meglio tutte le sfaccettature tematiche.

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